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Lo sai che? Cosa può pignorare Agenzia Entrate Riscossione?

Lo sai che? Pubblicato il 18 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 luglio 2017

Casa, stipendio, pensione, conto corrente, affitto e fermo auto: dopo aver visto cosa Agenzia Entrate Riscossione non può pignorare vediamo invece cosa può aggredire.

Dopo aver letto Le cose che Agenzia Entrate Riscossione non pignorerà mai è ora il momento di avventurarci nell’incubo dell’esecuzione forzata esattoriale e di scoprire tutte quelle azioni che l’Agenzia delle Entrate Riscossione può realizzare per costringere gli italiani a pagare le cartelle esattoriali. Se è vero, infatti, che il pignoramento attuato dal fisco ha una serie di limiti che non valgono per i privati (un esempio su tutti riguarda il pignoramento della casa) è anche vero che l’esattore ha dei poteri straordinari non riconosciuti agli altri soggetti (soprattutto per quanto riguarda il controllo dei conti correnti senza mandato del giudice). Procediamo quindi con ordine e vediamo cosa può pignorare Agenzia Entrate Riscossione.

Quali sono i termini per il pignoramento?

Prima però di entrare nel vivo della trattazione dobbiamo ricordare ai più smemorati entro quali termini può arrivare un pignoramento dell’Agenzia Entrate Riscossione. Ci sono 60 giorni di tempo per pagare la cartella esattoriale. In questo stesso lasso di tempo nulla può subire il contribuente, il quale può decidere di fare opposizione e contestare la richiesta di pagamento (il termine si restringe a 30 giorni se la cartella riguarda multe stradali, e a 40 giorni se riguarda invece contributi Inps e Inail).

La cartella di pagamento ha efficacia per un anno oltre la cui scadenza non è più possibile avviare il pignoramento; questo non toglie, tuttavia, che l’Agenzia delle Entrate possa rinotificare un nuovo atto, la cosiddetta «ingiunzione di pagamento», la quale a sua volta ha validità di 6 mesi; e così via. Se per diversi anni dalla notifica della cartella, l’esattore non si fa vivo è possibile che il suo credito cada in prescrizione. I termini variano da tributo a tributo (10 anni per Iva, Irpef, Ires, Irap, camera commercio, canone Rai; 5 anni per multe, Imu, Tasi, Tosap, Tari, contributi Inps e Inail; 3 anni per bollo auto).

Detto ciò, una volta che il contribuente abbia ricevuto la cartella di pagamento e da tale momento siano decorsi almeno 60 giorni e non più di un anno è lecito chiedersi: cosa può pignorare Agenzia Entrate Riscossione? Lo scopriremo qui di seguito.

Agenzia Entrate Riscossione può pignorare  1/5 dello stipendio o del TFR

Se sei un lavoratore dipendente, Agenzia Entrate Riscossione può innanzitutto sapere dove lavori e quale ditta ti paga lo stipendio accedendo alla cosiddetta Anagrafe Tributaria. Venuta in possesso di tali dati può notificare, direttamente al tuo datore di lavoro, un atto che si chiama pignoramento presso terzi. Esso contiene l’ordine all’azienda di trattenere, dalla tua busta paga, un quinto (calcolato sul netto) che, mensilmente, verrà versato all’Erario. Le “trattenute” saranno così imputate a pagamento del debito fino alla sua completa estinzione. Ciò potrebbe richiedere anni e, a volte, non basta neanche una vita per chiudere la partita. Ma in tal caso, Equitalia sa bene che ci penseranno gli eredi (salvo che rifiutino l’eredità). Il debitore potrebbe proporre un «piano del consumatore» per liberarsi del pignoramento oppure fare richiesta di rateazione (in quest’ultimo caso, il pignoramento dello stipendio viene sbloccato dopo il versamento della prima rata).

Non tutto lo stipendio del lavoratore dipendente può essere pignorato ma solo un quinto. I quattro quinti dello stipendio devono quindi restare in capo al debitore. Si può arrivare a pignorare fino alla metà dello stipendio se, insieme ad Agenzia Entrate Riscossione, concorre nel pignoramento dello stipendio un altro creditore come, ad esempio, l’ex moglie per gli assegni di mantenimento, un fornitore, il padrone di casa per l’affitto, l’amministratore per le spese di condominio, ecc.

Questa disciplina ha tuttavia subito ulteriori limitazioni. Difatti:

  • per gli stipendi che non superano 2.500 euro il pignoramento può essere fino a massimo un decimo (1/10);
  • per gli stipendi che superano 2.500 euro ma non vanno oltre 5.000 euro il pignoramento può raggiungere massimo un settimo (1/7);
  • in ogni caso non può essere pignorato mai l’ultimo stipendio accreditato in ordine cronologico.

Lo stesso discorso vale per il Tfr. Anche per questo è possibile il pignoramento, ma entro i limiti di cui abbiamo appena detto.

Al lavoratore dipendente viene equiparato anche l’agente di commercio monomandatario. Anche le provvigioni ricevute dal committente possono essere pignorate fino a massimo un quinto.

Agenzia Entrate Riscossione può procedere al pignoramento dello stipendio senza bisogno di un’udienza in tribunale e di un’autorizzazione del giudice. Tutto si consuma con una lettera inviata all’azienda con cui le ordina di versarle i futuri “quinti” dello stipendio sempre che, entro 60 giorni, il debitore non paghi integralmente l’importo o non chieda una rateazione.

Agenzia Entrate Riscossione può pignorare 1/5 della pensione

Simile nel funzionamento al pignoramento dello stipendio è il pignoramento della pensione. Qui l’ordine anziché essere impartito al datore di lavoro viene indirizzato all’Istituto di Previdenza.

Il pignoramento è, anche in questo caso, di:

  • un decimo se la pensione non supera a 2.500 euro;
  • un settimo se la pensione è superiore a 2.500 euro e non più di 5.000 euro;
  • un quinto se la pensione è superiore a 5.000 euro.

La trattenuta non viene eseguita sul netto della pensione, ma sul netto a cui è stato prima sottratto il «minimo vitale» che è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale (ad oggi 448,07 euro) ossia 672,10 euro. Quindi su una pensione di 1.000 euro è pignorabile solo un decimo di 328,90 euro (ossia la differenza tra 1.000 e 672,10).

Agenzia Entrate Riscossione può pignorare il conto corrente

Solo i conti correnti ove vengono accreditati redditi diversi da quelli di lavoro dipendente o di pensione possono essere pignorati integralmente: è il caso del conto corrente per l’attività professionale, imprenditoriale o speculativa (si pensi al conto di appoggio di titoli di stato, di obbligazioni o azioni). Per i conti in cui viene accreditata la busta paga o la pensione invece vale il seguente limite:

  • la somma depositata sul conto prima dell’arrivo dell’atto di pignoramento viene bloccata solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (ossia 1.344,21 euro). Per maggiori informazioni leggi Pignoramento del conto corrente;
  • sui successivi accrediti, valgono i limiti relativi allo stipendio o pensione (un quinto, un settimo o un decimo a seconda dell’importo dell’emolumento).

Anche in questo caso, tutta la procedura si svolge fuori dal tribunale, senza un’udienza davanti al giudice come invece avviene con i pignoramenti presso terzi di qualsiasi altro creditore che non sia lo Stato.

Come già per lo stipendio, Agenzia Entrate Riscossione è in grado di conoscere con precisione in quale banca tu nascondi il conto corrente, senza bisogno di dover far ricorso ad agenzie investigative. Lo può fare accedendo all’Anagrafe dei conti correnti, cui ha libero accesso senza bisogno di autorizzazioni del giudice.

Agenzia Entrate Riscossione può pignorare la casa

Come abbiamo detto nella guida dedicata al pignoramento della casa, l’Agenzia Entrate Riscossione può pignorare l’immobile di proprietà del debitore solo se:

  • questi è proprietario di più di un immobile;
  • se l’unico immobile di proprietà non rientra nei requisiti della cosiddetta «prima casa», ossia: è accatastato a civile abitazione e non nelle categorie A/8 e A/9; in esso il debitore vi ha fissato la residenza.

In ogni caso il pignoramento della casa è possibile solo se:

  • il debito è superiore a 120mila euro;
  • la somma del valore di tutti gli immobili posseduti dal debitore è superiore a 120mila euro;
  • è stata prima iscritta ipoteca e da questa sono decorsi almeno 6 mesi;
  • prima dell’ipoteca è stato inviato un preavviso di ipoteca e da questo sono decorsi almeno 30 giorni.

Qualche esempio? Eccoli. Agenzia Entrate Riscossione può pignorarti l’immobile a uso ufficio, la striscia di terreno o la porzione di appartamento ereditata insieme ai tuoi fratelli nella quale non hai fissato la tua residenza. «Pignorare» vuol dire metterlo all’asta. E, una volta decisa dal giudice la vendita, tu sarai sfrattato e dovrai andare via.

Ma Agenzia Entrate Riscossione può anche pignorarti l’unica casa di tua proprietà ad uso abitativo, se non ci risiedi e hai deciso di andare a vivere in affitto altrove.

Potrebbe inoltre pignorarti la seconda casa: quella al mare, in montagna o quella ad uso investimento che stai affittando. Oppure anche la prima casa se rientra in una delle seguenti categorie catastali: A/1 (abitazioni di lusso), A/8 (ville) o A/9 (castelli, palazzi storici e simili). E, infine, Agenzia Entrate Riscossione può pignorarti la «prima casa» se questa non è l’unica: in pratica, se oltre all’abitazione principale, possiedi altri immobili, uno o tutti ti possono essere messi all’asta.

Agenzia Entrate Riscossione può pignorare il fondo patrimoniale

La casa inserita nel fondo patrimoniale è pignorabile quando il debito fiscale riguarda attività lavorative o altre imposte collegate ai bisogni della famiglia (non solo l’Irpef e l’Iva, quindi, ma anche le tasse sulla casa). Ciò vale anche per le cartelle notificate dopo la costituzione del fondo.

Agenzia Entrate Riscossione può pignorare l’usufrutto o la nuda proprietà

Usufrutto e nuda proprietà sono pignorabili. Se però per l’usufrutto ci sono scarse possibilità che ciò avvenga (chi mai potrebbe voler acquistare il diritto ad abitare in una casa altrui ben potendo ricorrere all’affitto, soluzione di certo meno impegnativa), per la nuda proprietà invece l’ipotesi è più frequente. Difatti, a seguito della morte dell’usufruttuario, il nudo proprietario diventa “proprietario pieno”, pur avendo acquistato il diritto a un prezzo ridotto. Insomma, è più facile vendere all’asta la nuda proprietà che l’usufrutto.

Agenzia Entrate Riscossione può pignorare arredi e gioielli

L’Agente della riscossione può decidere di avviare un pignoramento mobiliare, facendo accedere l’ufficiale giudiziario nell’immobile di residenza del debitore. In tal caso l’ufficiale individua i beni di più facile liquidazione che sottopone a pignoramento. A dire il vero, stiamo ancora attendendo il decreto del Ministero delle Finanze che dovrebbe stabilire un “paniere” di beni essenziali impignorabili.

A questa soluzione si ricorre raramente e per debiti di scarso importo (per i quali risulta sempre più efficace il fermo auto). In ogni caso nulla toglie che l’ufficiale chieda al debitore dove nasconde i gioielli o la cassaforte, che può sottoporre a pignoramento.

Ci sono dei beni che non possono mai essere pignorati. Si tratta di: letti, tavoli da pranzo con le relative sedie, armadi guardaroba, cassettoni, frigorifero, stufe, fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, lavatrice, utensili di casa e di cucina insieme ad un mobile idoneo a contenerli. Tutti tali beni, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi, non possono essere asportati dall’ufficiale giudiziario, a condizione che non abbiano un significativo pregio artistico o di antiquariato.

Agenzia Entrate Riscossione può iscrivere il fermo dell’auto “familiare”

Il fermo non è un pignoramento: l’auto non viene messa all’asta ma subisce solo il divieto di circolazione. In teoria ciò dovrebbe avvenire proprio in funzione dell’esecuzione forzata, per impedirne il deprezzamento o la distruzione; ma a conti fatti dopo il fermo è difficile che il mezzo venga anche sottoposto a pignoramento. Peraltro il fermo si è rivelato spesso sufficiente a costringere il debitore a pagare. Se vuoi tornare a circolare, devi pagare la/e cartella/e oppure chiedere la rateazione (in quest’ultimo caso il fermo viene sospeso al pagamento della prima rata e poi completamente cancellato con il versamento dell’ultima).

Prima di subire il fermo ti verrà notificato un preavviso di fermo, contenente l’invito a pagare le somme dovute entro 30 giorni. Se non rispetterai questo termine, il fermo ti verrà apposto senza ulteriori solleciti o comunicazioni. Insomma, fatti i calcoli: perché dopo un mese non potrai più guidare con quell’auto (ma certamente le altre auto sì).

Il contribuente può evitare il fermo se riesce a dimostrare, purché nel predetto termine dei 30 giorni dal ricevimento del preavviso, che l’auto gli serve per lavorare: si deve trattare di attività commerciale (ad es. agente di commercio) o professionale (ad es. medico o avvocato).

I beni della tua azienda sono pignorabili ma con alcuni limiti

Se è improbabile che Agenzia Entrate Riscossione venga a casa, è più probabile vedere l’ufficiale giudiziario fuori l’ufficio o l’azienda. È possibile infatti il pignoramento dei beni dell’attività professionale o imprenditoriale, ma con un limite: solo entro un quinto del loro valore. Per esempio: se in ditta hai cinque furgoni, te ne potrà essere prelevato uno solo.

note

Autore immagine: 123rf com


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