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Caduta per terra e risarcimento: che deve dire il testimone?

18 luglio 2017


Caduta per terra e risarcimento: che deve dire il testimone?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 luglio 2017



Come ottenere il risarcimento del danno per una caduta sulla strada o sul marciapiede determinata da una buca, un gradino o una lastra di ghiaccio.

Per ottenere il risarcimento del danno, in caso di caduta a terra determinata da una buca sulla strada, da una lastra di ghiaccio, da un gradino traballante o da qualsiasi altra insidia sull’asfalto è necessario non solo dimostrare il danno fisico subìto, ma anche e soprattutto che lo stesso è dipeso dal difetto di manutenzione del suolo. Che significa concretamente? Un certificato del pronto soccorso rivela solo che una persona si è fatta male ad un arto, a una spalla o alla testa, ma non dice di certo “come” e “per causa di chi” ciò è avvenuto. Mentre è proprio quest’ultimo aspetto che rileva per identificare il responsabile e stabilire a chi chiedere il risarcimento del danno. Insomma, ci vuole qualcosa o qualcuno che possa dimostrare che la caduta a terra è dipesa non da un laccio della scarpa fuori posto, da una spinta di un passante, dalla distrazione del pedone per chattare al cellulare, ma solo ed esclusivamente dalla buca sulla strada, dalla lastra di ghiaccio, dal gradino traballante. Chi lo può dire? Solo un testimone o, eventualmente, un filmato (il che è poco probabile). Che deve dire il testimone per dimostrare la caduta a terra del passante? Di tanto si è occupato il tribunale di Milano con una recente sentenza [1]. Per comprendere meglio come stanno le cose ricorriamo a un esempio. Ma prima ancora ti invitiamo a leggere la guida Come fare causa al Comune per caduta dove troverai una serie di suggerimenti da seguire per ottenere più facilmente il risarcimento del danno.

Il testimone deve dire di aver visto cadere il danneggiato

Immaginiamo una persona che, rientrando a casa, scivoli su una buca nascosta dalle foglie sul marciapiede. Un passante, sopraggiunto in quel momento, lo vede e lo porta al pronto soccorso. Qualche settimana dopo, il danneggiato, ormai rimessosi in forma, ritorna sul luogo dell’incidente, scatta qualche foto alla fossa e la invia al Comune insieme a una richiesta di risarcimento. Poiché l’amministrazione non risponde, avvia una causa. Nel giudizio, suggerito dal proprio avvocato, il malcapitato chiama a testimoniare in proprio favore il passante che lo ha aiutato in quel frangente. Senonché quest’ultimo davanti al giudice, dice ciò che a cui ha assistito: «Ho visto un signore caduto a terra che gemeva per essersi fatto male a un ginocchio a seguito di una caduta. Mi ha detto di essere scivolato su una buca e di voler essere portato in ospedale. Così l’ho assistito». Il giudice però ritiene la prova insufficiente e rigetta la domanda di indennizzo. Il danneggiato valuta la possibilità di fare appello: perché mai il giudice gli ha dato torto? Con la prova costituita dal certificato medico, dalla foto della buca e dalla dichiarazione del testimone che ha ammesso di averlo visto gemere a terra tutto doveva essere in regola per ottenere i danni. Cosa è andato storto? Ha sbagliato il giudice, l’avvocato o il testimone?

Ecco la soluzione. Chi intende chiedere il risarcimento del danno per una caduta a terra deve dimostrare l’esistenza di un rapporto di causa-effetto (cosiddetto «nesso causale») tra l’insidia posta sulla strada e il danno subito. In pratica non deve limitarsi a dimostrare l’esistenza della buca e la caduta, ma anche che la caduta è dipesa dalla buca e non da altro. In parole spicciole, ci vuole qualcuno che possa testimoniare di aver visto il passante in tutta la dinamica dell’azione: non già ormai disteso a terra (evento statico che rappresenta solo la conseguenza dell’evento), ma cadere per causa della buca stradale. È proprio una tale dichiarazione che toglie ogni dubbio in merito al quesito se e come sia stato determinato il danno.

Quindi, nel caso di specie, che deve dire il testimone? Il testimone dovrà riferire una formula simile alla seguente: «Ho visto il danneggiato che camminava tranquillamente e a velocità normale; senonché lo stesso, per aver messo un piede in fallo in una buca nascosta e non particolarmente visibile, cadeva a terra e si faceva male». Solo una dichiarazione completa di questo tipo raggiunge l’obiettivo dell’onere della prova e consente di vincere la causa per il risarcimento dei danni [2]. In altri termini, il testimone deve dire di aver visto cadere – e non già caduto – il danneggiato.

note

[1] Trib. Milano, sent. n. 3139/2017.

[2] Un caso simile è stato recentemente deciso dalla Cassazione (Cass. ord. n. 2256/2017) secondo cui, ove sia accertato, in «mancanza di intrinseca pericolosità della cosa oggetto di custodia, che la situazione di possibile pericolo, comunque ingeneratasi, sarebbe stata superabile mediante l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, deve escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento».

  1. R.G. 38489/2015
  2. R.

COND. VIA P. N. 22

ATTORE/I

CONVENUTO/I

Oggi 16 marzo 2017 ad ore 11,30 innanzi al dott. Stefania Illarietti, sono comparsi: Per G. P. l’avv.

dall’avv.

Per COND. VIA P. l’avv. .

l’avv.

Il Giudice invita le parti a precisare le conclusioni.

I procuratori delle parti precisano le conclusioni come da fogli separati che siglati dal giudice vengono allegati al presente verbale e costituiscono parte integrante dello stesso.

Dopo breve discussione orale, il Giudice pronuncia sentenza ex art. 281 sexies c.p.c. dandone lettura.

Il Giudice

dott. Stefania Illarietti

Sentenza n. 3139/2017 pubbl. il 17/03/2017 RG n. 38489/2015

TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO

DECIMA CIVILE

VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 38489/2015 tra

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO DECIMA CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Stefania Illarietti ha pronunciato ex art. 281 sexies c.p.c. la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 38489/2015 promossa da:

  1. P. (C.F. con il patrocinio dell’avv. e , elettivamente domiciliato in 15 20122 MILANO presso il difensore avv.

contro COND. VIA P. (C.F.), con il patrocinio

dell’avv.

; elettivamente domiciliato in O presso il difensore avv.

CONCLUSIONI

Le parti hanno concluso come da fogli allegati al verbale d’udienza.

CONVENUTO

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

ATTORE

La domanda svolta in causa da parte attrice, volta al risarcimento del danno alla persona, quantificato in Euro 10.500,00, subito in seguito ad una caduta avvenuta il 30.11.2013 allorchè l’attrice camminava nello spazio sottostante il porticato sito in Pioltello Via Perugino

22 cadeva a terra a terra asseritamente a causa di una lastra di giaccio sulla pavimentazione ,non può trovare accoglimento.

Invero, fermo restando che i presupposti della responsabilità ex art 2051 c.c. sono quelli indicati da Cass. 15383/2006, cui si rimanda, deve osservarsi che è a carico di parte attrice l’onere di comprovare il nesso causale fra la cosa e l’evento di danno.

Mentre tale prova deve essere particolarmente rigorosa soprattutto quando la cosa produttiva

di danno è una cosa inerte, nel caso di specie non può ritenersi che parte attrice abbia assolto l’onere probatorio a suo carico.

Al riguardo la teste C. A. ha riferito di non avere visto l’attrice cadere, ma di

averla vista a terra nel luogo che ha indicato, facendo riferimento alla foto prodotta da parte convenuta come doc. 2

Risulta così individuato il luogo della caduta che risulta essere il porticato ,sopra il quale si sviluppa il condominio e sul quale sono posati i pilastri del medesimo.

Sulle condizioni dei luoghi ha riferito che era in corso una debole nevicata ha riferito di non saper dire se sotto il portico c’era ghiaccio.

In tale contesto dove non vi è alcuna prova di presenza di ghiaccio (circostanza assai inverosimile in considerazione delle temperature registrate come risultano da doc 7 fascicolo attoreo), la caduta ben può essere attribuita a un movimento maldestro della attrice; si deve comunque rilevare che, sulla base delle dichiarazioni rese dal teste e dei rilievi metereologici prodotti dall’attrice come doc. 7, risulta che le eventuali modifiche delle condizioni del portico

per effetto di deposito di neve erano del tutto recenti, sicchè non può ritenersi che fosse intervenuto un tempo sufficiente a consentire al Condominio di assumere la custodia della cosa così come modificata per effetto della presenza di neve (cfr Cass. 25029/2008) . In relazione all’esito della causa vanno regolate le spese di lite: parte attrice dovrà essere condannata al pagamento delle spese di lite sostenute da parte convenuta che si liquidano, tenuto conto del valore e della natura della causa, dello sforzo defensionale ex DM 55/2014, come da dispositivo.

PQM

Il Tribunale di Milano, X Sezione Civile, definitivamente pronunciando nella causa come in

epigrafe promossa, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa, così provvede:

1) Rigetta le domande attoree;

2) condanna parte attrice al pagamento, in favore di parte convenuta, delle spese di lite

che si liquidano in Euro 2.000,00 oltre rimborso spese generali oltre Iva e cpa come per legge.

Sentenza resa ex articolo 281 sexies c.p.c., pubblicata mediante lettura alle parti presenti ed allegazione al verbale.

Milano, 16 marzo 2017

Il Giudice

dott. Stefania Illarietti

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