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Se nel menu non è indicato che i cibi sono surgelati che si rischia?

18 luglio 2017


Se nel menu non è indicato che i cibi sono surgelati che si rischia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 luglio 2017



Frode in commercio al titolare del ristorante o della pizzeria che non indica nel menù che i prodotti sono surgelati.

Patine, chele di granchio, frittelle di mare, pesce spada, hamburger: che succede se il menu non indica che si tratta di cibo surgelato? Di certo, sono sempre meno i “buon gustai” in grado di capire, con assoluta certezza, se gli alimenti cucinati sono freschi o meno. Ma le analisi di laboratorio non mentono come il ristoratore. Risultato: se si ha il dubbio che gli ingredienti offerti dal ristoratore siano surgelati e di tanto non è data menzione nella “carta”, il consumatore può denunciare l’episodio ai Nas o all’Asl. Le autorità effettueranno un controllo nelle cucine, verificheranno nelle celle e constateranno se, sul menu, è presente il tradizionale asterisco con cui viene evidenziato che si tratta di cibo surgelato. Verificata la bugia, scatterà la denuncia per il reato di frode in commercio. E se anche a muoversi non è un cliente, possono essere le stesse le autorità a effettuare controlli a campione. A tanto si arriva leggendo una delle sentenze odierne pubblicate dalla Cassazione [1].

Il codice penale [2] stabilisce che chiunque, nell’esercizio di una attività commerciale, o in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa per un’altra o diversa – per origine, provenienza, qualità o quantità – da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire quattro milioni. Ciò vale non solo per oggetti come preziosi e gioielli. Ma anche per gli alimenti. Scatta dunque la multa al titolare del ristorante, del pub o della pizzeria per il semplice fatto di detenere in cucina cibi trattati col freddo e destinati alla somministrazione alla clientela, anche se ancora non è iniziata la vendita. In altri termini, per l’illecito basta trovare la merce nelle celle e non anche nel piatto del consumatore.

Il menù deve indicare i cibi contenenti allergeni per gli avventori con intolleranze alimentari e i prodotti surgelati. Il titolare dell’attività che non si adegua commette una frode in commercio ed è punito con una salata multa. Il reato si configura anche nella forma tentata, non essendo necessaria la «concreta contrattazione» con l’avventore, ma sussiste per il solo fatto di detenere alimenti surgelati e destinati alla somministrazione. Inoltre – afferma il Palazzaccio – anche la «mera disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù, nella cucina di un ristorante, configura il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore».

note

[1] Cass. sent. n. 34783/17 del 18.07.17.

[2] Art. 515 cod. pen.

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