Pensione minima di garanzia da 650 euro al mese

18 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 luglio 2017



In arrivo la pensione minima per i giovani che hanno carriere discontinue: garantiti da 650 a 1000 euro al mese.

 

Integrazione al minimo della pensione per tutti, compresi coloro che, non possedendo contributi versati prima del 1996, non hanno diritto al calcolo retributivo o misto del trattamento, ma solo contributivo. In questo modo, i giovani e i lavoratori con carriere discontinue non sarebbero più penalizzati dal calcolo della pensione basato esclusivamente sui contributi versati, ma potrebbero beneficiare di un importo minimo pari a 650 euro mensili, spettante nel caso in cui si possiedano almeno 20 anni di contributi.

Questo, in sintesi, è il contenuto della proposta presentata dal consigliere economico di palazzo Chigi Stefano Patriarca, nel corso del seminario organizzato dal Pd sul tema “giovani e pensioni” al quale hanno partecipato  anche i leader di Cgil, Cisl e Uil.

La proposta è finalizzata ad abolire le discriminazioni tra chi beneficia almeno di una quota di pensione calcolata col sistema retributivo e chi invece ha diritto al calcolo esclusivamente contributivo della pensione; mentre i primi hanno un duplice vantaggio, cioè quello di avere una quota di pensione calcolata secondo la media degli ultimi stipendi (la quota retributiva, appunto), assieme a quello di poter beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo, i secondi, cioè i cosiddetti “contributivi puri”, hanno un duplice svantaggio:

  • il calcolo della pensione col sistema integralmente contributivo, che rispetto al sistema di calcolo retributivo risulta notevolmente penalizzante;
  • l’impossibilità di beneficiare dell’integrazione della pensione al trattamento minimo.

Pensione minima di garanzia: come funzionerà

La pensione di garanzia, ideata per venire incontro ai lavoratori più giovani e a coloro che presentano carriere discontinue, dovrebbe ammontare a un minimo di 650 euro mensili per chi possiede almeno 20 anni di contributi. Per ogni anno di contributi in più rispetto al 20°, dovrebbero spettare 30 euro mensili in aggiunta sulla pensione, sino a un massimo di 1.000 euro, garantendo così un tasso di sostituzione medio del 65% tra stipendio o reddito e pensione.

In questo modo chi possiede, ad esempio, 30 anni di contributi, avrà diritto a 950 euro mensili di pensione, a prescindere dall’ammontare del montante contributivo, cioè dall’ammontare dei contributi accantonati e rivalutati nell’arco della vita lavorativa.

Naturalmente l’integrazione non si applicherebbe a chi, avendo versato ingenti cifre, magari grazie a stipendi o redditi particolarmente elevati, avrà già raggiunto e superato l’importo minimo della pensione di garanzia.

Non è ancora chiaro, invece, se la pensione di garanzia dovrà sottostare a dei limiti di reddito, come attualmente avviene per l’integrazione al trattamento minimo.

Pensione minima di garanzia: chi ne avrà diritto

Come accennato, potranno fruire della pensione di garanzia coloro la cui pensione è calcolata col sistema integralmente contributivo, in quanto non destinatari dell’integrazione al trattamento minimo.

Nel dettaglio, sono calcolate integralmente con tale sistema:

  • le pensioni di chi non possiede contributi versati prima del 1996;
  • le pensioni degli aderenti all’Opzione contributiva Dini;
  • le pensioni degli iscritti alla Gestione Separata, comprese quelle ottenute con il computo da altre gestioni.

Integrazione al minimo: come funziona

Ricordiamo che l’attuale integrazione della pensione al trattamento minimo è una prestazione che l’Inps riconosce a chi ha una pensione al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2017, a 501,89 euro mensili.

In pratica, con l’integrazione al minimo, l’importo della pensione viene alzato sino ad arrivare a 501,89 euro mensili, per 13 mensilità.

Per beneficiare del trattamento minimo ci sono però dei limiti di reddito da rispettare.

In particolare, chi non è sposato, o risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione al minimo:

  • in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 6.524,07 euro;
  • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6.524,07 euro, sino a 13.049,14 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Chi risulta sposato ha diritto all’integrazione al minimo:

  • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 19.573,71 euro ed il reddito proprio non supera i 6.524,07 euro;
  • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 19.573,71 euro, ma non supera i 26.098,28 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito proprio non supera i 13.049,14 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite personale e coniugale: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.098,28 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. con 30 ani di contributi 20 in romania e 10 in italia comme colf a che eta vero pensionata grazie tante

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI