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Partita Iva: quali sono i costi annuali

19 luglio 2017 | Autore:


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Partita Iva: costi fissi dell’attività d’impresa e del professionista, contributi obbligatori, ammontare delle imposte. 

Se vuoi aprire la partita Iva, ma sei preoccupato riguardo ai costi annuali da sostenere, devi sapere che ottenere una partita Iva dall’Agenzia delle entrate, di per sé, non comporta spese, né per aprirla, né per tenerla aperta; comporta, però:

  • l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi annuale, anche se non fatturi nulla;
  • l’obbligo di tenuta della contabilità (i cui costi dipendono dal professionista che si occupa degli adempimenti e dal regime fiscale che hai scelto);
  • l’obbligo di iscrizione presso una cassa di previdenza (che varia a seconda dell’attività svolta) e del versamento dei contributi previdenziali (sono esclusi i soli professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps che non hanno fatturato);
  • l’obbligo d’iscrizione alla Cciaa o ad eventuali Albi o elenchi, col conseguente obbligo di pagamento dei diritti e delle tasse annuali;
  • ulteriori costi accessori che dipendono dal tipo di attività esercitato.

Vediamo allora, in questa breve guida, quali sono i principali costi che comporta l’attività di lavoro autonomo e d’impresa.

Apertura della Partita Iva: i costi per il professionista

Se sei un lavoratore autonomo o un libero professionista non devi pagare nulla per aprire la partita Iva, a meno che non ti rivolga ad un intermediario: la richiesta della partita Iva, difatti, può essere inviata online, tramite i servizi dell’Agenzia delle Entrate, canale Fisconline, se disponi delle credenziali (pin e password, spid o carta nazionale dei servizi); in alternativa, puoi recarti presso l’Ufficio Territoriale dell’Agenzia più vicino. L’attribuzione del numero di partita Iva non comporta il pagamento di alcun costo, né si devono acquistare marche da bollo.

Se eserciti un’attività professionale per la quale è obbligatoria l’iscrizione ad un albo o a un elenco (ad esempio all’albo degli avvocati), dovrai naturalmente pagare il costo d’iscrizione ed il diritto annuale, differente a seconda della categoria.

Dovrai poi iscriversi alla cassa previdenziale di categoria, qualora la tua categoria professionale ne abbia una (ad esempio, gli avvocati hanno la Cassa Forense): in questo caso, pagherai l’eventuale minimale contributivo (cioè un minimo annuo di contributi, dovuti anche se non fatturi) previsto dalla tua gestione e, in caso di fatturato superiore al minimale, i contributi in percentuale sul reddito.

Partita Iva: i costi per il professionista iscritto alla gestione separata

Se non hai una cassa di categoria, dovrai iscriverti alla gestione separata dell’Inps, per la quale pagherai il 25,72% di fatturato (a breve l’aliquota aumenterà al 26,23%; l’aliquota è pari al 24% se sei iscritto ad altre gestioni o pensionato): significa che, su un reddito di 10.000 euro, ne pagherai 2.572 di contributi.

Il primo anno non devi pagare acconti sui contributi; l’anno successivo, al pagamento del saldo, la cui scadenza è la stessa del saldo Irpef (30 giugno dell’anno successivo a quello di produzione del reddito), dovrai però pagare un primo acconto, pari al 40% del saldo, e dovrai versare un secondo acconto, sempre pari al 40%, entro il 30 novembre, cioè entro la scadenza del secondo acconto Irpef.

In pratica, se, nel 2017paghi, come contributi alla Gestione separata, 3.000 euro a titolo di saldo 2016, dovrai pagare anche ulteriori 2.400 euro, sempre nel 2017, a titolo di acconto (complessivamente, l’80% del saldo). Naturalmente sottrarrai quanto pagato come acconto dal saldo dell’anno successivo. Inoltre, i contributi versati sono sempre deducibili dal reddito, anche se deciderai di utilizzare  il regime fiscale forfettario.

Partita Iva: ammontare delle imposte

Le imposte applicate sul reddito prodotto variano notevolmente a seconda del regime fiscale utilizzato: se apri la partita Iva nel 2017 puoi scegliere tra il regime forfettario start up e forfettario, la contabilità semplificata e la contabilità ordinaria.

Partita Iva: le imposte del regime forfettario

Il regime forfettario comporta una tassazione sostitutiva del 15% (del 5%, dal 2016, per le nuove attività, per i primi 5 anni): non sono applicate Irpef, Addizionali, Irap e Iva, non si è soggetti agli Studi di Settore e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture.

Il reddito si determina applicando al fatturato un determinato coefficiente di redditività, pari, per i liberi professionisti, al 78%. In pratica, se hai fatturato 10.000 euro, pagherai contributi e imposte come se avessi fatturato 7.800 euro. Non puoi, però, dedurre alcun costo, ad eccezione dei contributi previdenziali.

Il meccanismo per la liquidazione del saldo e degli acconti è lo stesso previsto per l’Irpef.

Per un maggiore approfondimento sul regime Forfettario, leggi la nostra guida: come funziona il regime forfettario.

Partita Iva: imposte e adempimenti della contabilità semplificata

Se scegli il regime della contabilità semplificata, invece, il tuo reddito reddito (inteso come ricavi al netto dei costi inerenti l’attività) sarà assoggettato all’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche). L’imposta è modulata ad aliquote e scaglioni :

  • sino a 15.000 euro, l’imposta è pari al 23% del reddito imponibile;
  • da 15.0001 a 28.000, 27%;
  • da 28.001 a 55.000, 38%;
  • da 55.001 a 75.000, 41%;
  • da 75.001, 43%.

Dunque, se sei soggetto alla contabilità semplificata e guadagni 25.000 euro in un anno, dedotti i contributi e le spese, verserai allo Stato il 23% sui primi 15.000 euro di reddito, pari a 3.450 euro d’imposta, ed il 28% sui restanti 10.000 euro, pari a 2.800 euro d’imposta, per un totale Irpef di 6.250 euro. Potrai però applicare una detrazione sul reddito da lavoro autonomo, che si determina con la seguente espressione: 1.104*(55.000-reddito imponibile)/50.200.

Dovrai pagare il saldo Irpef entro il 30 giugno,mentre l’acconto Irpef:

  • in un’unica rata, pari al 100% dell’imposta a saldo, se la stessa imposta a saldo (indicata nel rigo “Differenza” del Modello Redditi, non l’imposta a debito) va da 51,66 euro a 257,52 euro: il termine del pagamento è il 30 novembre ;
  • in due o più rate, se l’imposta a saldo va oltre i 257,52 euro; il secondo acconto, con scadenza 30 novembre, deve in questo caso essere pari al 60% del saldo, mentre il primo acconto, frazionabile, deve essere pari al 40%.

Sino a 51,65 euro non deve essere versato alcun acconto.

Oltre all’Irpef, dovrai pagare le addizionali comunali (generalmente pari allo 0,80% dell’imponibile Irpef, l’aliquota varia a seconda del Comune) e l’addizionale regionale (che ha un tetto massimo del 3,33%, che si applica sempre sull’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda della Regione) e, qualora tu possieda il requisito dell’autonoma organizzazione (sull’applicabilità dell’Irap ai professionisti e sul requisito di autonoma organizzazione è presente una vasta giurisprudenza), sarai soggetto al pagamento dell’Irap (la cui base imponibile non coincide con quella Irpef, ma col valore della produzione netta, generalmente più alto dell’imponibile Irpef perché comporta una minore deduzione di costi; l’aliquota ordinaria è pari al 3,9%, ma varia a seconda della Regione e della categoria a cui appartieni).

Potrai poi, essendo assoggettato all’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, detrarre l’Iva sugli acquisti, ma dovrai applicare l’Iva alle tue fatture (l’aliquota ordinaria è pari al 22%).

È obbligatoria, oltre alla numerazione ed alla conservazione delle fatture, la tenuta dei registri Iva degli acquisti, dei beni ammortizzabili (le relative annotazioni possono essere comunque effettuate nel registro acquisti) e delle vendite, o fatture emesse.

Oltre all’obbligo di dichiarazione dei redditi, da effettuarsi mediante Modello Redditi (obbligo al quale sono tenuti anche i contribuenti aderenti al regime Forfettario), se opti per la contabilità semplificata devi effettuare anche i seguenti adempimenti:

  • liquidazione dell’Iva, mensilmente o trimestralmente (devi cioè sottrarre l’Iva pagata sugli acquisti all’Iva incassata sulle fatture emesse e pagare con modello F24 l’eventuale importo residuo);
  • comunicazione trimestrale delle liquidazioni periodiche Iva;
  • spesometro trimestrale(è una comunicazione contenente tutti i dati delle fatture emesse e delle fatture acquisti del trimestre);
  • dichiarazione Iva annuale;
  • comunicazione Intrastat, se effettui operazioni attive o passive con soggetti UE.

Partita Iva: costi tenuta contabilità

La tenuta della contabilità ha costi molto differenti, a seconda del luogo in cui l’attività è esercitata, del regime fiscale utilizzato, degli adempimenti particolari a cui può essere tenuta una particolare categoria, e naturalmente del fatturato.

Mediamente, i costi si aggirano intorno ai 600/700 euro annui per i contribuenti forfettari con un basso volume d’affari, sino a 1500/2000 euro per professionisti in contabilità semplificata con un volume d’affari medio-alto. Il tutto aumenta, ovviamente,  se si tratta di studi professionali con dipendenti e collaboratori, poiché gestione ed adempimenti si complicano notevolmente.

Partita Iva impresa: costi

Se devi iniziare un’attività d’impresa, gli adempimenti sono più numerosi ed i costi sono notevolmente più elevati rispetto a quelli dei liberi professionisti.

Posta l’impossibilità di trattare in maniera esauriente questo vastissimo argomento, considerando che coesistono anche numerosi regimi speciali (si pensi a chi vende beni usati, agli agriturismo, ai rivenditori di generi particolari…), vediamo di capire quali sono i costi e gli adempimenti principali per chi apre un’impresa.

Innanzitutto, devi sostenere delle spese anche per la sola apertura dell’azienda, oltre ai costi dell’intermediario che eventualmente si occupa della pratica:

  • in primo luogo, se avvii l’attività in forma di società, devi sostenere i costi per il versamento del capitale sociale, notarili e d’iscrizione alla Cciaa, a meno che tu non costituisca una Srls (si tratta della cosiddetta srl a 1 euro, per la quale comunque sono dovuti il diritto annuale alla Camera di Commercio, l’imposta di registro e le spese relative alla denuncia d’inizio attività);
  • vi saranno poi i costi relativi alla pratica Comunica: si tratta di una comunicazione d’inizio attività che ha valore nei confronti della Cciaa, dell’Agenzia dell’Entrate, dell’Inps, e, se si hanno dipendenti, per l’apertura di una posizione Inps DM e della PAT Inail; in certi casi può essere inviata tramite Comunica anche la Scia, cioè la segnalazione d’inizio attività al Comune; il costo della Comunica, per una piccola impresa non in forma di società, è normalmente pari a circa 35 euro, tra diritti e bolli, più un minimo di 57 euro per il diritto annuale;
  • in alcune ipotesi , il Comune, a seconda della tipologia di attività da avviare, può richiedere il pagamento di bolli e diritti per la presentazione della Scia.

Partita Iva impresa:  contributi previdenziali

La maggior parte delle attività d’impresa ricade nella gestione Inps artigiani e commercianti: questa richiede il pagamento di un minimale annuo, anche per chi non fattura, pari a 3.676 euro (per i commercianti), da saldare in 4 rate, oltre al pagamento dei contributi in percentuale per chi supera il minimale.

L’imprenditore non può iscriversi alla gestione separata, perché a tale cassa possono essere iscritti solo coloro che esercitano attività professionale, i parasubordinati e chi effettua prestazioni occasionali.

Sui contributi per artigiani e commercianti è previsto, dal 2016, uno “sconto” del 35% , per chi aderisce al Forfettario.

Partita Iva impresa: regime contabile

Per quanto concerne l’ammontare delle imposte per l’impresa, valgono le considerazioni già fatte per i lavoratori autonomi, relativamente al regime forfettario e della contabilità semplificata.

Per quanto concerne il forfettario, il coefficiente di redditività che “abbatte” i ricavi varia a seconda dell’attività svolta, da un massimo dell’87% per il settore costruzioni, a un minimo del 40% per il commercio. Variano anche i limiti massimi di ricavi (si veda, al riguardo, la nostra già citata guida al forfettario).

Qualora i ricavi superino i 400.000 euro, se l’impresa effettua prestazione di servizi, o i 700.000 euro, per le altre attività, o se l’impresa è una società di capitali, il regime fiscale sarà quello della contabilità ordinaria, che implica la tenuta della contabilità col sistema della partita doppia, la redazione del bilancio annuale, e la tenuta dei seguenti libri obbligatori:

  • registri Iva;
  • registro dei beni ammortizzabili;
  • libro giornale;
  • libro degli inventari;
  • libro mastro.

Va precisato che anche i professionisti, ad ogni modo, possono optare per la contabilità ordinaria, ma questo non accade quasi mai, considerando il notevole aggravio di costi e adempimenti che il regime fiscale ordinario comporta.

Partita Iva impresa: costi tenuta contabilità

I costi di tenuta della contabilità d’impresa  e degli adempimenti fiscali risultano molto più elevati rispetto a quelli della contabilità di un professionista,  anche se variano notevolmente in base al volume d’affari, al regime fiscale adottato ed ai particolari adempimenti della specifica categoria. Ad esempio, per una piccola Srl, per la quale il regime contabile è comunque quello ordinario in quanto società,  la parcella media annua di un  commercialista, comprensiva delle dichiarazioni fiscali,  scende raramente sotto i 2.500/3.000 euro.

Partita Iva: quando non sei obbligato ad aprirla

Devi comunque sapere che eserciti la tua attività in forma non organizzata e meramente saltuaria non sei obbligato ad aprire la partita Iva, ma dichiarerai quanto percepito come lavoro autonomo occasionale, tra i redditi diversi. Dovrai solo emettere una ricevuta soggetta alla ritenuta d’acconto del 20%, se il tuo cliente è sostituto d’imposta, e dovrai iscriverti alla gestione separata Inps se i tuoi compensi supereranno i 5000 euro annui.

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