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Lo sai che? Cartella bollo auto dell’Agenzia Entrate: difesa dai solleciti

Lo sai che? Pubblicato il 19 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 luglio 2017

La cartella di pagamento va notificata entro due anni da quando è stato consegnato il ruolo all’Agente della riscossione; la prescrizione scatta invece dopo tre anni.

Se hai ricevuto un sollecito di pagamento per un bollo auto scaduto hai poche mosse per difenderti: difatti, l’opposizione sul merito dell’imposta (come, ad esempio, nel caso di versamento già eseguito o non dovuto, calcolo errato, ecc.) può essere esercitata solo entro 60 giorni dalla richiesta di pagamento inviata dalla Regione o dall’Agenzia delle Entrate. Una volta notificata la cartella, invece, il debito è ormai definitivo e l’unica strada per difendersi dal sollecito per il mancato pagamento degli arretrati bollo auto resta quello di contestare eventuali errori formali della cartella (ad esempio, mancata indicazione della motivazione, degli interessi, ecc.), fa valere i possibili difetti di notifica, la prescrizione o la decadenza. Il giudice competente per tali questioni è la Commissione Tributaria Provinciale e non – come erroneamente si crede – il giudice di Pace o il Tribunale ordinario. Ciò vale anche se è iniziato il pignoramento. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di cartella per bollo auto dell’Agenzia Entrate, come difendersi dai solleciti di pagamento.

La cartella di pagamento per il bollo auto

Tutti i pagamenti che ruotano intorno all’auto – chissà perché – vengono mandati giù con molta difficoltà dai relativi proprietari: assicurazione, multe e bollo auto sono infatti tra gli adempimenti spesso “dimenticati” e non capita raramente di subirne le conseguenze quando ormai non c’è più possibilità di rimediare.

Tutto ruota intorno alla cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione. Come mai? Se non si paga il bollo auto o le multe, gli importi dovuti all’amministrazione vengono iscritti a ruolo per essere poi affidati all’esattore; quest’ultimo, dopo aver inviato la cartella, procede al fermo amministrativo o al pignoramento. Ma anche se non si versa l’assicurazione si finisce, prima o poi, alla famigerata cartella esattoriale: difatti, se l’automobilista viene trovato a circolare con il mezzo non assicurato, riceve un’ulteriore multa e da questa, poi, discende a cascata, ancora una volta, l’intimazione di pagamento dell’Agenzia Entrate Riscossione.

Con la chiusura di Equitalia e il passaggio di consegne ad Agenzia Entrate Riscossione, molti contribuenti si chiedono come fare con le richieste di pagamento per arretrati del bollo auto. Le vecchie cartelle notificate dal precedente esattore sono state “ereditate” dal nuovo ente pubblico e, quindi, producono ugualmente i loro effetti. Ma questo significa anche che gli eventuali termini di prescrizione o decadenza non sono stati interrotti dall’avvicendamento dei due soggetti e, anzi, proprio questo clima di incertezza potrebbe favorire l’estinzione di molti debiti per bollo auto scaduto. Vediamo dunque come muoversi.

Entro quanto tempo la richiesta di pagamento degli arretrati del bollo auto?

La decadenza

Vediamo prima come impugnare la cartella di pagamento per decadenza del diritto alla riscossione. La legge impone all’esattore, ossia attualmente ad Agenzia Entrate Riscossione, di notificare al contribuente la cartella esattoriale entro due anni da quando l’ente titolare del tributo gli delega il recupero delle somme (ossia da quando gli «consegna il ruolo»). La data in cui avviene detta consegna è riportata nel dettaglio della cartella stessa: è da questa indicazione che il contribuente può farsi un’idea se è intervenuto il termine di decadenza o meno.

Per esempio: se nel 2015 la Regione iscrive a ruolo il bollo auto relativo al 2014 ed Agenzia Entrate Riscossione solo nel 2018 notifica la cartella esattoriale, quest’ultima è nulla per intervenuta decadenza.

Chiaramente se la cartella è stata già notificata in precedenza da Equitalia valgono le stesse regole e il conteggio andrà eseguito sulla scorta di quello che sulla cartella stessa è riportato.

Ma attenzione: per far valere la decadenza della cartella è necessario impugnarla entro 60 giorni. Dopodiché essa diventa definitiva e, anche se illegittima, va pagata.

La prescrizione

Il secondo termine che Agenzia Entrate Riscossione deve rispettare è quello di prescrizione.

La prescrizione del bollo auto è di tre anni calcolati a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento è dovuto.

Se dal momento in cui il contribuente riceve la prima richiesta di pagamento (quella della Regione o dell’Agenzia delle Entrate) decorrono più di tre anni senza che sia mai notificata la cartella di pagamento questa è nulla per intervenuta prescrizione. Allo stesso modo, se dopo la notifica della cartella passano oltre tre anni dal successivo sollecito, fermo o pignoramento, tali atti sono anch’essi illegittimi e possono essere impugnati. Anche in questo caso il termine categorico per l’impugnazione è di 60 giorni.

Per esempio: se a dicembre 2015 scade il bollo auto e il termine di pagamento è gennaio 2016, i tre anni iniziano a partire dal 1° gennaio 2017 e, quindi, la prescrizione si compie il 31 dicembre 2019. Quindi ogni cartella o richiesta di pagamento intervenuta a partire dal 2020 è nulla.

È possibile verificare l’anno a cui il bollo auto – di cui viene intimato il pagamento – si riferisce attraverso la lettura della cartella di pagamento, nella pagina relativa al dettaglio delle imposte iscritte a ruolo. Lì viene evidenziata l’annualità per la quale il contribuente è moroso.

La lettera di interruzione dei termini di prescrizione

A differenza del termine di decadenza, quello di prescrizione può essere sempre interrotto da un sollecito, da una nuova cartella, da una intimazione di pagamento, da un preavviso di fermo auto o da un pignoramento. In tal caso il termine di tre anni inizia a decorrere da capo a partire dal giorno successivo alla notifica di uno dei predetti atti Tuttavia molti di questi solleciti, benché indicati nella cartella, non sono mai stati ricevuti dai contribuenti. Se così fosse, la cartella sarebbe prescritta e nulla dovuto.

Per accertarsi che il sollecito sia stato effettivamente spedito, il contribuente può fare istanza di accesso agli atti amministrativi, presentandola allo sportello di Agenzia Entrate Riscossione e chiedendo di poter visionare le ricevute in originale della raccomandata di consegna del sollecito. L’esattore deve rispondere entro 30 giorni. L’eventuale silenzio è impugnabile davanti al TAR.

Il sollecito di pagamento intervenuto oltre 3 anni dopo la cartella di Equitalia non interrompe la prescrizione e, pertanto, nulla è dovuto.

Se la cartella per bollo auto non è stata mai ricevuta

Se il contribuente si accorge di un proprio debito per un arretrato del bollo auto dall’arrivo di un fermo amministrativo o di un pignoramento, senza però che abbia mai ricevuto prima la cartella di pagamento, può impugnare tali atti perché illegittimi.

Se il contribuente si accorge del debito per un arretrato del bollo auto da un semplice controllo dell’estratto di ruolo richiesto allo sportello oppure online, senza però aver mai ricevuto la cartella di pagamento, può impugnare il suddetto estratto di ruolo entro 60 giorni dalla sua consegna.

Come difendersi dalla richiesta di pagamento del bollo auto

Il ricorso

Se al contribuente risulta che il debito per bollo auto è caduto ormai in prescrizione senza che alcun sollecito, nel frattempo, gli sia mai stato spedito; oppure se rileva che si è verificata la decadenza prima della notifica della cartella stessa, può fare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, entro 60 giorni dalla notifica della cartella, assistito da un avvocato o un commercialista.

Se il contribuente ha ricevuto un sollecito di pagamento riferito a una cartella notificata più di tre anni prima, potrà impugnare il sollecito medesimo davanti alla Commissione Tributaria Provinciale (secondo gli ultimi orientamenti della Cassazione [1]), sostenendo la prescrizione del tributo.

L’autotutela

In alternativa al ricorso, il contribuente può presentare un’istanza in autotutela all’ente titolare del credito (la Regione), con la consapevolezza, tuttavia, che tale atto non sospende i termini per presentare ricorso al giudice. Pertanto, se l’istanza non dovesse essere accolta il contribuente perderebbe la possibilità di impugnare la cartella.

Istanza di sospensione «cartelle pazze»

Se si è verificata prescrizione o decadenza, il contribuente può attivare un secondo meccanismo più efficace (anche detto «sospensione delle cartelle pazze»): entro 60 giorni dal ricevimento della cartella può chiederne la sospensione con una istanza inviata ad Agenzia Entrate Riscossione (i moduli sono scaricabili online o ritirabili presso gli uffici). La richiesta sospende l’esecutività della cartella e, pertanto, l’esattore non può procedere a fermi o pignoramenti. Se il contribuente non riceve risposta entro 220 giorni, il ricorso si considera accolto. Diversamente potrà intervenire una risposta di accoglimento dell’istanza, con conseguente sgravio del debito, o di rigetto.

note

[1] Cass. sent. n. 18642/2012. Cass. S.U. n. 8928/2014.

Autore immagine: 123rf com


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