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Spese per la scuola privata: spetta il rimborso in caso di separazione?

19 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 luglio 2017



Separazione: le spese scolastiche per l’iscrizione del figlio alla scuola privata vanno rimborsate al genitore che le ha sostenute anche senza accordo; in caso di rifiuto il giudice obbliga al pagamento valutando l’interesse del figlio.

Sono separato e ho un figlio 15enne che vive con la madre e che, sin dall’asilo, ha sempre frequentato una scuola privata. Dalla separazione, mia moglie non ha mai pagato le rette scolastiche, dicendo che il ragazzo poteva andare benissimo in una scuola pubblica (nonostante lui voglia continuare a frequentare quella scuola). Potrei chiedere a mia moglie gli arretrati e le spese future?

Per rispondere più compiutamente al quesito sarebbe stato utile visionare il provvedimento di separazione, al fine di verificare in che modo esso ha disciplinato la questione del mantenimento del minore e se fa o meno riferimento al rimborso delle spese scolastiche. In mancanza, è bene procedere per gradi ed esaminare la disciplina generale sul tema.

Iscrizione alla scuola privata: occorre l’accordo per aver il rimborso?

A riguardo, per diverso tempo, l’orientamento dei giudici è stato quello di ritenere che l’iscrizione dei figli alla scuola privata rappresenti una di quelle questioni di maggior interesse che richiede, ai fini del rimborso, il previo consenso dell’altro genitore, ben potendo, in effetti, il minore frequentare un istituto pubblico con costi ben più ridotti di norma (ma non sempre) ritenuti rientranti nell’importo dell’assegno di mantenimento (per un approfondimento si legga Spese scolastiche e parascolastiche: fanno sempre parte del mantenimento?).

Ciò significa, all’atto pratico che, ove l’iscrizione del figlio nella scuola privata sia stata frutto dell’ autonoma iniziativa di uno solo dei genitori affidatari (in quanto in regime di affidamento condiviso o di affidamento esclusivo), questi non potrebbe pretendere, in automatico, il rimborso dei costi relativi a detta iscrizione.

Niente accordo se le spese scolastiche sono nell’interesse del figlio

Va detto però che tale regola è stata “stemperata” negli ultimi anni da un diverso, e ormai stabile, orientamento in tema di spese straordinarie e scolastiche [1] secondo il quale, in merito a dette spese, non si può porre a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di accordo preventivo con l’altro. Ciò in quanto l’opposizione di un genitore non può impedire di adottare ogni iniziativa riguardante un figlio minore, specie  se di rilevante interesse (quale sicuramente è quella della scelta della scuola); e neppure è necessario ritrovare l’intesa prima che detta iniziativa sia intrapresa. Ciò, fermo restando che compete al giudice, ove richiesto, verificare se la scelta effettuata corrisponde effettivamente all’interesse del figlio.

Rifiuto al rimborso delle spese per la scuola privata: cosa deve fare il giudice?

Dunque, se manca l’accordo dei genitori sulle spese straordinarie e scolastiche, questi sono comunque tenuti a pagare la loro quota.

In caso di rifiuto a provvedere al rimborso al genitore che ha sostenuto l’esborso, il giudice deve verificare in via prioritaria la rispondenza delle spese all’interesse del minore. A tal fine dovrà:

  • commisurare l’entità della spesa rispetto all’utilità derivante al figlio: ciò in quanto, a prevalere, è l’interesse prioritario del minore,
  • valutare la sostenibilità della spesa stessa se rapportata alle condizioni economiche dei genitori.

Naturalmente, il genitore che non intende partecipare alla spesa scolastica dovrà spiegare al giudice i motivi del proprio dissenso, affinché il magistrato possa valutare se vi sia o meno un collegamento tra la spesa e l’interesse del minore o se sia una spesa sostenibile per le condizioni economiche dei genitori e l’utilità dei figli.

Ed è senz’altro difficile pensare che in un caso come questo, in cui la iscrizione del figlio alla scuola privata rappresenta la semplice prosecuzione di un percorso fatto intraprendere al minore sin da piccolo, il rinnovo dell’iscrizione non rappresenti una scelta fatta nell’interesse del figlio e sostenibile per i genitori.

E d’altronde va tenuto anche presente che se da un lato è vero che, in caso di conflitto tra i genitori sulla scelta della scuola da far frequentare al figlio, il giudice si orienta in generale verso l’iscrizione in una scuola pubblica, è altresì vero che:

– non solo ciò non può valere quando la iscrizione rappresenti la mera prosecuzione di un percorso di studi avviato da tempo (come nel caso di specie),

– ma anche che il giudice, nel decidere la soluzione che reputi corrispondente all’interesse del figlio, dovrà procedere all’ascolto di quest’ultimo, atteso che la legge prevede la necessità di effettuare detto ascolto in tutte le questioni che lo riguardino, specie se il minore abbia compiuto i 12 anni di età. Sicché avrebbe un sicuro peso nella decisione del magistrato la volontà espressa dal minore di continuare a studiare nella scuola a cui è sempre stato iscritto.

Scelta della scuola privata: si alla richiesta di rimborso

Pertanto, nel caso del lettore, si può ritenere che :

– se effettivamente da sempre il minore è iscritto ad una scuola privata,

– se la madre del ragazzo non si è mai opposta giudizialmente a detta iscrizione,

– e se, nella sentenza di separazione non sia specificato alcunché in merito alle spese scolastiche (prevedendo, ad esempio, che queste debbano essere ad esclusivo carico del padre),

in tal caso il lettore abbia diritto di chiedere il rimborso da parte della moglie a dette spese, non potendosi queste, per la loro entità (circa 5000 euro annui) ritenersi inglobate nell’assegno di mantenimento (cosa che, semmai avrebbe dovuto essere specificata nel provvedimento). E d’altronde, se così fosse stato, dovrebbe essere la moglie (che riceve l’assegno in quanto genitore collocatario del figlio) a pagarle. E così non è.

Naturalmente non è possibile affermare che, ove il lettore formulasse detta richiesta di rimborso, questa gli verrebbe riconosciuta in automatico, perché tutto dipende da cosa prevede il titolo (ossia la sentenza) e dalla difesa (opposizione) eventualmente svolta dalla moglie. Ma è verosimile che il giudice riterrebbe rispondente all’interesse del minore la prosecuzione nell’attuale percorso di studi; ciò in quanto sradicare un giovane adolescente dall’ambiente scolastico che ha frequentato sin da piccolo rappresenterebbe di certo un evento destabilizzante per quest’ultimo.

Rifiuto al rimborso della retta scolastica: che fare in pratica?

In conclusione, salvo che non sia espressamente previsto in modo diverso nella sentenza di separazione, il lettore può chiedere alla moglie con una lettera formale (meglio se redatta da un legale) il rimborso della metà delle spese effettuate per il pagamento delle rette scolastiche del figlio, rientrando queste nell’ambito delle spese da rimborsare in quanto corrispondenti all’interesse del ragazzo.

In caso di rifiuto da parte della donna, egli dovrà intraprendere, per il tramite di un avvocato, una specifica azione giudiziaria (ricorso per decreto ingiuntivo o atto di citazione innanzi al giudice di pace a seconda di ciò che prevede la sentenza di separazione in merito al mantenimento).

Quanto al futuro, ove la donna dovesse proseguire nel sottrarsi al pagamento delle ulteriori spese scolastiche, il consiglio è di rivolgersi al giudice affinché stabilisca che corrisponde all’interesse del figlio proseguire il proprio percorso di studi nella attuale scuola. In tal modo, anche in caso di dissenso da parte della madre, questa sarà tenuta a rimborsare al marito, da quel momento in poi, le spese relative alla retta per la scuola privata, come pure ogni altra spesa ad essa legata.

Spese scolastiche: nell’interesse del figlio è meglio l’accordo

Resta fermo il fatto che, se effettivamente il figlio ha manifestato chiaramente il desiderio di proseguire gli studi nell’attuale scuola, appare quanto mai opportuno che i genitori si attivino nella ricerca di una soluzione condivisa per non creare traumi e destabilizzazioni al ragazzo, il quale si trova a vivere la separazione di genitori in una fase delicatissima della sua crescita (quella dell’adolescenza).

In quest’ottica potrà rivelarsi utile avvalersi, ai fini della ricerca di un accordo, dell’aiuto della mediazione familiare o della pratica collaborativa.

note

[1] Cfr. Cass. sent. n.4060/17; Cass. ord. n. 4182/16; Cass. sent. n. 16175/15.


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