Donna e famiglia Gravidanza: quando comunicarla al datore di lavoro

Donna e famiglia Pubblicato il 25 agosto 2017

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Non c’è una regola precisa che stabilisce quando annunciare al datore di lavoro di essere incinta. Di solito si aspetta il terzo mese ma molto dipende dal caso concreto.

Un bambino in arrivo è una delle gioie più grandi che una coppia possa provare. Ma una gravidanza non comporta solo visite mediche e preparativi vari. Per una donna che lavora, essere incinta significa doverlo comunicare all’azienda dato che, ad un certo punto della gestazione, sarà impossibilitata fisicamente a lavorare. Ma quando comunicare al datore di lavoro la gravidanza in modo da permettergli di trovare una sostituta? Non c’è una regola precisa prevista dalla legge: proprio per questo la cosa migliore è farlo al terzo mese.

Non c’è una regola fissa: dipende da come sta la donna e da che lavoro fa

Gravidanza: quando dirlo al lavoro?

Non c’è una regola specifica sul momento in cui comunicare la gravidanza in azienda. Vale quella solita: in genere, si aspetta la fine del primo trimestre prima dare l’annuncio e non certo per semplice scaramanzia. Semplicemente, questo è il periodo più critico e difficile con un alto rischio di aborti spontanei.

D’altra parte, la legge [1] prevede sì l’obbligo per la lavoratrice madre di comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza prima dell’inizio del congedo obbligatorio (meglio noto come maternità) ma non dice quanto tempo prima. Quindi, in teoria, si potrebbe dare l’annuncio anche il giorno prima e, cioè, due mesi prima del parto (dato che il congedo di maternità obbligatorio dura cinque mesi – due mesi precedenti la data presunta del parto e tre dopo) anche se non sarebbe molto corretto.

Naturalmente, è una scelta che va valutata caso per caso: è chiaro che non ci saranno problemi ad aspettare il terzo mese se la gravidanza procede tranquillamente ma il discorso cambia se le nausee continue e il malessere è tale da non permettere una vita serena. Le continue corse in bagno potrebbero generare pettegolezzi e, di certo, non si farebbe una bella figura se il capo venisse a sapere dello stato interrssante dai colleghi e non dalla diretta interessata. Se, poi, si lavora in ambienti in cui si è continuamente esposte a sostanze potenzialmente pericolose, che possono nuocere alla salute del bambino è meglio comunicarlo subito, chiedendo di essere trasferite ad altro reparto, così come anche se si svolgono mansioni svolte sono particolarmente gravose per la gravidanza, come, ad esempio, sollevare pacchi e pesi in genere.

Meglio dirlo prima a voce e poi mettere tutto per iscritto

Gravidanza: come dirlo al datore di lavoro?

Buona norma sarebbe informare verbalmente il datore e, in un secondo momento,  inviare una comunicazione scritta per mezzo di  raccomandata a/r in modo da dare all’annuncio carattere ufficiale. L’importante è dimostrarsi sicure di sé, garantendo la propria presenza fino al congedo obbligatorio (salute permettendo), pianificando il passaggio di consegne per non mettere l’azienda in difficoltà e non gravare sui colleghi.

Gravidanza: a cosa ha diritto la lavoratrice madre?

La legge tutela la donna in maternità (e la madre adottiva) e il bambino garantendo alla futura mamma il diritto di potersi assentare dal lavoro per 5 mesi: 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto oppure, se le condizioni di salute lo consentono e previa presentazione di un certificato medico, si può lavorare fino all’ottavo mese per poi astenersi dal lavoro un mese prima del parto e per 4 mesi dopo la nascita. In questo periodo, la lavoratrice percepisce un’indennità pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo mese di lavoro.

La domanda di maternità deve essere presentata all’Inps prima dell’inizio del congedo e, in ogni caso, non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile (pena la prescrizione del diritto all’indennità), scegliendo una delle seguenti modalità:

  • telematicamente dal sito dell’Inps (www.inps.it – Servizi on line);
  • chiamando il Contact Center al numero indicato sul sito;
  • tramite un patronato.

Alla domanda telematica si può allegare ogni documentazione utile ma il certificato medico di gravidanza ed ogni altra certificazione medico sanitaria richiesta per l’erogazione delle prestazioni economiche dovranno essere presentati in forma cartacea.

note

[1] D. lgs. n. 151 del  26.03.2001 (Testo Unico a tutela della maternità e paternità).


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