Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Pignoramento conto corrente dall’Agenzia delle Entrate Riscossione

21 Novembre 2022 | Autore:
Pignoramento conto corrente dall’Agenzia delle Entrate Riscossione

Il Fisco ha una corsia privilegiata per intervenire in tempi veloci e sicuri, senza passare dal giudice. Ecco come avviene ed entro quali limiti.

Un modo più veloce e sicuro per l’Agenzia delle Entrate Riscossione di recuperare un credito. Si tratta del pignoramento presso terzi, cioè dello strumento che consente di pignorare un conto corrente (come anche un quinto dello stipendio o della pensione). Perché è più veloce? Perché all’Agenzia delle Entrate Riscossione è permesso di non passare dal giudice per l’udienza di assegnazione delle somme, a differenza delle cause di pignoramento avviate dai privati.

Perché è più sicuro per l’Ente di riscossione? Perché limiti e vincoli posti di recente al pignoramento mobiliare e immobiliare rendono questa strada in salita e quello del quinto dello stipendio o della pensione hanno tempi più lunghi. E quindi? Meglio puntare sul conto corrente. Che cosa comporta? Il fatto che il debitore non può disporre dei suoi beni o dei suoi crediti quando appartengono alla sfera giuridica di un terzo (il datore di lavoro che deve pagare lo stipendio al debitore, la banca che custodisce i soldi del debitore, ecc.).

Tuttavia, il Fisco può agire entro certi limiti. Vediamo quali sono.

Pignoramento conto corrente: cosa dice il Codice di procedura civile?

L’Agenzia delle Entrate Riscossione attua il pignoramento del conto corrente (cioè presso terzi) comunicando al «terzo» (la banca in questo caso) e al debitore un’ingiunzione che contiene quanto segue [1]:

  • il credito per il quale si procede e gli estremi identificativi del titolo di legittimazione dello stesso (ad esempio, una sentenza o un assegno);
  • il credito o il bene in possesso del terzo ma dovuti al debitore iscritto a ruolo;
  • l’intimazione al terzo (in questo caso la banca) di non disporre dei beni o dei crediti risalenti al debitore, senza ordine del giudice;
  • la citazione del debitore o del terzo a comparire davanti al giudice ordinario per rendere la dichiarazione in ordine all’effettiva natura ed entità dei diritti vantati. Il terzo può rendere la dichiarazione anche per iscritto, facendola pervenire al creditore, tranne che per i crediti derivanti da rapporti di lavoro privati, per i quali è invece necessaria la comparizione del terzo davanti al giudice.

Che cosa può fare l’Agenzia delle Entrate Riscossione

L’Ente di riscossione ha una marcia in più del privato. Quest’ultimo, quando vuole fare un pignoramento presso terzi, deve spesso pregare che Dio gliela mandi buona se cerca di individuare dove mettere le mani sul debitore per bloccare un conto corrente o un credito.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione no: ha una corsia preferenziale. Può, infatti, utilizzare i dati che arrivano all’Anagrafe tributaria da parte di tutti gli intermediari e, in generale, gli operatori finanziari, compresa Poste Italiane. In pratica, l’Agenzia delle Entrate Riscossione sa già dove i contribuenti hanno i risparmi o dove sono impiegati. Sfuggire a un pignoramento presso terzi da parte dell’Esattore è quindi piuttosto difficile.

Il fatto è che l’Ente di riscossione può ottenere, grazie ad una rapida interrogazione telematica, le informazioni relative ai rapporti finanziari intrattenuti dai contribuenti con l’universo degli operatori finanziari.

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può accedere alle altre banche dati pubbliche e private, come gli archivi generati dall’anagrafe attraverso i dati comunicati, tra l’altro, dalle Camere di Commercio e dagli ordini professionali [2].

I poteri dell’Agenzia delle Entrate Riscossione relativi agli importi iscritti a ruolo superiori a 25.000 euro non sono pochi [3]. C’è, ad esempio, quello di acquisire dettagli in ordine alle movimentazioni bancarie del contribuente o in ordine ai beni e alle attività detenute da società fiduciarie. Ma anche quello di accedere ai luoghi di esercizio dell’attività del debitore, oppure ancora di inviare questionari ai soggetti comunque in rapporti con il debitore. Il tutto per ottenere notizie utili a individuare i beni aggredibili. E a sapere dove mettere le mani.

Ma i poteri dell’Agenzia delle Entrate Riscossione non finiscono qui.

Dichiarazione stragiudiziale del terzo

L’Ente di riscossione può chiedere al terzo (cioè alla banca in caso di pignoramento del conto corrente) una dichiarazione sulla natura o sull’entità dei beni o dei crediti vantati dal debitore nei suoi confronti [4]. Nello specifico, una volta decorso inutilmente il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella, l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha la facoltà, prima di procedere al pignoramento presso terzi, di notificare al terzo una richiesta di informazioni in ordine alle cose e alle somme da questi dovute al contribuente iscritto al ruolo.

Per espressa previsione di legge, la richiesta di notizie non interrompe né preclude l’attivazione delle procedure cautelari ed esecutive, come l’iscrizione del fermo amministrativo o l’ipoteca sui beni immobili.

Nella lettera notificata all’agente della riscossione va indicato un termine per la risposta, mai inferiore a 30 giorni dalla notifica. In caso di risposta tardiva, infedele o incompleta, l’Agenzia delle Entrate Riscossione provvede ad una sanzione da 2.065 a 20.658 euro, riducibile alla metà se il ritardo non supera i 15 giorni.

Come funziona il pignoramento presso terzi del conto corrente?

L’Agenzia delle Entrate Riscossione, nel momento in cui avvia un pignoramento di un conto corrente, può ordinare al terzo debitore del contribuente il pagamento delle somme dovute direttamente nelle mani dello stesso Ente di riscossione, saltando la fase della citazione davanti al giudice dell’esecuzione prevista nel caso di pignoramenti richiesti da privati. Il pagamento deve avvenire entro 60 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, per le somme già scadute a tale data, ed entro ciascuna scadenza prestabilita, per le altre somme.

Quali conseguenze ci sono per il debitore? In sostanza, dopo aver ricevuto l’atto di pignoramento, si vedrà il conto in banca prosciugato senza neanche arrivare davanti a un giudice. Comodo, no?

Ecco come va notificato l’atto di pignoramento sia al terzo sia al debitore [5]:

  • si mette il contribuente in condizioni di venire a conoscenza del pignoramento in atto e, se del caso, di segnalare all’Agenzia delle Entrate Riscossione che il titolo della pretesa è inesistente (per esempio, se ha pagato la cartella, se quest’ultima si è prescritta o è stata annullata dal giudice);
  • si consente al contribuente di esercitare il proprio diritto alla difesa, in sede di opposizione agli atti esecutivi, impugnando davanti al giudice dell’esecuzione l’atto di pignoramento.

Ma, nel concreto, come avviene il pignoramento vero e proprio quando il creditore è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, cioè il Fisco?

Come detto all’inizio, l’Ente di riscossione ha una via privilegiata che gli garantisce velocità e sicurezza. Da un lato, infatti, la cartella di pagamento è anche atto di precetto e, pertanto, non c’è bisogno di una seconda notifica. Dall’altro lato, l’Agenzia delle Entrate Riscossione è autorizzata a procedere in autonomia, senza bisogno dell’autorizzazione del giudice.

In pratica, quando il creditore è il Fisco, quali sono i passaggi per il pignoramento del conto corrente?

  • notifica della cartella di pagamento o di una intimazione ad adempiere (tramite raccomandata a.r. o posta certificata). L’Agente per la riscossione deve attendere almeno 60 giorni prima di procedere e non più di un anno (se il precedente atto è una cartella di pagamento) o 180 giorni (se il precedente atto è una intimazione ad adempiere). Il debitore che, prima del pignoramento, chieda una rateazione blocca ogni successivo pignoramento;
  • notifica dell’atto di pignoramento alla banca e al debitore (tramite raccomandata a.r. o posta certificata). Anche se la legge non lo specifica, l’atto di pignoramento viene subito notificato alla banca e solo dopo al contribuente. Questo per evitare che il titolare del conto prelevi delle somme prima del materiale blocco.

L’atto di pignoramento contiene un invito a pagare le somme entro 60 giorni. Se ciò non avviene, le somme vengono direttamente versate, dalla banca, sul conto del Fisco e, quindi, sottratte da conto del debitore.

Quali sono i limiti sul pignoramento del conto corrente?

Come appena detto, dunque, se il debitore non procede al pagamento entro 60 giorni delle somme pretese dal Fisco, l’Ente di Riscossione può avviare il pignoramento del conto corrente. Ma entro certi limiti che riguardano, fondamentalmente, stipendi e pensioni.

Quando arriva l’atto di pignoramento in banca, ci sono diverse possibilità:

  • che il conto corrente sia vuoto o abbia un saldo negativo (magari, «annusando» l’arrivo di guai, ci ha provveduto il correntista in tempo utile): in questo caso, il pignoramento interesserà le entrate successive, come ad esempio lo stipendio o la pensione entro i limiti che poi vedremo;
  • che il conto corrente contenga una somma pari o inferiore a quella da pignorare: la banca provvede a bloccare il conto fino all’udienza di assegnazione;
  • che il conto contenga una somma superiore a quella da pignorare: la banca consente i movimenti, quindi prelievi o bonifici, sulla parte in eccesso. Se, per esempio, il debito è di 5.000 euro e la disponibilità del debitore è di 7.000 euro, il titolare del conto potrà operare solo su 2.000 euro.

La banca non può bloccare il conto alimentato soltanto da assegni di accompagnamento per disabili, rendite di assicurazione sulla vita e pensioni di invalidità: si tratta, infatti, di somme non pignorabili.

In caso di conto corrente cointestato, se il debito è personale non coinvolge l’altro intestatario. Pertanto, può essere bloccato il 50% delle somme e quanto eccede può essere utilizzato anche dal debitore. Dopo il pignoramento, però, eventuali somme versate saranno disponibili solo al 50% del suo valore.

Se sul conto corrente viene accreditato lo stipendio da lavoro dipendente e non è alimentato da altri crediti (ad esempio, canoni di affitto), i limiti sono i seguenti.

La giacenza sul conto corrente in cui viene accreditato lo stipendio o la pensione può essere pignorata solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale ossia 1.404,30 euro (468,10 x 3 = 1.404,30). Vuol dire che se il conto corrente ha solo 1.000 euro, non può essere pignorato il deposito alla data della notifica del pignoramento. Se invece presenta un saldo di 2.000 euro, si possono pignorare solo 595,70 euro (pari alla differenza tra 2.000 e 1.404,30).

Per quanto riguarda invece i successivi emolumenti a titolo pensione o stipendi, su questi verrà effettuata una trattenuta mensile di un quinto, fino all’estinzione totale del debito.

Delle somme depositate sul conto corrente, non può essere pignorato l’ultimo stipendio, che deve restare sempre disponibile per qualsiasi necessità del debitore.

Inoltre, e sempre se il conto serve solo per l’accredito dello stipendio o di altra indennità che deriva da rapporto di lavoro o di impiego, il pignoramento è ammesso:

  • per un decimo, per stipendi fino a 2.500 euro;
  • per un settimo per stipendi tra 2.500 e 5.000 euro;
  • per un quinto per stipendi oltre i 5.000 euro.

Il pignoramento eseguito in violazione dei limiti è parzialmente inefficace. L’inefficacia è rilevata dal giudice anche d’ufficio.


note

[1] Artt. 543 e ss. cod. proc. civ.

[2] Art. 7 del Dpr 605/1973.

[3] Art. 32 del Dpr 600/1973 e art. 52 del Dpr 633/1972.

[4] Art. 75-bis del Dpr 602/1973.

[5] Art. 543, 1 comma, cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf.com


Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

4 Commenti

  1. Scandaloso! Un povero Cristo che si trova a lottare con la crisi……Paga ovviamente prima i dipendenti, poi la materia prima per continuare a sperare e poi eventualmente lo Stato che…..pignora e blocca i conti bancari di chi lavora e da lavoro per fame di soldi da dividere tra politica, banche, clandestini, porcherie varie……Il vaso è ormai colmo, quando strabocca sarà guerra aperta. …..A tutto c’è un limite e la storia insegna che quando questo limite viene superato il popolo insorge con conseguenze gravi. Quando il potere diventa estorsione non è più un potere; diventa sgradevole imposizione! Le tasse vanno pagate, ma giuste e ascoltando chi giustifica l’impossibilità di pagarle temporaneamente! Invece il contribuente è pelato vivo e ora deve anche subire la cattiveria dello Stato che lo sopprime definitivamente! Sarà, ma sento troppo pietismo per delinquenti clandestini mantenuti a cui si concede tutto (ovviamente lucrandoci sopra) e mannaia senza fine sulla testa dei fessi italiani.

    1. La cosa più corretta sarebbe di prelevare una percentuale es 30% di tutte le somme che ci sono sul conto è tutte le entrate future gino ad estinzione del debito. Bloccare i conti significa far chiudere migliaia di aziende e far licenziare migliaia di dipendenti. Oltre ad altri numerosi suicidi.
      Cosa vuole questo stato che per un debito di 50000& te ne estorce 120000? La guerra?

  2. Questi sono i nostri politici di merda!!!!!! Il PD prima porta gli Italiani alla crisi totale, poi tanto per prendere per il culo i cittadini, (visto che moltissima gente si è suicidata per colpa loro) hanno fatto la “LEGGE SALVA SUICIDI”.
    Contemporaneamente danno all’ ADRE più potere per bloccare i conti correnti!!!! ma non è meglio tornare come facevano nell’ Antica Roma, dove ai debitori per pagare i debiti gli veniva imposta la prigione!!!!!!! Dico questo perchè visto che l’ ADRE ha tutti questi poteri, sicuramente, anzi, certamente ci saranno più suicidi di massa!!!!! Gli Italiani si devono ribellare, perchè questa non è Democrazia ma bensì DITTATURA!!!!!! e da che mondo e mondo la Dittatura comunista ha campato sempre sulle spalle dei cittadini. I cittadini Italiani non sono più proprietari di nulla, nemmeno dei peli del cu….che hanno. Le tasse si devono pagare ci mancherebbe!!!! ma vi rendete conto quante tasse abbiamo in questo paese!!!! tasse che non ha nemmeno il terzo mondo!!!!! Vorrei solo capire dove sono tutte le Associazioni dei Consumatori e dei diritti del Consumatore!!!! anche loro sono pappa e ciccia con il Governo!!!!!

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube