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Licenziamento al dipendente malato che esce di casa

19 luglio 2017


Licenziamento al dipendente malato che esce di casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 luglio 2017



Basta un solo comportamento grave a far perdere, al datore di lavoro, la fiducia nel dipendente.

Chi è in malattia e svolge lavoro dipendente non può uscire di casa durante la reperibilità, pena la perdita del trattamento economico collegato alla malattia medesima. Ma dopo che la visita è stata effettuata o fuori dalle fasce orarie in cui può passare il medico fiscale quali sono le facoltà e i diritti del lavoratore? In altri termini, il dipendente malato può uscire di casa? L’indirizzo sposato dalla giurisprudenza è il seguente. Se anche è vero che il medico fiscale non può passare più di una volta al giorno e che, comunque, la reperibilità deve essere garantita solo nelle fasce orarie previste dalla legge, mentre al di fuori delle stesse il dipendente potrebbe anche uscire di casa, ciò non toglie che questi non possa pregiudicare la propria guarigione. In pratica, il malato deve impegnarsi a guarire al più presto o, quando ciò non dipenda da lui, non deve porre in essere comportamenti che possano rallentare questo processo. Con il risultato che è lecito il licenziamento al dipendente malato che esce di casa. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

Si può uscire di casa fuori dalle fasce di reperibilità, ma senza con ciò pregiudicare la guarigione

Il lavoratore che dice di essere malato e invece viene trovato a svolgere attività fisiche incompatibili con il suo stato di salute, per come certificato dal medico, può perdere il posto. Non conta tanto l’effettiva sussistenza della malattia e, quindi, l’assenza di bugie quanto piuttosto il fatto che, così facendo, il dipendente ha posto un comportamento infedele; in particolare, ritardando il processo di guarigione, dimostra totale indifferente all’esigenza aziendale di riaverlo, al più presto, nel pieno delle sue forze, a svolgere le mansioni che, in sua assenza, sono rimaste vacanti o sono state affidate a un sostituto.

Così, nella specie è stato licenziato un dipendente trovato, nonostante l’assenza per malattia, a lavorare nei campi e a utilizzare il trattore, finendo per ritardare la guarigione.

Dalle parole della Suprema Corte si può intuire che il dipendente malato che esce di casa può essere licenziato solo se pone un comportamento tale da pregiudicare la rapida convalescenza. Non sarebbe questo, ad esempio, il caso di chi, ingessato al braccio destro, venga trovato a fare una passeggiata, poiché tale condotta non può certamente pregiudicare la ricomposizione dell’osso.

Ma si può licenziare una persona per un solo comportamento? La Cassazione non ha mai fatto una questione di «quantità», ma di «gravità» della condotta in contestazione. Nel caso in cui, a fronte di un comportamento irregolare del dipendente, il datore di lavoro non riponga più in lui la fiducia che aveva inizialmente, il licenziamento deve ritenersi sicuramente corretto. Il che avviene quando la condotta posta dal primo, per le concrete modalità e il contesto di riferimento, fa giustamente dubitare sulla futura correttezza che lo stesso applicherà nei rapporti con l’azienda, denotando scarsa inclinazione all’attuazione degli obblighi in conformità a diligenza, buona fede e correttezza.

note

[1] Cass. sent. n. 17636/17 del 18.07.2017.

Autore immagine: 123rf com


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