Diritto e Fisco | Articoli

Se Agenzia Entrate Riscossione invia la cartella e non vuoi pagare

20 Luglio 2017


Se Agenzia Entrate Riscossione invia la cartella e non vuoi pagare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Luglio 2017



È sempre possibile contestare il ricevimento della cartella di pagamento, ma bisogna aspettare il successivo atto della riscossione come un pignoramento, un fermo o un’ipoteca.

Si può «vincere facile» contro le cartelle di pagamento? I sogni di molti contribuenti e le promesse di alcuni professionisti si incontrano in una delle eccezioni più spesso sollevate e accolte dai giudici: il cosiddetto «difetto di notifica». Questo però non significa che se Agenzia Entrate Riscossione invia la cartella e non vuoi pagare ti basta andare dal giudice e dire che non hai firmato nulla. Ma, poiché di fronte a un’eccezione del genere la prova contraria spetta all’esattore e la legge impone una serie di regole – a volte estremamente formali – che non sempre vengono rispettate nel procedimento di notifica, ci sono buone possibilità di farla franca. Di tanto è testimone la Cassazione che, più volte – per come avremo modo di chiarire in questo articolo – ha decretato la nullità della cartella di pagamento che non ha rispettato le forme previste dal codice di procedura civile (leggi Come impugnare una cartella di pagamento se il destinatario non c’è).

La cartella di pagamento, perché possa avere effetto, deve essere consegnata al contribuente o a persona da questi conoscibile. Di tale procedimento – che va sotto il nome di notifica – deve essere dato atto in un documento ufficiale, avente valore pubblico, redatto a cura del postino o dal messo notificatore. Nel primo caso si tratta del cartoncino della raccomandata che costituisce il cosiddetto «avviso di ricevimento». Nel secondo caso, viene redatta una relazione con la descrizione delle attività che l’ufficiale giudiziario ha posto in essere e che viene chiamata «relata di notifica». In entrambi i casi, se qualcosa va male nel procedimento di notifica, non bisogna pagare nulla. Cosa significa in termini pratici? Che se manca una firma o non vi è certezza su chi l’ha messa, se la descrizione delle operazioni nella relata non è completa o se – meglio ancora – tali documenti si perdono negli archivi, la notifica della cartella si considera nulla. In teoria nulla toglie che la cartella possa essere notificata una seconda volta, ma i termini quasi sempre non lo consentono più.

Cerchiamo di tradurre in termini pratici tutto ciò che abbiamo detto e caliamoci in un esempio processuale. Un contribuente riceve un preavviso di fermo o un pignoramento. Sostiene però di non aver mai ricevuto alcuna cartella di pagamento prima di allora e, così, decide di impugnare l’atto davanti al giudice. A lui basterà contestare il difetto di notifica per scaricare la “patata bollente” sulla controparte. Sarà cioè Agenzia Entrate Riscossione a dover dimostrare il contrario e documentare, con copie autentiche prodotte in giudizio, la regolarità della notifica. Se non lo fa, il fisco perde il giudizio.

A quanto sembra dalle numerose sentenze emesse sino ad oggi, l’errore più ricorrente in cui cade l’Agente della Riscossione è quello dell’assenza di prove della corretta notifica della cartella di pagamento. Assenza che può dipendere dalla mancata conservazione dei documenti o dall’errore commesso dal postino o dal messo. Prova che può essere data esclusivamente con:

  • la relazione di notifica (nel caso di consegna a mano della cartella) redatta dall’ufficiale giudiziario o dal messo comunale;
  • l’originale dell’avviso di ricevimento della raccomandata ar, anche chiamata “ricevuta di ritorno” (nel caso di consegna da parte del postino).

Ma perché proprio questa eccezione è così inflazionata e, soprattutto, si rivela il più delle volte vincente? A spiegarlo è una recente sentenza della Cassazione [1] di cui abbiamo già parlato in “Nulle le cartelle Equitalia senza prova di notifica”. La pronuncia si riferisce all’epoca in cui esisteva il vecchio agente della riscossione, ma le regole non sono cambiate ora che è arrivata Agenzia Entrate Riscossione. Per cui è sempre bene rinfrescare argomenti sempre attuali e utili. Cerchiamo, dunque di capire, in chiave pratica, come stanno le cose e come fare se Agenzia Entrate Riscossione invia la cartella e non vuoi pagare.

Una norma di legge [2] impone all’Agente della Riscossione (e quindi, oggi, ad Agenzia Entrate Riscossione) di conservare le matrici delle cartelle di pagamento e tutte le prove della notifica per massimo cinque anni dalla spedizione. Sul punto, però, si commette spesso un errore e, in passato, l’equivoco è stato motivo per accogliere i ricorsi dei contribuenti. È vero che la legge dice che, dopo la spedizione della cartella di pagamento, Agenzia Entrate Riscossione è tenuta a conservare, per cinque anni, copia delle attestazioni di notifica; tuttavia questo termine è rivolto a consentire l’esibizione di tali documenti in caso di richieste del contribuente di accedere agli atti amministrativi e averne copia. Invece non vi è termine massimo per difendersi in giudizio e conservare le prove della notifica. Se, ad esempio, la causa viene instaurata dopo nove anni e il contribuente sostiene di non aver mai ricevuto la cartella di pagamento, Agenzia Entrate Riscossione dovrà ugualmente fornire la prova contraria, senza potersi aggrappare al decorso dei cinque anni.

Cosa accade però alla scadenza del quinquennio? L’Agente della Riscossione probabilmente smarrisce o archivia questo malloppo di carte e scartoffie. Fatto sta che, se un contribuente chiede di vedere le prove della notifica di una cartella di oltre 10 anni prima, nessuno all’ufficio dell’esattore potrà aiutarlo e, anzi, gli viene detto che i termini per l’accesso agli atti sono scaduti.

Allora viene facile pensare che, in caso di ricorso al giudice, la vittoria della causa è assicurata. Di fatto, è proprio così. Basta sollevare l’eccezione di difetto di notifica della cartella per aumentare le proprie possibilità di successo.

Sul punto la Cassazione è stata chiara: una cosa è l’obbligo di conservazione le cartelle per fini amministrativi, organizzativi e ispettivi, un’altra invece è poter provare, in caso di un ricorso al giudice, l’effettiva notifica: quest’ultimo onere non conosce termini di scadenza ben potendo un processo durare anche 10 o 15 anni.

Risultato: Agenzia Entrate Riscossione dovrebbe – ma spesso non lo fa – custodire gli originali delle prove di notifica delle cartelle (avvisi di ricevimento delle raccomandate e relazioni di notifica) anche oltre 5 anni. Diversamente il contribuente può ottenere l’annullamento della cartella esattoriale.

Ultima precisazione. Quando si può contestare la mancata notifica di una cartella? Di certo non dopo la notifica che, se mai avvenuta, non può mettere il contribuente nella condizione di conoscere l’atto e ricorrere contro di esso (se lo facesse dimostrerebbe che la cartella, seppur viziata, gli è arrivata e, pertanto, avendo la notifica realizzato il proprio scopo, è sanata). Due sono i modi per contestare una cartella di pagamento mai notificata:

  • estrarre copia dell’estratto di ruolo e agire davanti al giudice entro 60 giorni dalla consegna dello stesso. Secondo le Sezioni Unite della Cassazione è legittimo impugnare l’estratto di ruolo nella parte in cui indica l’avvenuta notifica di una cartella quando invece questa non è stata mai ricevuta;
  • attendere il successivo atto di Agenzia Entrate Riscossione e ricorrere contro di esso per difetto di notifica della cartella precedente. Ad esempio, se il contribuente riceve un fermo auto o un’ipoteca, può opporsi a tali provvedimenti, presentando un ricorso al giudice e sostenendo di non aver mai ricevuto notifica della cartella.

note

[1] Cass. sent. n. 6887 dell’8.04.2016. Si vedano, tra le altre, le pronunce nn. 26683/09, 1842/11 e 19696/14.

[2] Art. 26, co. 5 del Dpr n. 602/1973.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI