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Quando si prende la pensione integrativa

20 Luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Luglio 2017



Pensione complementare: quali sono i requisiti necessari per aver diritto alla rendita integrativa?

 

Sono iscritto a un fondo di previdenza complementare, mi mancano 5 anni alla pensione di vecchiaia e mi hanno appena licenziato: posso chiedere la pensione integrativa?

Nonostante l’adesione alla previdenza complementare sia volontaria per il lavoratore, quest’ultimo, una volta effettuata l’adesione, non ha la piena libertà di decidere come e quando versare i contributi e percepire le prestazioni previdenziali: il rapporto di previdenza complementare, infatti, è in gran parte predeterminato dalla legge [1], oltre che dallo statuto e dal regolamento dello specifico fondo.

Il lavoratore, dunque, deve versare i contributi a proprio carico nella misura e con le modalità previste dal regolamento del fondo, ed è soggetto ai limiti previsti dalla legge in merito ai riscatti, alle anticipazioni, alla liquidazione della rendita o del capitale e agli altri aspetti del rapporto assicurativo.

Questo vale anche per quanto riguarda il diritto a percepire la pensione complementare, o rendita vitalizia.

Pensione integrativa: quando si ha diritto

Nel dettaglio, va precisato che la pensione integrativa è una prestazione che si affianca alla pensione  liquidata dal sistema previdenziale obbligatorio. Per questo motivo si ha diritto alla pensione complementare nel momento in cui maturano i requisiti di accesso alla pensione “principale”, se si possiedono un minimo di 5 anni di contributi versati alla previdenza complementare.

Se, però, l’attività lavorativa termina e l’interessato resta disoccupato per un periodo di tempo superiore a 48 mesi, la pensione complementare può essere erogata, su richiesta dell’aderente, con un anticipo massimo di 5 anni rispetto ai requisiti per l’accesso alla pensione “principale”.

Nel caso del lettore, dunque, al quale mancano 5 anni per maturare i requisiti utili alla pensione di vecchiaia e che è appena stato licenziato, la pensione potrà essere ottenuta dopo 48 mesi di inoccupazione.

La pensione integrativa può essere reversibile, o soggetta ad incrementi al verificarsi di eventi che comportino la perdita di autosufficienza del beneficiario. Possono essere erogate anche delle anticipazioni, per diversi motivi (spese sanitarie, acquisto prima casa, formazione, ulteriori esigenze personali).

Calcolo pensione integrativa

La previdenza complementare non prevede un rendimento uguale per tutti, ma questo varia a seconda del fondo al quale si aderisce, in base agli impieghi delle risorse: in pratica, il calcolo della pensione si basa sui contributi accantonati e rivalutati secondo il tasso di rendimento del fondo, come avviene nell’ordinario sistema di calcolo contributivo (nel contributivo la rivalutazione si basa sulla variazione quinquennale del Pil nominale).

Alcuni fondi di previdenza complementare, detti fondi a prestazione definita, prevedono un calcolo della pensione simile a quello retributivo, con una prestazione erogata in percentuale sull’ultima retribuzione: non è più possibile, però, aderire a questi fondi dal 2007.

I fondi attuali sono quindi chiamati a contribuzione definita, poiché stabiliscono un contributo fisso, mentre è la pensione a variare in base ai rendimenti ed all’ammontare dei versamenti.

Al contributo fisso può aggiungersi la destinazione del Tfr, il trattamento di fine rapporto, che in base alle nuove norme può essere totale o parziale: se totale, corrisponde al 6,91% della retribuzione. Se, però il lavoratore sceglie di destinare il Tfr alla previdenza complementare,  non può più mantenere la liquidazione in azienda e, cambiando lavoro, potrà solo scegliere a quale fondo destinare il Tfr.

Oltre al Tfr, si può aggiungere anche una quota integrativa, versata obbligatoriamente o volontariamente dal datore di lavoro: il versamento è obbligatorio se previsto nel contratto collettivo applicato, diversamente avviene dietro libera scelta dell’azienda.

Previdenza complementare: pensione integrativa e altre prestazioni

L’adesione a un fondo di previdenza complementare può dare diritto, ad ogni modo, non solo alla pensione integrativa, ma anche ad altre prestazioni. In particolare si può aver diritto:

  • a un’erogazione effettuata sotto forma di capitale, se non si raggiungono i requisiti per la pensione, o se la prestazione pensionistica complementare annua risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale;
  • alla rendita integrativa, o Rita, che accompagna o sostituisce l’Ape, l’anticipo pensionistico, per diminuire l’impatto delle rate del prestito sulla pensione; ricordiamo che l’Ape è una prestazione che può essere richiesta da chi ha compiuto almeno 63 anni di età e possiede almeno 20 anni di contributi; l’Ape è erogata, grazie a un prestito bancario, con assegni mensili, corrisposti sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia; la Rita ha dunque lo scopo di integrare l’importo del prestito bancario, abbassando così la penalizzazione sulla futura pensione dovuta alla restituzione del finanziamento.

note

[1] D.Lgs. 252/2005.


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