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Ipoteca Agenzia delle Entrate: come difendersi

20 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 luglio 2017



Ecco le tutele per il contribuente prima e dopo la notifica del preavviso di ipoteca: la domanda di rateazione blocca la misura cautelare.

Quando il contribuente è in mora verso il fisco, prima di poter iscrivere ipoteca, l’Agenzia delle Entrate Riscossione è obbligata a inviargli un preavviso di iscrizione ipotecaria in quanto si tratta di una misura lesiva dei suoi diritti. Tuttavia, l’iscrizione di ipoteca conserva efficacia anche se eseguita senza l’invio del preavviso, fino a quando il giudice non ne ordina la cancellazione. In altre parole, se non si va in tribunale a far valere i propri diritti, l’ipoteca resta ed è valida [1].

Come ormai noto, in caso di mancato pagamento della cartella esattoriale, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può iscrivere nei registri immobiliari l’ipoteca sugli immobili del debitore, al fine di tutelare il credito erariale e garantire l’effettività della riscossione, avendo il diritto di essere soddisfatta con preferenza nel caso di espropriazione. Tuttavia, se si tratta di prima casa di residenza a uso abitativo, all’iscrizione dell’ipoteca non può seguire il pignoramento, ossia la messa in vendita all’asta per il tramite del tribunale.

Prima di iscrivere l’ipoteca, l’agente della riscossione è obbligato a notificare al debitore il cosiddetto “preavviso di ipoteca” per invitarlo a pagare le somme dovute entro 30 giorni, con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, si procederà all’iscrizione di ipoteca [2].

Cosa fare dopo il preavviso di ipoteca

Anche quando il preavviso di iscrizione ipotecaria viene inviato, il contribuente non è privo di contromisure.

Innanzitutto, è stato previsto il blocco delle iscrizioni di ipoteca in caso di presentazione di un’istanza di dilazione del debito a causa di una temporanea difficoltà finanziaria [3]. Pertanto, entro 30 giorni dalla notifica del preavviso, il contribuente potrebbe presentare direttamente all’Agenzia delle Entrate Riscossione un’istanza di rateazione delle somme dovute al fine di evitare l’ipoteca (rateazione ordinaria di 72 rate o, in presenza dei presupposti, straordinaria di 120 rate).

L’ipoteca, dunque, potrà scattare solo in caso di mancato accoglimento della domanda di rateazione oppure in caso di decadenza dal beneficio della rateazione (per mancato pagamento, ad esempio, di cinque rate anche non consecutive).

Cosa fare dopo l’iscrizione dell’ipoteca

Una volta iscritta, l’ipoteca potrebbe essere impugnata dinanzi al giudice tributario o ordinario e dichiarata illegittima per varie ragioni, quali, ad esempio:

  • mancato decorso del termine dilatorio di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento o di 30 giorni dalla notifica del preavviso;
  • difetto di motivazione;
  • assenza dell’indicazione del responsabile del procedimento;
  • omessa o irrituale notifica della cartella di pagamento/accertamento;
  • mancato rispetto dei limiti previsti dalla legge;
  • prescrizione o decadenza del diritto di credito del fisco, intervenuta in data anteriore a quella in cui il ruolo è stato reso esecutivo;
  • un provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;
  • una sospensione amministrativa comunque concessa dall’ente creditore;
  •  una sospensione concessa dal giudice oppure una sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emessa in un giudizio in cui il concessionario non ha preso parte;
  • un pagamento effettuato in data anteriore alla formazione del ruolo stesso, in favore dell’ente creditore;
  • qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito sotteso.

Ipoteca sì, pignoramento no

Va ricordato che l’Agenzia delle Entrate Riscossione procede all’iscrizione di ipoteca anche sulla prima casa, laddove il debito nel complesso superi i 20mila euro. Ma non potrà comunque procedere all’espropriazione, a meno che il debito complessivo non superi i 120mila euro.

Pertanto, ferma restando la facoltà di intervenire nell’espropriazione avviata da altri (per esempio la banca), a prescindere dal valore del debito non pagato, l’Agenzia delle Entrate non potrà espropriare l’immobile se è l’unico di proprietà del debitore e lo stesso vi risieda anagraficamente, a meno che non si tratti di fabbricati classificati come immobili di lusso (categorie catastali A/1, A/8 e A/9), anche se prima casa.

Restano comunque esclusi dal divieto di pignoramento tutti gli immobili con categoria non abitativa, quali uffici e studi privati (A/10) e pertinenze accatastate autonomamente, come box o cantine (C/6 o C/2).

note

[1] Cass. sent. n. 19667 del 18.10.2014.

[2] Dl 70/2011.

[3] Per effetto del Dl 16/2012.

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