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Lo sai che? Affittare un appartamento senza avere un lavoro: è possibile?

Lo sai che? Pubblicato il 20 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 luglio 2017

Ecco come riuscire ad affittare una casa anche se disoccupati o senza contratto di lavoro

Capita spesso a chi intende affittare una casa che il proprietario dell’appartamento o l’agenzia immobiliare gli chieda l’esibizione di una busta paga come garanzia di pagamento. È legittimo questo comportamento? È possibile affittare un appartamento senza avere un lavoro? Cercheremo di rispondere in questo articolo.

Come fare nel caso in cui si è senza lavoro?

In materia di locazione di immobili, la legge non obbliga né a richiedere né a esibire la busta paga prima di stipulare il contratto. Non vi è, dunque, alcun l’obbligo legale di fornire al proprietario la propria busta paga al fine di locare un immobile.

A che serve mostrare la busta paga dunque?

Attraverso l’esibizione della busta paga l’aspirante affittuario mostra al locatore la propria capacità reddituale e, dunque, consente al locatore di confidare nella sua solvibilità.

La busta paga rappresenta, quindi, una garanzia.

La questione, tuttavia, non è di poco conto se si considera che oltre alle persone che un contratto di lavoro non ce l’hanno perché di fatto disoccupate, vi sono anche quelle che lavorano al nero e che, pertanto, pur avendo una capacità reddituale non possono darne evidenza attraverso la busta paga.

Esistono, però, molti modi di dimostrare la propria capacità economica senza necessariamente dover fornire la prova di avere un contratto di lavoro.

È possibile ad esempio fornire garanzie alternative:

  • esibendo un documento ufficiale della banca che attesti la disponibilità economica dell’aspirante affittuario;
  • mostrando copia della dichiarazione dei redditi;
  • costituendo un fideiussore a garanzia del pagamento del canone pattuito.

Accanto a tali sistemi tradizionali di garanzia, sono stati elaborati ulteriori strumenti per evitare l’arresto dei traffici commerciali e garantire il diritto di credito del proprietario locatore.

Negli ultimi tempi, infatti, si è diffusa la prassi di incamerare una somma a titolo di pegno come garanzia reale dell’adempimento.

Il proprietario, in sostanza, può ricevere una somma a titolo di pegno che potrà trattenere in caso di inadempimento.

In questo modo il proprietario, in maniera del tutto legittima, supera il divieto di chiedere per legge più di tre mensilità a titolo di cauzione [1] e l’inquilino, nel caso non disponga della somma, può chiedere un finanziamento dalla banca per ottenerla.

Altro strumento di garanzia, meno utilizzato perché poco conosciuto, ma estremamente utile ed efficace è la caparra confirmatoria. Questa, molto utilizzata nei contratti di compravendita immobiliare, lo è poco o nulla nelle locazioni.

Essa consiste in una somma di denaro che al momento della stipula una parte consegna all’altra, a testimonianza della serietà dell’accordo e che va restituita alla parte che l’aveva prestata se il contratto è stato correttamente adempiuto. In caso di inadempimento, invece, alla parte adempiente è riconosciuta la facoltà di recedere dal contratto e trattenere la caparra [2].

Tale metodo è molto efficace, in quanto l’aver consegnato al proprietario di casa una cospicua caparra (6, 9 o 12 mesi) rappresenta sicuramente  un valido disincentivo per chi,  trovandosi “in affitto” voglia divenire moroso o ritardare il pagamento dei canoni di locazione.

note

[1] il divieto è posto dall’art. 11 della Legge n. 392/78.

[2] Art. 1385 del cod. civ.


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