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Demansionamento: posso avere quanto mi hanno tolto?

21 luglio 2017


Demansionamento: posso avere quanto mi hanno tolto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 luglio 2017



Sono da anni vittima di demansionamento. Che diritto sul regresso posso vantare? Posso pretendere il prosieguo dei passaggi di livello già parzialmente attuati anche se sono passati anni?

Il lavoratore [1] deve essere adibito a mansioni per il quale è stato assunto o corrispondenti ad inquadramento superiore successivamente acquisito. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori, per un periodo di tempo fissato dai contratti collettivi o in mancanza dopo sei mesi continuativi, ha diritto a ricevere il trattamento economico corrispondente all’attività svolta e all’assegnazione definitiva. Pertanto, in costanza di rapporto di lavoro, se il lavoratore svolge effettivamente delle mansioni superiori per un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque superiore a sei mesi, riuscendo a darne prova in tribunale, ha diritto non solo di ricevere le differenze retributive ma di ottenere il conseguente inquadramento giuridico nella nuova posizione. Le azioni per vedere riconosciuti tali diritti sono soggette a prescrizione, di 5 anni con riferimento alle differenze retributive, di 10 anni con riferimento all’inquadramento. Il lavoratore che decide di agire in giudizio per ottenere l’inquadramento in una qualifica superiore ha l’onere di provare gli elementi posti alla base della sua domanda. In particolare deve specificare il contenuto delle mansioni da lui svolte in concreto, mettendole a confronto con i profili caratterizzanti da un lato le mansioni della superiore qualifica rivendicata, e dall’altro lato della qualifica riconosciutagli dal datore. Il giudice, al contrario, deve accertare le attività lavorative in concreto svolte dal lavoratore, individuare le qualifiche e i gradi previsti dal contratto collettivo di categoria ed infine decidere in base al raffronto delle due situazioni.

Si suggerisce alla lettrice, pertanto, di affidarsi ad un avvocato giuslavorista di fiducia che possa agire in giudizio per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 2103 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 8057 dello 08.04.2011

L’azione promossa dal lavoratore subordinato ed avente ad oggetto il riconoscimento della qualifica superiore si prescrive nell’ordinario termine decennale di cui all’art. 2946 c.c., mentre le azioni dirette ad ottenere le differenze retributive derivanti dal suddetto riconoscimento si prescrivono nel termine quinquennale previsto dall’art. 2948 c.c., il quale decorre anche quando il diritto a tali differenze venga fatto valere contemporaneamente al diritto all’attribuzione alla qualifica superiore, soggetto alla prescrizione decennale.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 6030 del 16.04.2003

Ai fini dell’applicazione dell’art. 2103 c.c., spetta all’autonomia collettiva fissare la gerarchia delle mansioni e delle relative qualifiche allo scopo di stabilire la categoria superiore e le mansioni superiori; peraltro, per appurare l’effettiva unicità di inquadramento nell’ambito di una determinata area lavorativa, in base alla contrattazione collettiva, non sono sufficienti mere affermazioni di principio, anche se più volte ribadite, qualora la stessa contrattazione stabilisca, nell’ambito della medesima area e per mansioni diverse, retribuzioni differenti, identificando in tal modo mansioni e qualifiche differenziate, nell’ambito delle quali operano i principi affermati nel suddetto art. 2103 c.c. Peraltro, l’autonomia collettiva non si sottrae alle prescrizioni del citato articolo 2103, con conseguente nullità dei patti contrari al divieto di declassamento di mansioni, dovendosi escludere tale nullità solo ove il nuovo contratto collettivo prevede il riclassamento del personale, consistente in un riassetto delle qualifiche e dei rapporti di equivalenza tra mansioni, fatta salva in ogni caso la tutela della professionalità già raggiunta dal lavoratore.

Tribunale di Roma, sentenza n. 11333 del 17.06.2011

Il lavoratore che agisca in giudizio per ottenere l’inquadramento in una qualifica professionale superiore ha l’onere di allegare e di provare gli elementi posti a base della domanda e, in particolare, è tenuto ad indicare esplicitamente quali siano i profili caratterizzanti le mansioni di detta qualifica, rafforzandoli altresì espressamente con quelli concernenti le mansioni che egli deduce di avere concretamente svolto.


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