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Incendio doloso: differenze tra privato e pubblico

31 Lug 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Lug 2017



Appiccare il fuoco ad un bosco non è come dare alle fiamme l’orto del vicino. Ecco cosa cambia, cosa si rischia e come procede la Pubblica amministrazione.

Accadono quasi sempre d’estate, complici il caldo e la siccità che colpisce molte zone ed altrettante teste malate. Gli incendi che colpiscono, soprattutto, le aree boschive spesso hanno una matrice dolosa. Significa che qualcuno, volutamente, è andato in uno di quei posti con in mano un accendino o un fiammifero ed un po’ di materiale combustibile per appiccare le fiamme. E’ quello che viene chiamato incendio doloso. Ma ci sono delle differenze tra privato e pubblico? Cioè, se viene colpita un’area di proprietà di tutti o un bene che appartiene ad un singolo (la casa, l’auto, il negozio)? Vediamo che cosa dice il codice penale al riguardo.

Incendio doloso di bene pubblico: come viene punito

Il codice penale [1] punisce con la reclusione da 3 a 7 anni «chiunque cagiona un incendio», anche quando a bruciare è la cosa propria e può creare pericolo per l’incolumità degli altri. E’ il passaggio più generico ma, continuando a leggere, si possono avvertire le prime differenze tra privato e pubblico quando si parla di incendio doloso.

La pena aumenta, infatti, per chi provoca un incendio in un bosco, in una selva o in una foresta [2], ma anche in un vivaio forestale destinato al rimboschimento, proprio o altrui: in uno di questi casi si rischia la reclusione da 4 a 10 anni e ancor di più se dall’incendio «deriva pericolo per edifici o danno su aree protette».

E’ il caso, ad esempio, di chi appicca il fuoco in un bosco vicino ad una o più abitazioni. Il propagarsi delle fiamme, quindi, non solo distrugge la zona boschiva ma mette in pericolo anche gli edifici circostanti, con conseguenze facili da immaginare.

Inoltre, le pene citate sono aumentate della metà se dall’incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all’ambiente. Altro passaggio, dunque, che fa riferimento all’incendio doloso contro un bene pubblico.

Non solo nei boschi, però. La pena aumenta [3] anche quando l’incendio doloso colpisce:

  • edifici pubblici o destinati ad uso pubblico, monumenti, cimiteri e loro dipendenze;
  • navi (o altri natanti) e aerei;
  • scali ferroviari o marittimi, o aeroscali, magazzini generali o altri depositi di merci o derrate, o su ammassi o depositi di materie esplodenti, infiammabili o combustibili.

Incendio doloso contro la cosa pubblica: come si procede

In caso di danno alla cosa pubblica provocato da un incendio doloso, gli enti pubblici sono obbligati a costituirsi parte civile [4] nei procedimenti a carico dei responsabili del danno. Il risarcimento consiste nella compensazione delle spese di spegnimento e del danno al suolo e al sottosuolo: perdita economica di prodotti legnosi e servizi non più erogabili dall’ecosistema foresta e oneri di rimboschimento nelle zone in cui il danno non è persistente.

Se gli enti pubblici mancano a questo vincolo, la Corte dei Conti può avvertire un danno erariale ripetibile e procedere verso dipendenti e funzionari inadempienti per atti, anche omissivi, compiuti in violazione dei diritti.

Per la stima del danno ambientale e delle spese di spegnimento, esiste un riferimento giurisprudenziale standard elaborato dal Corpo Forestale in collaborazione con l’Università di Firenze.

Incendio doloso di bene privato: come viene punito

Bisogna ricordare che il codice penale punisce indistintamente «chiunque cagiona un incendio», a prescindere che venga dato alle fiamme un bene pubblico o privato. Tuttavia, come abbiamo visto, nel caso di alcuni beni pubblici come parchi, boschi o perfino un cimitero, c’è un aumento della pena.

Se, invece, l’incendio doloso è contro un bene privato, come una casa, un’auto, un negozio, che cosa succede? Il codice penale è lapidario: chiunque, al solo scopo di danneggiare la cosa altrui, appicca il fuoco ad una cosa propria o di un altro, è punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni se dal fatto sorge il pericolo di un incendio [5]. Se l’incendio, effettivamente, avviene, si applicano le pene già viste in precedenza ma ridotte da un terzo alla metà. Il reato si chiama «danneggiamento seguito da incendio».

Facciamo un esempio. Per far pagare qualche torto a quel vicino che mi sta antipatico, gli accendo un fuocherello nell’orto che tiene in giardino. Se mi va bene, nella mia mente perversa gli farò un po’ di pomodori e zucchine arrosto e gli distruggerò l’orto. Qui rischio da 6 mesi a 2 anni di reclusione, perché dal fatto che ho compiuto (accendergli un falò nell’orto) sorge il pericolo di un incendio. Se mi va male, però (e al vicino ancora peggio) una folata di vento propagherà le fiamme al resto del giardino e, a catena, fino all’abitazione, provocando un vero e proprio incendio. In questo caso rischio una pena da 3 a 7 anni, ridotta da un terzo alla metà.

Attenzione, però, perché anche questa volta viene ritenuta una circostanza aggravante dare fuoco ad un edificio abitato o destinato ad uso di abitazione.

note

[1] Art. 423 cod. pen.

[2] Art. 423-bis cod. pen.

[3] Art. 425 cod. pen.

[4] Legge n. 349/1986.

[5] Art. 424 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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