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Cosa rischia l’avvocato che gonfia la parcella?

29 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 luglio 2017



L’avvocato che gonfia la parcella, affrontando questioni che esulano dal mandato conferito, deve essere punito con la sospensione

L’avvocato deve essere diligente e competente, ma prima di tutto leale ed onesto. Deve, dunque, svolgere fedelmente il mandato ricevuto, agendo esclusivamente a tutela del proprio assistito. È molto importante, inoltre, che il legale si mantenga nei limiti dell’incarico conferito dal cliente e non compia attività che esulino da esso al solo scopo di pretendere, poi, un conto più salato.

Attenzione, dunque, alle parcelle “gonfiate” che  potrebbero essere – d’ora in poi – motivo di  sospensione dall’esercizio della professione.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite che, con una recentissima pronuncia [1],  ha stabilito la sanzione della sospensione trimestrale per un avvocato che aveva “truccato” la sua parcella.

Nel caso di specie, stando all’incarico che il cliente gli aveva conferito, il legale avrebbe dovuto svolgere solo un’attività di valutazione in ordine alle possibili azioni da intraprendere in futuro. Il legale, tuttavia, eccedendo arbitrariamente  il proprio mandato, aveva posto in essere tutta una serie di attività ulteriori (quali la predisposizione di documenti e l’impugnazione di atti), affrontando questioni che nulla avevano a che fare con quanto concordato con il cliente.

Evidente che tali attività, del tutto inutili per il proprio assistito e per di più non richieste, erano state predisposte al solo fine di pretendere, poi, una parcella più esosa dal cliente, che, vistosi recapitare un conto così sproporzionato, ha pensato bene di “denunciare” l’accaduto con un apposito esposto.

Ebbene, valutata la questione, il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha pronunciato, nei confronti del legale, un provvedimento disciplinare condannandolo a tre mesi di sospensione dalla professione.

Del tutto inutile il ricorso dell’avvocato in Cassazione, la quale – schierandosi dalla parte del cliente – ha confermato la sanzione disciplianare:  l’avvocato che gonfia la parcella, affrontando questioni che esulano dal mandato conferito, deve essere punito con la sospensione.

note

[1] C. Cass. Sez. Uni., ordinanza n. 17115 del 11.04.2017.


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