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Puzza di animali: cosa fare?


Puzza di animali: cosa fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 luglio 2017



Se il cane, il gatto o i conigli del vicino creano esalazioni moleste di odori può scattare il penale.

Quando gli escrementi degli animali si accumulano sul giardino creando cattivi odori in grado di molestare i vicini, il proprietario ne risponde penalmente e può essere denunciato. È infatti il codice penale [1] a punire con l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 206 euro chiunque provoca odori molesti. Nonostante il reato si chiami «getto pericoloso di cose» non è necessario che la cacca sia “gettata” nel campo del vicino, ma basta che l’odore arrivi fin sotto le altrui finestre, superando la soglia della cosiddetta «normale tollerabilità». A ricordarlo è una recente sentenza della Cassazione [2]. Cerchiamo di capire, più nel dettaglio, cosa fare se c’è puzza di animali.

La puzza di animali può generare due tipi di problemi. Il primo è olfattivo: a nessuno piace affacciarsi dal balcone e subire l’olezzo dell’urina e degli altri escrementi di un cane, un gatto, un coniglio. Le stesse mucche, benché la loro presenza sia indice di una sana vita campagnola, generano odori non facilmente sopportabili anche a distanza. Il secondo problema è legato alla salute: i cattivi odori richiamano altri animali, non sempre puliti, tra cui mosche, zanzare e topi.

La tutela per chi è costretto a subire la puzza di animali è dunque duplice. Da un lato è possibile segnalare all’Asl e al sindaco eventuali situazioni di pericolo per l’igiene pubblica o privata. Dall’altro lato, qualora si voglia tutelare solo la “vivibilità” della proprietà privata da odori molesti di escrementi (in assenza quindi di rischi per la salute), è possibile chiamare la polizia o i carabinieri. Qualora questi non vogliano fare un sopralluogo ci si potrà recare alla più vicina stazione e depositare una querela. Le autorità effettueranno le indagini e il proprietario dell’animale subirà un procedimento penale all’esito del quale potrà essere condannato per il reato di getto pericoloso di cose. Si tratta di un reato minore che, se non abituale, consente al colpevole di non subire né pene, né condanne anche se la fedina penale resta macchiata. L’archiviazione del procedimento avviene per «tenuità del fatto» che, tuttavia, è un “precedente” per ottenere il risarcimento del danno in via civile (come a breve diremo).

Se il cane è in comproprietà (ad esempio a una coppia di coniugi) entrambi risponderanno in concorso nel reato per la puzza dell’animale.

Il reato si prescrive in cinque anni dalla data di commissione del fatto. Quindi è bene che il procedimento subisca un’accelerata; diversamente il colpevole potrebbe farla franca, almeno da un punto di vista penale.

Sotto l’aspetto civile ci sono cinque anni per chiedere il risarcimento del danno. La causa civile richiede l’avvio di un giudizio mediante un avvocato e la prova non solo dell’immissione olfattiva molesta, ma anche del danno (cosa non sempre facile da fornire).

note

[1] Art. 674 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 35566/2017.

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