HOME Articoli

Lo sai che? I diritti degli anziani

Lo sai che? Pubblicato il 2 agosto 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 2 agosto 2017

Assistenza dai figli, ricovero in caso di demenza o Alzheimer, esenzione da Imu e ticket. E poi: accompagnamento, amministrazione di sostegno, Legge 104.

Parlare dei diritti degli anziani, quasi sempre, significa parlare di come assistere le persone che hanno perso l’autonomia, che non sono più autosufficienti, che hanno bisogno di assistenza continua. E, quindi, il discorso si identifica con quello che lo Stato è tenuto a fare per sostenere loro nel momento in cui sono più deboli.

Questo è vero, ma solo in parte

Ci sarebbe, comunque, da aggiungere che gli anziani hanno diritto all’assistenza non solo da parte dello Stato ma anche (come vedremo tra poco) da parte dei propri figli. E non si può, inoltre, dimenticare gli anziani che, pur godendo di buona salute, hanno un reddito basso, frutto di una pensione a dir poco ridicola, e che pure loro hanno dei diritti, anche se riescono a camminare da soli, a uscire in posta o al supermercato, a ballare un valzerino durante la festa del paese o a farsi una passeggiata in montagna.

Vediamo allora quali sono i diritti degli anziani. Di quelli autosufficienti e di quelli che, ormai, hanno bisogno a vita di un bastone umano e sociale a cui appoggiarsi.

Il diritto ad essere assistiti dai figli

Tra i diritti degli anziani, quello di essere assistiti dai figli nel momento del bisogno è tra i più spinosi. Non mancano, purtroppo, le discussioni tra fratelli (con interferenze di «affini e collaterali» che direbbe Totò, leggasi cognate e cognati vari) su chi e come ci si deve occupare dei genitori anziani. Spesso è uno solo a farsene carico, magari quello che abita più vicino al padre o la madre non autosufficiente, mentre gli altri preferiscono, con una buona scusa, continuare la loro vita come se nulla fosse.

I diritti degli anziani contemplano, in alcuni casi, l’assistenza materiale da parte dei figli perché c’è un obbligo legale e giuridico di farlo

Il diritto a ricevere gli alimenti dai figli

Oltre che il buon senso, lo dice anche la Cassazione [1]. La Suprema Corte ha più volte ribadito l’incapacità del soggetto anziano di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento, in quanto non atto a svolgere un lavoro. Un’incapacità che, secondo la Cassazione, deve ritenersi implicita e che, pertanto, non necessita di una specifica prova contraria.

Se a questo stato di incapacità si aggiunge quello di un bisogno concreto (la non autosufficienza o l’aggravarsi di una malattia), è dovere dei figli concorrere nel versare al genitore gli alimenti [2], ciascuno in proporzione delle proprie condizioni economiche. Che convivano o meno con i genitori anziani.

Tuttavia:

  • se un figlio non ha mezzi economici per versare gli alimenti al genitore anziano, può rispettare il suo obbligo di assistenza ospitandolo e mantenendolo in casa;
  • se non c’è accordo tra i figli su chi di loro deve versare gli alimenti ai genitori, i diritti degli anziani verranno garantiti da un giudice, che prenderà una decisione in proporzione al bisogno del richiedente e alle condizioni economiche di chi dovrà farsene carico.

Se von viene rispettato il diritto dell’anziano all’assistenza dei figli

Qualora i diritti degli anziani all’assistenza dai figli non venissero rispettati, questi ultimi potrebbero incorrere nel reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [3].

Questo reato viene punito dal codice penale con reclusione fino a un anno e con la multa da 103 a 1.032 euro

Stesso discorso per chi manca di prestare ai genitori anziani le cure e l’assistenza necessarie: incorre nel reato di abbandono di minori o di persone incapaci, commesso non solo da chi lascia da soli i bambini ma anche da chi non assiste una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, di provvedere a se stessa. Un reato che prevede la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Ma la pena può aumentare se a non prendersi cura della persona bisognosa è un figlio, un coniuge o un’altra persona particolarmente vicina all’anziano.

Infatti, per la giurisprudenza lasciare un genitore anziano in balia di se stesso è equiparabile a lasciare un bambino da solo in casa. La Cassazione non ha dubbi: la vecchiaia è una causa di incapacità di provvedere a se stessi. Ecco perché i diritti degli anziani contemplano anche quello di avere dai figli quanto serve per l’igiene propria e dell’ambiente in cui vivono. Sempre che l’incapacità del genitore anziano derivi da inettitudine fisica o mentale «all’adeguato controllo di ordinarie situazioni di pericolo per l’incolumità propria» [4].

I figli ne sarebbero responsabili da un punto di vista giuridico anche se facessero firmare ai genitori nero su bianco la loro rinuncia ad essere assistiti, in quanto il padre o la madre anziani, restando in una condizione di necessità, resterebbero in una condizione oggettiva di incapacità.

I figli, voltando la testa da un’altra parte, incorrerebbero comunque nel reato di abbandono

Il diritto degli anziani all’assistenza in caso di demenza

La demenza senile è uno dei problemi più comuni tra gli anziani. Ma anche uno dei più complicati da affrontare. Perché l’anziano non ha una malattia grave, ma ha una malattia seria. I suoi atteggiamenti cambiano, la sua irritabilità aumenta. Spesso è disorientato. La memoria recente piano piano scompare. Il risultato è un rapporto con l’anziano problematico e frustrante. Quali sono, allora, i diritti degli anziani che soffrono di demenza senile?

I parenti più stretti possono, innanzitutto, accertarsi che il problema sia quello della demenza e che non si tratti di qualcosa di più grave (un morbo di Alzheimer, per esempio).

Il medico di base che ha in cura l’anziano dovrà prescrivere alcuni esami strumentali in grado di aiutare ad individuare la diagnosi di demenza: una Tac o una risonanza magnetica del cervello sarebbero sufficienti. Ma, se proprio si vuole approfondire di più la situazione, si può chiedere anche una Spect, cioè la tomografia computerizzata ad emissione di fotone singolo. Terminologia complicata che, in realtà, ha uno scopo molto semplice: determinare il grado di demenza dell’anziano valutando il flusso di sangue al cervello per individuare la possibile cura.

La decisione da prendere quando al genitore anziano viene diagnosticata una demenza senile può variare sia in base alla gravità della malattia sia in base agli impegni quotidiani dei suoi familiari.

Se lo stadio della demenza senile consente di tenere l’anziano a casa, ci sono degli accorgimenti che possono evitare di rivolgersi ad una struttura esterna, come creare per lui un ambiente sicuro e tranquillo, mantenere una certa regolarità per pasti o attività giornaliere, affidargli dei compiti semplici.

Se, invece, lo stadio della malattia è più avanzato ci potrebbero essere le condizioni per un ricovero in una Rsa, ovvero in una Residenza sanitaria assistenziale, indipendentemente dall’età. Condizioni come una malattia che possa avere delle conseguenze prolungate nel tempo e che provochi una perdita progressiva dell’autonomia del soggetto (la capacità di mangiare da solo o di camminare, oppure l’incontinenza).

Quali sono i diritti degli anziani in questi casi?

Il paziente dovrà essere visitato da un medico dell’Asl di competenza territoriale per ottenere il certificato di non autosufficienza in cui viene segnato il grado di gravità della malattia. Con quel certificato, il parente dovrà contattare il Servizio sociale del Comune di residenza per fissare un appuntamento a domicilio, nel corso del quale bisognerà presentare la valutazione diagnostica in originale e in copia, l’eventuale certificato di invalidità ed il modello Isee.

Spetterà al Servizio sociale decidere se optare per un ricovero diurno, per l’assistenza domiciliare o per un ricovero in una Rsa disponibile.

L’anziano ha diritto di decidere quando farsi ricoverare, se le sue condizioni glielo consentono. Ai parenti verrà riconosciuto un rimborso forfettario delle spese sostenute purché prestino servizio di volontariato nella struttura in cui l’anziano viene ricoverato.

Il voucher demenze

Tra i diritti degli anziani che soffrono di demenza senile c’è anche quello al cosiddetto voucher demenze, rivolto ai pazienti con diagnosi di demenza certificata da uno specialista in fase iniziale (cioè quando si presentano principalmente problemi cognitivi e di comportamento e non ancora sintomi clinici) e alle loro famiglie. Può richiedere questo servizio la famiglia che si trova in difficoltà a gestire la situazione di un anziano e che ha bisogno di aiuto per affrontarla.

Il paziente non deve ricevere altri aiuti e non deve essere seguito da altri servizi sul territorio

Per ottenere il voucher demenze, basta rivolgersi al medico di famiglia, che lo farà attivare dopo avere ricevuto una relazione dell’assistente sociale del Comune di residenza del malato. La famiglia può chiederlo anche direttamente all’assistente sociale oppure all’Asl di competenza.

I diritti degli anziani malati di Alzheimer

Uno dei diritti degli anziani malati di Alzheimer è quello di essere ricoverato a spese del Servizio sanitario nazionale. Per la Corte di Cassazione, in questo tipo di patologia, non si possono separare le attività socio-assistenziali da quelle sanitarie e, quindi, l’anziano con problemi di Alzheimer ha diritto a «prestazioni totalmente a carico del Ssn» [5], anche se Regioni o Comuni dispongono il contrario. La Suprema Corte sancisce in modo ben preciso che «il diritto alla salute è protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana». Inoltre, «ogni promessa di pagamento da parte dei familiari al momento del ricovero è da ritenersi nulla» e non è possibile alcuna rivalsa nei confronti dell’anziano o dei parenti se, nel frattempo, il congiunto fosse deceduto.

Per accedere ai servizi di assistenza che si occupano di questo tipo di malattia, bisogna rivolgersi a:

  • il medico curante per quanto riguarda i servizi sanitari e socio-sanitari;
  • l’assistente sociale del Comune di residenza per i servizi socio-assistenziali;
  • il Centro di assistenza domiciliare presso il Distretto socio-sanitario.

Ciascuno di questi interlocutori sarà in grado di consigliare la soluzione migliore per difendere i diritti degli anziani malati di Alzheimer.

Il diritto all’assistenza domiciliare in caso di Alzheimer

L’assistenza domiciliare è un altro dei diritti degli anziani malati di Alzheimer. Può essere di due tipi: quello sanitario e quello sociale.

Il primo è un servizio gratuito erogato dall’Asl a persone con patologie croniche in fase avanzata e con elevati livelli di dipendenza, quindi anche agli anziani malati di Alzheimer. Vengono erogate prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e socio-assistenziali presso il domicilio del paziente. A chi rivolgersi? Al proprio medico curante.

L’assistenza domiciliare di tipo sociale, invece, non prevede delle prestazioni sanitarie ma soltanto quelle di natura socio-assistenziale mirate a consentire la permanenza dell’anziano nel normale ambiente di vita e di ridurre il ricorso al ricovero in strutture residenziali.

Le principali prestazioni erogate dal Servizio di Assistenza Domiciliare sono:

  • l’aiuto per la cura della persona (igiene personale);
  • l’aiuto per la gestione della casa (pulizie, commissioni e spese);
  • il sostegno per lo svolgimento delle attività quotidiane;
  • l’aiuto per il mantenimento dei rapporti con vicini ed amici.

Il servizio è gratuito per i nuclei familiari al di sotto di una certa soglia di reddito Isee, mentre è prevista la compartecipazione alla spesa delle famiglie che eccedono dai parametri stabiliti dalle Amministrazioni comunali.

Altre prestazioni socio-assistenziali a domicilio sono i buoni sociali, cioè i contributi economici per le famiglie che hanno a carico un anziano malato di Alzheimer, erogati in base ad un tetto limite dell’indicatore Isee, ed i pasti a domicilio, qualora fossero previsti nel Comune di residenza.

Il diritto al ricovero temporaneo

I servizi sociali del Comune di residenza possono valutare la possibilità di un ricovero temporaneo dell’anziano con problemi di Alzheimer. Viene chiamato anche «ricovero di sollievo».

La durata è compresa tra 15 e 30 giorni presso strutture residenziali (Rsa)

Questa prestazione è compatibile con le altre, in quanto non è definitiva. Concede ai familiari dell’anziano di prendere un respiro per poi farsi di nuovo carico di lui.

Il diritto degli anziani al ricovero presso una Rsa

Altra possibilità, per difendere i diritti degli anziani malati di Alzheimer, è quella del ricovero presso una Rsa, cioè una Residenza sanitaria assistenziale, quella che una volta veniva chiamata casa di riposo. Si tratta di un ricovero temporaneo o definitivo per gli anziani che non possono più essere assistiti a domicilio. A chi rivolgersi in questo caso?

I familiari del paziente devono presentare la domanda direttamente alla struttura individuata tra quelle accreditate dalla propria Regione oppure presso il Centro unico di prenotazioni (il Cup).

Come detto in precedenza, la Cassazione ha stabilito che le rette devono essere a carico del Servizio sanitario nazionale

I diritti degli anziani con problemi e dei loro familiari

Ecco, ora, come difendere i diritti degli anziani con problemi e dei familiari che lo hanno in carico quando si ha bisogno di un sostegno economico.

L’amministrazione di sostegno

La legge [6] sostiene gli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, dando ai familiari che hanno a carico un anziano con problemi una possibilità in più per garantire i suoi diritti e la sua tutela attraverso la nomina di un amministratore di sostegno.

Rappresenta, in questo caso, il parente in alcuni atti della vita decisi dal giudice tutelare con apposito decreto

L’indennità di accompagnamento

L’indennità di accompagnamento [7] viene riconosciuta quando il paziente non ha la possibilità di deambulare in modo autonomo e, per questo, ha bisogno dell’aiuto costante di un accompagnatore oppure è una persona che ha bisogno di assistenza continua perché non più in grado di assolvere alle normali azioni quotidiane della vita.

A chi rivolgersi? All’Asl. Qui deve essere presentata la domanda dal richiedente invalido oppure da un suo legale rappresentante.

La Commissione medica fisserà entro tre mesi la data della visita e poi si pronuncerà in merito

La Legge 104

Il parente anziano con problemi ha anche il diritto ad essere assistito dai parenti quando questi sono al lavoro. La legge 104/92 permette ai familiari di chiedere dei permessi per un’assistenza urgente al malato oppure per accompagnarlo in certi momenti della sua malattia, grazie a dei permessi speciali.

I familiari (parenti o affini entro il terzo grado), nello specifico, possono usufruire di tre giorni di permesso mensili oppure di un massimo di due anni consecutivi nella loro vita lavorativa a condizione che convivano con l’anziano con problemi e che prestino assistenza continuativa ed esclusiva.

A chi rivolgersi? All’Inps e al proprio datore di lavoro. Ma è opportuno approfondire l’argomento leggendo il nostro articolo Come chiedere la Legge 104.

Il diritto a non pagare l’Imu se si vive in un ricovero

La legge [8] prevede tra i diritti degli anziani quello di essere esentati dal pagamento dell’Imu in una certa circostanza. E cioè, quando l’anziano possiede un’abitazione principale a titolo di proprietà o di usufrutto ma trasferisce la sua residenza in modo permanente in una casa di risposo o in un istituto di ricovero purché l’immobile non sia stato affittato.

L’agevolazione scatta soltanto per la casa che l’anziano tiene a disposizione e non su quella che gli produce reddito

Attenzione, però: la legge parla di esenzione dall’Imu in caso di proprietà o usufrutto della casa, ma non fa riferimento ad altri diritti, come il diritto di abitazione. Che cosa significa? Significa che se l’anziano viene a mancare, il coniuge non potrà avere questo beneficio anche se va a vivere in una casa di riposo, in quanto il suo diritto di abitazione non consente di usufruire dell’esenzione sull’abitazione principale.

Il diritto dell’anziano all’esenzione dal ticket sanitario

Gli anziani hanno diritto all’esenzione dal ticket sanitario a certe condizioni, premesso che a dettare legge, in questo caso, sono le Regioni e che, quindi, dall’una all’altra ci può essere qualche variazione.

In linea di massima, hanno diritto all’esenzione dal ticket gli anziani con più di 65 anni che appartengono ad un nucleo familiare con reddito fino a 36.151,98 euro annui lordi. E’ considerato nucleo familiare la persona anziana, il suo coniuge e le persone che sono fiscalmente a carico dell’anziano (codice E01).

Ma hanno diritto all’esenzione anche gli anziani titolari di assegni sociali ed i loro familiari a carico (codice E03) e gli anziani con più di 60 anni titolari di pensioni minime ed i loro familiari a carico (codice E04).

note

[1] Cass. sent. n. 3334/2007, n. 21572/2006 e n. 1099/1990.

[2] Art. 591 cod. pen.

[3] Art. 433 e ss. cod. civ.

[4] Art. 570 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 4598/2012.

[6] Legge n. 6/2004.

[7] Legge n. 18/1980.

[8] Art. 13, co. 10, Dl n. 201/2011.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI