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Lo sai che? Blocco del conto corrente: l’Agenzia Entrate provvede senza preavviso

Lo sai che? Pubblicato il 23 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 luglio 2017

È possibile pignorare il conto corrente senza un preavviso e senza che il contribuente ne sappia nulla? In che modo si possono sbloccare i soldi in banca?

Immagina di recarti, un giorno, allo sportello della tua banca per un prelievo e che lì il dipendente della filiale ti impedisca di farlo perché – così ti riferisce solo in quel momento – l’Agenzia Entrate Riscossione lo ha pignorato; immagina di aver bisogno dei soldi per la spesa e di non poterli più prendere perché il bancomat ti comunica che il tuo conto corrente è stato bloccato. Come ti sentiresti se, dall’oggi al domani, senza alcun preavviso, ti venisse impedito l’utilizzo dei tuoi risparmi? È possibile – e soprattutto lecito – che il fisco proceda al pignoramento del conto senza un preavviso? La legge, in questo, offre minime tutele al contribuente che non ha pagato le cartelle esattoriali. Egli è sì messo nelle condizioni di aspettarsi l’esecuzione forzata sui suoi beni, ma non può né sapere quando ciò avverrà, né quale sarà la forma utilizzata. E non è tutto: quando si tratta del pignoramento del conto corrente l’Agenzia Entrate provvede senza preavviso. Ma procediamo con ordine e vediamo come tutto ciò è possibile e se ci sono tutele per il debitore.

Come Agenzia Entrate Riscossione pignora il conto corrente

Se hai letto la nostra guida su Come il fisco blocca il conto corrente saprai anche che la procedura del «pignoramento presso terzi» in caso di riscossione esattoriale segue regole diverse rispetto a quelle previste dal codice di procedura civile per i soggetti privati. Tutto si svolge senza un giudice e senza passare da un’udienza in tribunale. Le fasi del pignoramento sono le seguenti:

  • l’esattore – ossia Agenzia Entrate Riscossione – notifica al debitore e alla sua banca l’atto di pignoramento. Questa comunicazione deve avvenire non prima di 60 giorni dalla notifica della cartella, ma non oltre 1 anno (o 180 giorni nel caso di precedente notifica di una intimazione di pagamento); fuori da questi termini il pignoramento è nullo;
  • con l’atto di pignoramento il conto corrente viene bloccato per 60 giorni durante i quali la banca non può consentire al correntista di prelevare o stornare le somme pignorate;
  • se decorrono i 60 giorni senza che il contribuente abbia pagato il debito, la banca trasferisce i soldi sul conto corrente di Agenzia Entrate Riscossione.

In questi 60 giorni il contribuente può sbloccare il conto corrente pignorato optando per una delle tre seguenti soluzioni:

  • pagare integralmente il debito ossia le somme intimategli da Agenzia Entrate Riscossione;
  • chiedere la rateazione del debito: in tal caso il conto viene sbloccato solo alla dimostrazione del pagamento della prima rata;
  • proporre opposizione all’esecuzione e sperare che, alla prima udienza, il giudice sospenda l’esecuzione forzata (il che però lo farà solo in presenza di valide e gravi ragioni su cui è fondata l’opposizione stessa).

È possibile bloccare il conto corrente senza un preavviso?

Le regole sul pignoramento del conto corrente non sono cambiate da quando la riscossione esattoriale è passata dalle mani di Equitalia a quelle di Agenzia Entrate Riscossione. Per cui valgono le stesse istruzioni che avevamo già fornito in Blocco del conto corrente di Equitalia: la banca provvede a sorpresa. Il che significa che, come in passato, il fisco può bloccare il conto corrente senza preavviso. L’unico preavviso – che dovrebbe mettere in allarme il contribuente – è la notifica della cartella di pagamento che, tuttavia, può essere effettuata sino a un anno prima dall’arrivo del pignoramento. Se, invece, al posto della cartella di pagamento, il fisco ha spedito una intimazione di pagamento (una sorta di sollecito che richiama, nel dettaglio, le cartelle già notificate prima) il termine entro cui eseguire il pignoramento è di 180 giorni. Entro tale (ampia) forbice temporale – che parte da quando il debitore riceve la cartella o l’intimazione – ogni momento è buono per subire non solo il pignoramento del conto corrente, ma anche quello dello stipendio, della pensione, della casa. Nulla tuttavia gli garantisce se e quando, con precisione, avverrà l’esecuzione forzata.

Il contribuente sa del blocco solo quando va a prelevare i soldi

A ciò si aggiunge un’altra particolarità che la legge non ha voluto precisare. La norma che impone ad Agenzia Entrate Riscossione di notificare il pignoramento del conto corrente tanto al debitore quanto alla banca non dice a chi dei due debba essere prima inviato. Tuttavia è solo dalla notifica all’istituto di credito che scatta l’effettivo blocco, ricevendo quest’ultimo l’ordine di non consentire alcun prelievo delle somme pignorate. Ora, se le due lettere possono partire nello stesso giorno, nulla toglie che invece vengano spedite in momenti diversi e a sapere del pignoramento sia prima la banca e solo dopo il correntista. Peraltro non c’è bisogno che la banca verifichi l’avvenuta comunicazione al debitore dell’atto di pignoramento perché il conto venga bloccato.

La conseguenza, a questo punto, risulterà lampante agli occhi di tutti: il contribuente che si recherà allo sportello della banca potrebbe sapere solo dall’impiegato che il suo conto è stato pignorato, non avendo ancora ricevuto la relativa notifica. Può sembrare una situazione kafkiana ma è la norma e, ad ammetterlo è stato il viceministro dell’Economia che, rispondendo a una interrogazione parlamentare, ha ammesso che la legge consente all’esattore di bloccare il conto corrente del contribuente prima ancora che questi lo sappia, notificando l’atto di pignoramento prima alla banca e solo in un momento successivo al diretto interessato. Con la conseguenza che, anziché venire a conoscenza del blocco con i normali metodi (ufficiale giudiziario, messo comunale o postino), il correntista potrebbe scoprirlo al momento in cui si reca al bancomat o allo sportello della propria banca per prelevare e, in quell’occasione, gli venga comunicata la decisione.

Insomma, mai come in questo caso il blocco del conto corrente cade come un fulmine a ciel sereno, magari proprio quando il padre di famiglia è andato a prelevare i soldi per pagare la retta scolastica dei figli, per fare la spesa della settimana. Non è ammessa alcuna eccezione neanche nei casi di particolare urgenza come, ad esempio, quelli in cui si debbano acquistare delle medicine o dei farmaci salvavita. E se poi, prima della notifica del pignoramento, è stato emesso (nella perfetta incoscienza dell’imminente “catastrofe”) un assegno, questo non potrà essere pagato e andrà protestato: il debitore risponderà quindi anche delle sanzioni irrorategli dalla Prefettura. Insomma, debiti su debiti, come spesso succede in queste situazioni.

Come abbiamo detto il modo più semplice, rapido e indolore per sbloccare il conto corrente è chiedere una rateazione e di dimostrare il pagamento della prima rata, cosa che però non tutti potrebbero essere in grado di fare proprio per l’intervenuta indisponibilità dei risparmi.

L’eccezione per dipendenti e pensionati

A questa disciplina la legge ha posto parziale rimedio solo in favore di pensionati e lavoratori dipendenti. Per questi ultimi il pignoramento del conto corrente che serve da appoggio per il versamento dello stipendio o della pensione non può mai essere integrale ma riguarda le somme eventualmente eccedenti il triplo dell’assegno sociale, ossia 1.345,56 euro. Quindi se sul conto c’è un deposito inferiore a tale somma esso non potrà essere toccato e il papà potrà prendere i soldi per andare al supermercato; se invece nel conto c’è una somma superiore, Agenzia Entrate Riscossione può bloccare solo la parte che eccede detto limite. Ad esempio, se il saldo del conto è di 10mila euro, il fisco può bloccare 10.000-1345,56 euro, ossia 8.654,44 euro.

Invece per tutti gli altri conti correnti, come ad esempio quelli di lavoro autonomo, di professionisti o anche di dipendenti su cui però confluiscono altri guadagni (ad esempio canoni di affitto) il pignoramento può essere integrale.

Conclusioni

Concludendo e volendo dare una risposta netta alla domanda iniziale, se cioè Agenzia Entrate Riscossione può bloccare il conto corrente senza preavviso dobbiamo quindi dare risposta positiva. È vero che, comunque, una preventiva comunicazione dell’imminente pignoramento non cambierebbe i metodi per impedire che ciò avvenga, ma se non altro consentirebbe al contribuente di correre per tempo ai ripari, pagando il debito o depositando una richiesta di pagamento a rate, onde evitare che l’accesso al proprio denaro possa essergli negato di punto in bianco, proprio al momento del bisogno.


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19 Commenti

  1. piccolo dettaglio: chi firma questo atto è un dirigente che in alcuni casi non è neanche laureato e se arriva da equitalia non ha mai fatto un concorso pubblico
    Occhio perchè qui sento tintinnare di manette.

    1. mentre non è una dittatura quando sulla busta paga trovi una cifra ed in banca ne trovi quasi la metà, perché la differenza l’ha presa lo Stato. Quello è giusto? Facciamo così, a me dipendente o pensionato versi il lordo in banca, poi a fine anno pago regolarmente le tasse dovute come fanno le altre categorie. Scommettiamo che lo Stato fallirebbe entro un anno? Perché il dipendente o pensionato farebbe le stesse cose che fanno le altre categorie sociali, cioè evaderebbe le tasse

      1. mettiti in proprio. non mi pare che lo stato te lo impedisca e quindi se nessun altro ha colpa se hai scelto di essere dipendende.

      2. Congratulazioni hai appena proposto quello che chiede Leonardo Facco quello della lista forza evasori stato ladro… ovvero l’abolizione del sostituto d’imposta

      3. Il fatto che sia perpetrato un abuso verso una categoria non giustifica continuare a perpetrarlo a danno di un’altra, in poche parole se c’è uno sbaglio, non è che a farne due migliori la situazione!!

  2. Non solo non ti avvisano ma non puoi usare i soldi sul conto neppure per pagare lo stesso creditore che te l’ha bloccato! Sei costretto ad aspettare 60gg che il pignoramento diventi esecutivo! Ma a cosa servono i 60 giorni se poi non mi permetti di pagarti???

  3. ce solo una cosa da fare molto semplice usare il contante è non depositarli più in banca…viva i nostri avi che li mettevano sotto il (materasso)

    OZZAC

  4. possono farlo anche con l’account paypal e con le carte prepagate come postepay?

    possono farlo anche con carte prepagate di banche estere o online come N26 o viabuy?

  5. il debitore a cui viene bloccato il conto lo sa che non ha pagato le tasse? Penso di si, sa anche che vi è la possibilità del blocco del CC. Mi sembra un controsenso non avere i soldi per pagare le tasse, ma avere un CC con un deposito, magari cospicuo. Perché la motivazione addotta più frequentemente è che non hanno soldi per pagare le tasse, quindi delle due cose l’una, se non ci sono soldi non c’è neppure il CC. La soluzione potrebbe essere l’autorizzazione al prelievo mensile della media degli stipendi dei dipendenti italiani e con quei soldi poter campare

  6. hanno solo da provarci…. se io non posso usare i soldi sul mio conto significa che non posso mangiare per 60 giorni per cui parte immediata la denuncia per GENOCIDIO nei confronti del ceto medio.
    Ricordiamo quanto scritto nella legge Legge 11 marzo 1952, n. 153 di ratifica della convenzione ONU: commette genocidio chi provoca
    (a) uccisione di membri del gruppo;
    (b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale
    di membri del gruppo;
    (c) il fatto di sottoporre deliberatamente il
    gruppo a condizioni di vita intese a provocare
    la sua distruzione fisica, totale o parziale;
    (d) misure miranti a impedire nascite
    all’interno del gruppo;
    (e) trasferimento forzato di fanciulli da un
    gruppo ad un altro.

  7. qualcuno sa dirmi
    1. chi ha presentato la proposta di legge
    2. chi l’ha votata?
    3. chi si è opposto
    grazie

  8. Non capisco il senso della critica al “senza preavviso”. Qualunque pignoramento (da parte della Agenzia delle Entrate, come da parte di un qualsiasi creditore) si basa sull’effetto sorpresa: altrimenti è ovvio anche anche alle pietre, se al debitore arrivasse un “preavviso”, il giorno prima questi svuoterebbe il conto.
    L’osservazione non ha quindi senso.
    E’ logico che il debitore debba avere contezza del pignoramento solo una volta che eventuali somme giacenti sul conto sono state bloccate. CI mancherebbe altro.
    Naturalmente la norma non dovrebbe esimere l’agenzia delle entrate dall’intimare precetto nelle forme di legge. Ma il precetto per i suddetti ovvi motivi, non contiene comunque elementi idonei ad intuire ove il creditore intenda poi indirizzare l’azione esecutiva (pignoramento mobiliare, immobiliare, presso terzi, quindi anche eventuali conti, ecc.).
    Il problema è semmai un altro edema anche grave.
    Il “titolo” in forza del quale l’Agenzia delle Entrate procede non è un titolo esecutivo “tradizionale” (sentenza, ordinanza, decreto ingiuntivo, assegno, cambiale, ecc.) ma una banale cartella esattoriale che è un documento formato dal creditore stesso e per giunta “inaudita altera parte” (cioè a dire, per semplificare, senza che il debitore abbia preventivamente avuto modo di contestarla).
    Dare ad una cartella esattoriale dignità di “titolo esecutivo” è pura follia. Questo è semmai il punto debole della norma.

    1. e oltre tutto configura il solve et repete incostituzionale dal 31 marzo 1961 sentenza numero 21 in quanto in contrasto con gli articoli 3, 24 e 113 della costituzione

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