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Rubare in un negozio: cosa fare se si viene beccati?

1 Agosto 2017 | Autore:
Rubare in un negozio: cosa fare se si viene beccati?

Il taccheggiatore rischia una denuncia e un processo penale. Ma può anche evitare il carcere se il giudice ritiene che non sia un ladro abituale. Vediamo come deve comportarsi.

Sapete chi sono i taccheggiatori? Sono quelle che persone che nei centri commerciali o nei negozi in genere rubano oggetti di poco valore esposti sugli scaffali: un rossetto, un pacco di patatine, uno spazzolino da denti. È un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra i ragazzini che pensano che appropriarsi di cose del genere – che costano pochi euro – non sia reato. Ma non è affatto così. Che si venga beccati mentre si nasconde la merce sotto la giacca o direttamente alla cassa, si tratta sempre di un furto e la legge lo punisce come tale [1]. Quello che in concreto accade dipende molto da chi lo compie (se ha precedenti penali o meno) e da come chi lo scopre decide di comportarsi. Vediamo di capire, allora, cosa fare se si viene beccati a rubare in negozio.

Rubare in un negozio può significare andare in prigione: ne vale la pena?

Rubare in negozio: cosa rischio?

Se è vero che prevenire è meglio che curare, forse è il caso di capire cosa comporta davvero rubare in un negozio. Magari così si cambierà idea prima ancora di averci pensato. Si tratta di un furto, questo è chiaro. Ciò significa che si potrà essere querelati e subire un processo penale [2]. Che si tratti di merce di poco valore (un pacco di biscotti o una pinza per capelli, il codice penale non pone limiti al valore del bene rubato) non conta né ha importanza il fatto che il ladro sia in condizioni di difficoltà economica. E se è vero che il furto non si considera consumato se il ladro non supera le casse, è vero anche che se – già prima – la persona viene beccata a prelevare un oggetto e nasconderselo dentro il cappotto, in una tasca, nella borsa o nello zaino si può già parlare di furto tentato, con le conseguenze che ne seguono; in caso di processo, se non ci sono circostanze aggravanti la sanzione è la reclusione fino a tre anni e con la multa da 154 euro a 516 euro. Se il ladro non è abituale – nel senso che è la prima volta che ruba – può beneficiare di un particolare trattamento di favore, la dichiarazione di tenuità del fatto [3] con il vantaggio che non verrà punito e la procedura verrà archiviata, senza alcun tipo di sanzione. Non c’è bisogno di richiederlo perché è il pubblico ministero o il giudice stesso a doverlo disporre automaticamente. La fedina penale, però, resta macchiata. Il proprietario del negozio potrebbe poi iniziare una causa civile per ottenere il risarcimento del danno.

 

Rubare in negozio: che succede quando mi beccano?

Al di là della domanda che è sempre meglio porsi prima di compiere determinati gesti (ne vale davvero la pena?), colui che viene beccato a rubare deve prepararsi alle conseguenze. E proprio queste conseguenze sono diverse a seconda della situazione concreta:

  1. la persona viene scoperta ma non sa se è stata denunciata o meno: di solito quando la vigilanza scopre il taccheggiatore lo porta negli uffici e, solo se c’è la polizia, può perquisirlo e chiedergli i documenti (diversamente, il dipendente del negozio non potrebbe mai mettere le mani addosso al cliente). Se non si riesce a sapere se si è stati denunciati o meno, la cosa migliore da fare è aspettare un paio di mesi e poi presentare un’istanza alla Procura della Repubblica chiedendo se c’è un procedimento penale a nostro carico (in cui, cioè, risultiamo indagati o imputati) [2]. Se dalla verifica non risulta nulla, è meglio ripresentare l’istanza dopo sei mesi e, se anche in questo caso non viene fuori niente, vuol dire che la vigilanza ha graziato il ladro;
  2. il taccheggiatore viene denunciato ma non ha precedenti penali: la situazione è ben diversa. La denuncia è stata fatta e non resta che gestirla. Ricordiamo, a tal proposito, che il furto non è procedibile d’ufficio, anche in caso di flagranza. Insomma, se il gestore del negozio accetta “le scuse” del responsabile, quest’ultimo non rischia nulla. Se, invece, il processo inizia, i filmati realizzati con le telecamere presenti nel punto vendita possono essere utilizzati come prova del furto a patto che la loro presenza sia segnalata ai clienti con apposito cartello visibile sulla porta dell’esercizio commerciale o, comunque, in una zona posta all’inizio del locale. Se la persona non ha precedenti penali, può tentare di ottenere la dichiarazione di particolare tenuità del fatto. In sostanza se il giudice accerta che, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno, il fatto è di poco conto e si tratta di un comportamento sporadico non si verrà puniti e il tutto sarà archiviato. Male che vada si potrebbe optare per il patteggiamento, un’alternativa al processo vero e proprio che consiste nel raggiungimento di un accordo tra l’imputato e il Pm relativamente all’entità della pena da irrogare. L’obiettivo è quello di consentire uno sconto di pena, appunto, fino al limite di un terzo;
  3. il taccheggiatore viene denunciato e ha precedenti penali o altri procedimenti in corso: è sicuramente la situazione più grave perché se i precedenti o gli altri procedimenti sono di una certa gravità, potrebbe diventare difficile gestire il procedimento tramite la particolare tenuità del fatto o il patteggiamento.

Il furto è consumato solo se si superano le casse

Rubare in negozio: cosa fare se mi beccano?

Che fare in tutti questi casi? Serve un avvocato? Non sempre: per l’istanza alla procura della Repubblica di cui al punto 1. non occorre, la si può presentare da soli e patto che sia completa e chiara. Chiaramente l’assistenza di un legale è sempre consigliabile. Ecco il modello:

Istanza ex art. 335 cpp

Alla Procura della Repubblica presso Tribunale di …

Istanza ex art. 335 cpp

Il sottoscritto … nato a … il … e residente in … in qualità di indagato,

chiede

di avere comunicazione delle eventuali iscrizioni esistenti a suo carico (numero del procedimento, reato contestato, persona offesa e magistrato che se ne occupa) nel registro delle notizie di reato, ai sensi dell’art. 335 del codice di procedura penale. Dichiara sin d’ora di eleggere domicilio legale presso lo studio dell’Avv. … in Via ….

Con osservanza.

Luogo e data…

Per i punti 1. e 2. Non c’è “la” soluzione. C’è solo una cosa da fare: rivolgersi quanto prima a un legale. “Ma non ho soldi per permettermi un avvocato!”, potrebbe dire qualcuno. Se si ha un reddito basso si può chiedere il patrocinio a spese dello Stato.


note

[1] Art. 56 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 11423 del 2017.

[3] Cass. sent. n. 44092 del 18.10.2016.

[4] Art. 335 cod. proc. pen.


6 Commenti

  1. Buonasera, articolo molto chiaro, ma non ho capito una cosa. Lavoro in un negozio, e mi domandavo: se non viene chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, si possono usare i dati ricavati dalla tessera fedeltà del taccheggiatore per procedere alla denuncia?

    In un altro caso mi è capitato che un collega accettasse che il taccheggiatore pagasse la merce sottratta. Questo si può considerare come una accettazione di scuse, e quindi una non procedibilità per la denuncia?
    Grazie e buon lavoro
    Francesco

    1. Grazie Francesco. Puoi trovare maggiori informazion i nei seguenti articoli:
      -Furto al supermercato: giurisprudenza e ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/276007_furto-al-supermercato-giurisprudenza-e-ultime-sentenze
      -Furto aggravato in un supermercato: processo e patteggiamento https://www.laleggepertutti.it/245177_furto-aggravato-in-un-supermercato-processo-e-patteggiamento
      -Denuncia per furto al supermercato, che rischio? https://www.laleggepertutti.it/153827_denuncia-per-furto-al-supermercato-che-rischio
      -Furto supermercato: ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/286950_furto-supermercato-ultime-sentenze
      -Esposizione merce alla pubblica fede: ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/299160_esposizione-merce-alla-pubblica-fede-ultime-sentenze

  2. grazie redazione, link molto utili.
    Ho letto tutto con attenzione, ma non ho trovato una risposta precisa alla mia domanda.

    1) Il negozio non può chiedere i documenti, a meno che non chiami la polizia; ma può quererarlo a distanza di qualche giorno, deducendo l’identità dalla tessera fedeltà o altri dati analoghi? Parliamo di una persona che ha fatto la spesa, e ha rubato un oggetto, quindi è noto al supermercato.

    2) nel caso la refurtiva venga pagata, questo impedisce al negoziante di sporgere querela, è corretto?

    Grazie come sempre per il vostro prezioso lavoro,

    Francesco

    1. 1)Il negoziante deve denunciare il reo per furto aggravato, in quanto oggetto della presunta refurtiva sarebbero beni esposti alla pubblica fede (art. 625, numero 7, cod. pen.), cioè cose facilmente sottraibili. L’art. 625, in particolare, prevede come pena la reclusione da due a sei anni e la multa da 927 a 1.500 euro. La competenza è del tribunale in composizione monocratica. A seguito della denuncia cominceranno le indagini: il reo potrebbe essere chiamato dai carabinieri per essere sentito in presenza del suo avvocato, così come verranno sentiti gli addetti alla sicurezza. Se il magistrato del pubblico ministero riterrà che sussistano i presupposti per un processo a carico del lettore, questi verrà rinviato a giudizio davanti al giudice monocratico (senza passare per l’udienza preliminare). Prima della citazione vera e propria, però, verrà notificato al reo l’avviso di cui all’art. 415-bis del codice di procedura penale, cioè un documento con il quale gli verrà detto che le indagini sono terminate e che ha facoltà di prendere visione degli atti, di chiedere il prolungamento delle indagini, di produrre memorie difensive e di sottoporsi ad interrogatorio del p.m.Il processo si svolgerà nel contraddittorio tra le parti: davanti al giudice, cioè, ci sarà il p.m. e l’avvocato. Il pubblico ministero dovrà provare la colpevolezza del reo, mentre quest’ultimo dovrà fare il contrario, eventualmente avvalendosi di testimoni e di documenti. Al termine del processo, il giudice deciderà sulla responsabilità del reo. Quest’ultimo può evitare il processo se, alla prima udienza, chiede il patteggiamento (art. 444 cod. proc. pen.), sempre che vi sia il consenso del p.m.
      2)Secondo il codice di procedura penale, la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza tale consenso la legge non può punire l’autore del reato.

      1. grazie per la vostra risposta.
        però dal punto 2, mi sembra chiaro che se la querela “manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato”, e se insieme a questo il negoziante ha fatto pagare la merce lasciando andare via il ladro, è implicito che il negoziante abbia rinunciato alla volontà di procedere, facendo estinguere il reato (se fa pagare la refurtiva, non esiste più il furto… o no?)

        Scusatemi se insisto nel chiedere, le vostre risposte sono molto chiare ma non ho capito come si applicano nel caso specifico che riguarda il mio negozio.

        un cordiale saluto,

    2. La querela può essere sporta entro tre mesi dal fatto costituente reato. I dati del querelato possono essere prelevati in qualsiasi modo. Il furto in supermercato costituisce tuttavia un’ipotesi di furto aggravato procedibile d’ufficio: ciò significa che, una volta segnalato il fatto alle autorità, non è più possibile rimettere la querela e il procedimento andrà avanti. Il pagamento dell merce sottratta può rilevare in punto di concessione delle attenuanti e/o di valutazione positiva della condotta del reo, ma non estingue il reato.
      Per ogni ulteriore delucidazione, può affidarsi al nostro servizio consulenze.
      Avv. Mariano Acquaviva

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