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Mutuo: le condizioni per prendere accordi con la banca

23 luglio 2017


Mutuo: le condizioni per prendere accordi con la banca

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 luglio 2017



Sono amministratore di una srl e ho ricevuto un atto di precetto, notificatomi dalla banca per delle rate non pagate di un mutuo ipotecario. Ho fatto opposizione e dopo qualche giorno dalla prima udienza, che è stata rinviata, ho chiesto il conteggio estintivo e la cancellazione dell’ipoteca. La banca mi ha, tuttavia, riferito che prima avrei dovuto pagare la parcella del legale, altrimenti non può erogare il nuovo mutuo già deliberato perché l’immobile deve essere libero da ogni vincolo. Devo pagare la parcella della controparte?

Con l’atto di precetto il creditore offre al debitore un ultimo termine per evitare le conseguenze negative del pignoramento: difatti viene intimato di adempiere entro un termine non inferiore a 10 giorni (salvo che il creditore si sia fatto rilasciare, dal Presidente del Tribunale, l’autorizzazione all’esecuzione immediata, anche prima dei dieci giorni, dando prova che altrimenti, subirebbe un grave e irreparabile danno). Nel precetto deve essere contenuto specificatamente l’avvertimento, rivolto al debitore, che, nel caso in cui tale adempimento non avvenga, si procederà ad esecuzione forzata. Si tratta, in buona sostanza, di un ultimo avviso al fine di ottenere l’esecuzione spontanea della prestazione.

Per quanto mi sembra di capire, anche ai fini dell’erogazione di un nuovo finanziamento, a medio-lungo termine da parte di un’altra banca, il lettore ha manifestato la volontà di adempiere richiedendo i conteggi e la contestuale cancellazione dell’ipoteca sull’immobile.

Se questa ipotesi da me formulata risulta corretta, mi sembra di intuire che la banca avesse chiesto al lettore, ai fini di una dimostrazione di questa volontà, il pagamento di spese legali (spese del titolo esecutivo e spese di precetto). Trattasi, se ho ben compreso, di attività stragiudiziale tra le parti al fine di addivenire ad un accordo ed in costanza di un atto di intimazione al pagamento e della sua opposizione allo stesso. Al fine di rispondere al quesito, per evitare l’insorgere della procedura esecutiva l’importo intimato in precetto va pagato anche attraverso modalità da concordare tra le parti.

L’importo intimato a titolo di spese legali deve essere calcolato secondo i parametri forensi.

Inoltre, per come dovrebbe essere notificato in precetto, ai sensi del novellato articolo 480 c.p.c., pur intuendo la sorte del debito quale derivante da un’attività di finanziamento di società di capitali, nell’eventualità che la stessa non possa essere dichiarata fallita, ex art. 1 legge fallimentare, la medesima, rappresentata dal lettore, potrà accedere ad una procedura di accordo di ristrutturazione del debito di cui alla legge n. 3/2012.

Attraverso l’istanza di nomina ad un organismo di composizione della crisi, competente per territorio, e/o in mancanza al tribunale territorialmente competente, con la quale, nell’esprimere la volontà di accedere, in quanto sovraindebitato, ad una delle procedure di cui alla norma citata, si potrà ulteriormente richiedere la nomina di un gestore per la redazione di un piano di accordo di ristrutturazione del debito mediante il quale sanare la posizione.

In caso di esito favorevole si potrà così evitare l’insorgenza di procedure esecutive e/o la sospensione delle stesse se precedentemente, o nelle more attivate.

In tema di condanna alle spese processuali, il principio della soccombenza va inteso nel senso che soltanto la parte interamente vittoriosa (ancorché sia stata accolta la domanda formulata solo in via subordinata) non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al pagamento delle spese stesse; e il suddetto criterio della soccombenza non può essere frazionato secondo l’esito delle varie fasi del giudizio, ma va riferito unitariamente all’esito finale della lite, senza che rilevi che in qualche grado o fase del giudizio la parte poi soccombente abbia conseguito un esito a lei favorevole”. Cass. 11 gennaio 2008, n. 406; conforme Cass. 25 marzo 2002, n. 4201; Cass. 5 ottobre 2001, n. 12295.

Articolo tratto dalla consulenza dell’ avv. Rossella Blaiotta


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