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Competenza Ctp: quando fare ricorso in Commissione Tributaria

24 Luglio 2017


Competenza Ctp: quando fare ricorso in Commissione Tributaria

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Luglio 2017



Regole sulla giurisdizione: atti, cartelle, pignoramenti, imposte e tributi per i quali è competente la Commissione Tributaria Provinciale.

Spesso una gran parte dei ricorsi contro cartelle di pagamento e pignoramenti viene rigettato per «difetto di giurisdizione»: detto in parole povere, perché si è adito il giudice incompetente. In materia tributaria, infatti, la legge stabilisce che, quando si deve impugnare determinati atti, si deve procedere innanzi al giudice ordinario mentre, per altri, la competenza è della Commissione Tributaria Provinciale (se in primo grado) o Regionale (se in secondo grado). Da cui gli acronimi Ctp e Ctr. Il punto, però, è che non sempre è chiara la linea di confine della competenza della Commissione tributaria (più propriamente chiamata «giurisdizione») ed a volte anche la giurisprudenza ha alimentato i dubbi e le incertezze. In generale si può dire che ogni volta che si impugna una tassa si deve andare in Ctp; quando si impugna una cartella per multe stradali bisogna ricorrere al giudice di pace; quando infine si contesta una cartella per pagamenti dovuti all’Inps o all’Inail la competenza è del Tribunale ordinario, sezione lavoro. Ma procediamo con ordine e vediamo, più nel dettaglio, anche alla luce dei nuovi orientamenti giurisprudenziali, quando fare ricorso in Commissione Tributaria.

L’elencazione della legge degli atti ricorribili alla Ctp

Il punto di partenza – anche se, per molti, sembrerà piuttosto oscuro, è la legge [1] che contiene l’elencazione degli atti tributari che vanno impugnati in Ctp. Essi sono:

  • l’avviso di accertamento del tributo;
  • l’avviso di liquidazione del tributo;
  • il provvedimento che irroga le sanzioni;
  • il ruolo e la cartella di pagamento;
  • l’avviso di mora;
  • gli atti relativi alle operazioni catastali;
  • il rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti;
  • il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;
  • ogni altro atto per il quale la legge ne preveda l’autonoma impugnabilità davanti alle commissioni tributarie.

In particolare, spettano alla competenza delle Commissioni tributarie le controversie relative ai tributi di qualsiasi genere e natura, a prescindere dal soggetto a cui siano dovute (Stato, Regioni, Comuni, ecc.). Vi rientrano anche quelle per le relative sanzioni e interessi. Ad esempio, in caso di accertamento fiscale relativo all’Irpef, la richiesta di pagamento conterrà un importo dovuto a titolo di imposta evasa e un altro a titolo di sanzioni. Per entrambe le voci è competente la Ctp. Non assume rilevanza la denominazione formale attribuita dalla norma al prelievo.

A titolo di esempio, si deve far ricorso alla Commissione Tributaria in materia di:

  • Irpef
  • Ires
  • Iva
  • Irap
  • Imu
  • Tasi
  • Tari
  • Bollo auto
  • Canone Rai
  • Imposta di bollo
  • Imposta di successione
  • Imposta di registro
  • Canone sulla pubblicità [2];
  • contributo unificato per le spese degli atti giudiziari;
  • cancellazione o rifiuto di iscrizione all’Anagrafe delle Onlus;
  • revoca dell’adesione stipulata dal contribuente;
  • avvisi di intimazione di pagamento dell’imposta sui concorsi pronostici e sulle scommesse;
  • richiesta di pagamento dei contributi dei consorzi di bonifica;
  • “determina” della Provincia per la riscossione dell’imposta sulle trascrizioni automobilistiche;
  • rifiuto opposto alla richiesta di rettifica del codice tributo indicato nel modello F24;
  • diniego parziale di rimborso del credito;
  • diniego tacito di esaminare l’istanza presentata per fruire del “bonus assunzioni”.

Non rientrano nella giurisdizione della Ctp le impugnazioni relative ai canoni per l’occupazione del suolo pubblico [3] e per la depurazione delle acque reflue [4].

Per la Cassazione spettano alla Commissione Tributaria anche: i rapporti tra sostituto d’imposta e sostituito, tranne quelle concernenti l’esercizio del diritto di rivalsa delle ritenute [5]; i casi in cui è contestato dall’amministrazione finanziaria il diritto al rimborso del tributo [6]; il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi («ecotassa») [7]; le domande di risarcimento per la responsabilità processuale aggravata [8]; la violazione del segreto professionale a seguito della illegittimità dell’autorizzazione del pubblico ministero a proseguire la verifica fiscale, se viene successivamente emanato l’atto impositivo [9].

Secondo la Cassazione, l’elencazione degli atti impugnabili contenuta nella legge [1], sebbene inizialmente ritenuta esaustiva, può essere estesa alle seguenti ipotesi:

  • cartelle di pagamento mai notificate o notificate in modo irregolare, che sono state conosciute dal contribuente solo attraverso una richiesta di estratto di ruolo. In tal caso il ricorso va presentato entro 60 giorni dal rilascio dell’estratto stesso [10];
  • avvisi di recupero crediti di imposta [11];
  • fermo auto e ipoteca (e relativi preavvisi) ma solo se il credito ha natura fiscale [12];
  • contributi per casse e camerali [13];
  • avvisi bonari [14].

Viene esclusa la possibilità di fare ricorso contro le risposte all’interpello [15] e il diniego di autotutela [16].

Se è iniziato il pignoramento chi è competente?

La legge [17] stabilisce che, se è iniziato il pignoramento, la competenza è del giudice ordinario. In particolare per l’opposizione a tutti gli atti dell’esecuzione forzata esattoriale successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’intimazione ad adempiere il ricorso va presentato al tribunale. Tuttavia, di recente, le Sezioni Unite della Cassazione [18] hanno stabilito che se l’oggetto dell’opposizione riguarda l’omessa o l’erronea notifica della cartella di pagamento, il ricorso va presentato alla Ctp. Il termine per ricorrere è di 60 giorni [19].

Ricorso in autotutela: se l’amministrazione non risponde chi è competente?

La nostra legge non prevede alcun obbligo dell’amministrazione di rispondere alle istanze di autotutela presentate dai contribuenti dopo l’emanazione di un atto divenuto definitivo. Dunque, non può essere impugnato innanzi al giudice tributario il diniego di autotutela espresso attraverso la regola del silenzio-rifiuto dell’amministrazione pubblica [20]. Imporre all’amministrazione di pronunciarsi sulle istanze di autotutela e ammettere l’azione giudiziale contro il silenzio, significherebbe aprire la porta «alla possibile messa in discussione dell’obbligo tributario consolidato a seguito dell’atto impositivo definitivo. L’autotutela finirebbe quindi per offrire una generalizzata «seconda possibilità» di tutela, dopo la scadenza dei termini per il ricorso contro lo stesso atto impositivo». E «per giunta azionabile sine die dall’interessato, il quale potrebbe riattivare in ogni momento il circuito giurisdizionale, superando il principio della definitività del provvedimento amministrativo».

Secondo la Cassazione [21] i provvedimenti di autotutela parziale non sono impugnabili innanzi alle commissioni tributarie.

note

[1] Art. 19 del Dlgs 546/92.

[2] C. Cost. sent. n. 141/2009.

[3] C. Cost. sent. 64/2008

[4] C. Cost. sent. n. 39/2010.

[5] Cass. S.U. sent. n. 15031/2009, 19289/2012, 14302 e 2133/2013.

[6] Cass. S.U. sent. n. 21893/2009, 25931/2011 e 25977/2016.

[7] Cass. S.U. ord. n. 25515/2016

[8] Cass. S.U. ord. n. 13899/2013

[9] Cass. S.U. sent. n. 8587/2016.

[10] Cass. S.U. sent. n. 19704/2015 e n. 13584/2017.

[11] Cass. sentt. n. 16006/2015 e n. 8429/2017.

[12] Cass. S.U. sent. n. 14831/2008, n. 20931/2011, n. 11087/2010, n. 10672/2009.

[13] Cass. sentt. n. 1782/2011, 1667/2009, 10469/2008.

[14] Per la Cassazione sono impugnabili le comunicazioni di irregolarità ex artt. 36-bis e 36-ter del Dpr 600 (Cass. sentt. n. 3315/2016, 15029 e 15957/ 2015, 25297/2014). L’Agenzia delle Entrate è di parere contrario (ris. 110/E 2010).

[15] Art. 6, c. 1, del Dlgs 156/2015.

[16] Art. 11 del Dlgs 159/15. C. Cost. sent. n. 181/2017.

[17] Art. 2, co. 1, secondo periodo, del Dlgs 546/92.

[18] Cass. S.U. sent. n. 13913/2017.

[19] Art. 21 del Dlgs 546/1992 (il termine non è quindi di 20 giorni ex art. 617cod. proc. civ.).

[20] C. Cost. sen. n. 181 del 13.07.2017.

[21] Cass. sent. n 7511/16.


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