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Lo sai che? Cosa succede se non pago una multa

Lo sai che? Pubblicato il 24 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 luglio 2017

In caso di mancato pagamento della multa, l’automobilista riceve la cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione che va impugnata entro 30 giorni al giudice, ma solo per vizi propri e non della contravvenzione.

A nessuno fa piacere ricevere una multa, men che meno se si tratta di un eccesso di velocità che supera di poco i limiti. Tuttavia rimandare non fa mai bene, anche quando si tratta di contravvenzioni di poche decine di euro. Il rischio per chi non paga la multa è, infatti, quello di vedere, dopo poco, levitare fino al doppio l’importo da corrispondere all’amministrazione e di subire il fermo auto. Il passo dal verbale della polizia alla famigerata cartella di pagamento dell’Agenzia Entrate Riscossione è breve e, con essa, c’è anche il rischio di un pignoramento dello stipendio, della pensione o del conto. Prima che ciò accada, però, è necessario che la P.A. rispetti delle precise procedure: la violazione anche di un semplice passaggio può determinare la nullità della richiesta di pagamento. Conviene quindi comprendere cosa succede se non si paga una multa, qual è l’iter per l’irrogazione della sanzione e come fare ricorso.

Che succede se non pago la multa nei termini?

La multa va pagata entro 60 giorni da quando viene ricevuta a casa. Entro 30 giorni invece si può fare ricorso al giudice; 60 giorni sono invece previsti per il ricorso al Prefetto.

Se nel momento in cui bussa il postino, non c’è né il destinatario né nessun altro familiare che, al posto suo, ritiri la posta, la raccomandata viene depositata all’ufficio postale; in tal caso, il termine dei 60 giorni per pagare la multa decorre da quando l’interessato ritira la busta alle poste e, comunque, non oltre il decimo giorno dal ricevimento dell’avviso di giacenza.

In caso di ricorso al giudice di pace (come abbiamo detto entro 30 giorni dalla notifica del verbale) non viene meno l’obbligo di pagare la multa nei 60 giorni; il che significa che se detto pagamento non viene eseguito è ben possibile (anche se non probabile) che, nelle more del giudizio, arrivi anche la cartella di pagamento. Per evitare questo problema si può chiedere al giudice, alla prima udienza, di sospendere l’efficacia esecutiva del verbale.

Al contrario, il ricorso al Prefetto sospende la multa che non andrà pagata prima che intervenga la decisione dell’autorità. Se il Prefetto rigetta il ricorso, emette un’ordinanza-ingiunzione con cui intima il pagamento del doppio dell’importo dell’originaria multa.

Scaduto il termine per pagare la multa, questa diventa titolo esecutivo, ossia diventa definitiva e non può più essere contestata. Ciò consente all’amministrazione di procedere al pignoramento per ottenere il pagamento. In verità, per come vedremo a breve, il pignoramento non viene eseguito dal Comune o dall’altra autorità che ha elevato il verbale; l’amministrazione delega l’Agente della Riscossione (di norma, anche per gli importi locali, l’Agenzia Entrate Riscossione) di provvedere alla riscossione, previa «iscrizione a ruolo» della somma dovuta e successiva notifica della cartella di pagamento.

Riassumendo:

  • la multa diventa titolo esecutivo dopo 60 giorni dalla sua notifica;
  • l’ordinanza ingiunzione del prefetto, invece, diventa titolo esecutivo dopo 30 giorni.

Il verbale o l’ordinanza-ingiunzione diventano titolo esecutivo per un ammontare pari alla metà del massimo della somma prevista a titolo di sanzione amministrativa, maggiorata delle spese di procedimento.

Per maggiori chiarimenti leggi Dalla multa alla cartella di pagamento: chiarimenti.

Che succede se pago meno dell’importo dovuto per la multa?

Chi sbaglia anche di un solo euro nel pagamento della multa non ottiene alcuno sconto. L’importo corrisposto viene trattenuto dall’amministrazione a titolo di acconto mentre il verbale costituirà titolo esecutivo per una somma pari alla differenza fra la metà del massimo edittale e l’acconto. Il rischio è che per pochi euro se ne debbano pagare molti di più.

Che succede se pago la multa dopo i 60 giorni?

Stessa sorte per chi paga la multa anche con un solo giorno di ritardo: scattano infatti interessi e more. Questo significa che l’automobilista non se la caverà pagando l’originario importo ma dovrà corrispondere anche tali maggiorazioni. In pratica, se il debitore paga l’importo inizialmente indicato a titolo di multa dopo i 60 giorni, detto pagamento viene trattenuto a titolo di acconto e il verbale costituirà titolo esecutivo per una somma pari alla differenza fra la metà del massimo edittale e l’acconto.

Posso fare ricorso contro una multa già pagata?

Non è possibile pagare la multa e subito dopo fare ricorso al giudice o al Prefetto. Il pagamento è infatti una tacita ammissione di responsabilità. Se ciò nonostante viene presentato il ricorso, il giudice lo estingue.

Se, dopo la presentazione del ricorso, ma entro i 60 giorni, il trasgressore effettui il pagamento in misura ridotta, l’effetto del ricorso viene meno.

Maggiori chiarimenti in Multe: posso fare ricorso se ho pagato la sanzione in misura ridotta?

Che succede se non pago la multa o l’ordinanza ingiunzione?

Se chi paga di meno o paga in ritardo riceve la cartella esattoriale solo per la parte residua della contravvenzione e/o per gli interessi e le sanzioni, vanno peggio le cose a chi non paga per niente. In questo caso gli importi si fanno più consistenti. Ma vediamo come avviene, in entrambi i casi, il procedimento di riscossione.

Innanzitutto l’ente titolare del credito «forma il ruolo», ossia iscrive nella voce dei crediti da riscuotere l’importo non pagato dall’automobilista; dopodiché delega il recupero della somma all’Agenzia Entrate Riscossione (o ad altra società delegata per la riscossione esattoriale).

L’esattore notifica la cartella di pagamento al destinatario della multa. Nella cartella viene richiesto il pagamento della contravvenzione, più le spese, gli interessi e le sanzioni per il mancato pagamento. Gli interessi sono particolarmente elevati: 10% per ogni sei mesi a partire dal momento in cui la sanzione è divenuta esigibile (è la cosiddetta «maggiorazione semestrale del 10%»).

Posso impugnare la cartella di pagamento se non ho mai ricevuto la multa?

La cartella di pagamento presuppone il previo ricevimento della multa; in caso contrario la cartella è nulla e può essere impugnata entro 30 giorni davanti al giudice di pace.

Cos’altro posso fare contro la cartella di pagamento?

Una volta arrivata la cartella di pagamento non è più possibile mettere in discussione la multa e contestare eventuali vizi del verbale (ad esempio la mancanza della segnaletica stradale). Tutto ciò che può fare l’automobilista è impugnare la cartella per vizi specifici attinenti a questa stessa e alla sua compilazione come, ad esempio, l’avvenuto pagamento della multa prima dell’arrivo della cartella, la mancata indicazione della motivazione, delle modalità di calcolo degli interessi o del responsabile del procedimento.

Il ricorso va presentato al giudice di Pace entro 30 giorni dal ricevimento della cartella.

Che succede se non pago neanche la cartella di Agenzia Entrate Riscossione?

Chi non paga la cartella entro 60 giorni potrà subire una delle seguenti misure (anche congiuntamente):

  • fermo auto: è quello che comunemente viene chiamato «blocco dell’auto» e che non consente più di circolare. Gli unici due modi per tornare a guidare sono: 1) dimostrare che il mezzo serve per l’esercizio dell’attività di lavoro autonomo, professionale o imprenditoriale; 2) presentare una richiesta di rateazione: in tal caso, documentando il pagamento della prima rata è possibile sospendere il fermo (bisogna portare la ricevuta allo sportello; lì viene data una quietanza di pagamento che va poi esibita al Pra per la sospensione del fermo); la cancellazione del fermo avviene solo col pagamento dell’ultima rata. Il ricorso al giudice non sospende il fermo auto in automatico, salvo che lo conceda il giudice su espressa richiesta del trasgressore;
  • pignoramento: si può trattare del pignoramento del quinto dello stipendio, del quinto della pensione o del conto corrente bancario. Improbabile è l’ipoteca sulla casa (la quale scatta solo per debiti superiori a 20mila euro) o, peggio, il pignoramento della casa (che scatta solo per debiti superiori a 120mila euro).

Ricordiamo che il fermo auto è possibile solo se, nei 30 giorni prima, è stato spedito all’automobilista il «preavviso di fermo» con cui gli si dà l’ultimo avvertimento per pagare.

Dopo quanto cade in prescrizione la cartella di pagamento per la multa?

La cartella di pagamento di Agenzia Entrate riscossione per la multa cade in prescrizione dopo 5 anni. Questo vuol dire che se entro tale termine – decorrente dalla data di notifica della cartella – il debitore non subisce né un fermo né un pignoramento, né riceve una intimazione ad adempiere (atti questi che hanno l’effetto di interrompere la prescrizione), non è più tenuto a corrispondere alcunché.

In ogni caso, se entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento il contribuente non subisce il pignoramento, la cartella o l’intimazione ad adempiere deve essere notificata di nuovo, altrimenti l’esecuzione forzata è illegittima.

Che succede se l’esattore sbaglia nell’iscrivere a ruolo l’importo della multa?

In caso di erronea iscrizione a ruolo del verbale (perché presenta vizi sostanziali o procedurali o perché l’infrazione è da ritenersi estinta), l’interessato può presentare un’istanza di autotutela in carta semplice, senza formalità, ma allegando la relativa documentazione probante, all’Amministrazione che ha emesso il ruolo (che può provvedervi anche d’ufficio, o su sollecito dell’Ente accertatore o dell’esattore), chiedendo la cancellazione del verbale. Contestualmente, l’istante ha la possibilità – da un lato, per evitare il procedimento di pignoramento prima che l’Autorità amministrativa provveda e, dall’altro, per reperire quegli elementi che possano adeguatamente provare la sua posizione – di richiedere la sospensione della riscossione della cartella di pagamento.

Qualora l’istanza trovi accoglimento, l’Amministrazione dovrà chiedere ad Agenzia Entrate Riscossione di cancellare il verbale dal ruolo e, conseguentemente, di non procedere più contro la persona cui è stata notificata la cartella di pagamento. Si tratta di una particolare forma di autotutela amministrativa della Pubblica Amministrazione che, riconoscendo il proprio errore, ha il dovere di annullare l’atto insanabilmente viziato.

Che succede se ricevo un’ingiunzione del Comune?

Il Comune potrebbe provvedere direttamente alla riscossione della multa senza incaricare l’Agenzia Entrate Riscossione. In tal caso invierà al trasgressore la cosiddetta ingiunzione fiscale. Pertanto, se le violazioni sono accertate da organi di polizia stradale statali o provinciali, o dal personale degli uffici viabilità delle regioni, si procederà alla riscossione tramite ruolo; se, invece, sono accertate dalla polizia municipale si può procedere con l’ingiunzione fiscale.

Il procedimento di coazione comincia con la ingiunzione, la quale consiste nell’ordine, emesso dal competente ufficio dell’ente creditore, di pagare entro trenta giorni, sotto pena degli atti esecutivi, la somma dovuta.

La ingiunzione è vidimata e resa esecutoria dal pretore nella cui giurisdizione risiede l’ufficio che la emette, qualunque sia la somma dovuta; ed è notificata, nella forma delle citazioni, da un ufficiale giudiziario addetto alla pretura o da un usciere addetto all’Ufficio di conciliazione.

Contro l’ingiunzione fiscale si può proporre opposizione davanti al giudice di pace del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento opposto.


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