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Separazione con figli adolescenti e maggiorenni: quali regole?

25 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 luglio 2017



Separazione e divorzio: se il figlio non è più un bambino, il giudice lo lascia libero di scegliere con quale genitore vuole stare: una volta che il giovane diventa maggiorenne (anche se non autosufficiente) decade ogni decisione su affidamento e diritto di visita ma non quella sull’assegno di mantenimento.

Se, al momento della separazione, il figlio minore convivente con la madre è già abbastanza grande da poter scegliere con quale genitore vuole stare, non è necessario per il giudice prevedere una regolamentazione del diritto di visita del padre; il ragazzo potrà incontrare il genitore quando e per quanto tempo vorrà. Se poi, in corso di causa, il figlio diventa maggiorenne, il giudice dovrà revocare le decisioni prese in tema di affidamento e di diritto di visita. Resta fermo il dovere di mantenimento se il giovane, ancorché maggiorenne, non è ancora economicamente autonomo. E’ quanto affermato dal Tribunale di Bari in due pronunce relative alla causa di separazione [1] e poi del recente divorzio [2] tra due coniugi con figli non più, per così dire, “in tenera età”.

Una situazione questa piuttosto frequente e di certo non facile da gestire. Se è già difficile infatti affrontare una separazione quando ci sono dei figli piccoli, altrettanto (se non più) ostico è doversi confrontare, al termine di una convivenza o di un matrimonio, con chi vive un’età (quella adolescenziale) in cui la ribellione e la voglia di autonomia la fanno da padroni.

In questo caso le decisioni da prendere non possono, e non devono certamente, ignorare i bisogni e la volontà dei figli. Ed è quanto ci ricordano le due pronunce in esame.

Separazione con figli minori: doveri dei genitori

Per meglio capire quanto deciso dai giudici pugliesi facciamo un passo indietro e ricordiamo in che modo, al momento della separazione (o del divorzio) di una coppia di genitori, il giudice decide riguardo ai figli (nati che siano, fuori o dentro il matrimonio).

La regola generale, in questi casi, è che se i figli sono ancora minorenni:

  • i genitori ne avranno (salvo rare eccezioni) l’ affido condiviso con l’obbligo di prendere insieme le decisioni importanti che li riguardano (relative all’educazione, alla salute e all’istruzione) tenendo conto delle loro capacità e inclinazioni naturali;
  • madre e padre potranno decidere, invece, in modo autonomo, riguardo alle questioni di ordinaria amministrazione relative ai figli per il tempo che trascorrono con loro (ad esempio le scelte sulla gestione del tempo libero, quelle riguardanti l’alimentazione e l’abbigliamento, ecc.);
  • ciascun genitore dovrà favorire (e comunque non ostacolare) il diritto dei figli di frequentare l’altro genitore e i parenti di quest’ultimo.

Separazione con figli minori: come decide il giudice

Il giudice, dal canto suo e salvo diverso accordo dei genitori dovrà:

  • stabilire dove i figli dovranno abitare (di solito la casa familiare) e individuare tra i genitori quello più idoneo a vivere con loro stabilmente (scelta che ricade più spesso sulla madre); è questa la cosiddetta “collocazione” dei figli. A tal fine potrà anche prevedere (in coerenza con lo spirito dell’affido condiviso) che, ferma restando la permanenza dei minori in casa, debbano essere i genitori ad alternarsi periodicamente per vivere con la prole [3];
  • regolamentare il diritto di visita dell’eventuale genitore (di solito il padre) che non vivrà stabilmente con loro, secondo un calendario che prevede la cadenza degli incontri infrasettimanali, nei week end e nei periodi di ferie e di festività di vario tipo;
  • determinare la misura del contributo per i figli (assegno di mantenimento) dovuto dal (l’eventuale) genitore non collocatario.

Vale poi la pena ricordare che queste regole si applicano in buona parte anche ai figli maggiorenni portatori di grave handicap i quali necessitano di una tutela specifica e, ancor più incisiva, rispetto a quella dovuta nei confronti dei figli minori.

Separazione: quali decisioni sui figli prima adolescenti e poi maggiorenni?

Naturalmente questa disciplina ha valore fino al momento in cui i figli non diventano maggiorenni e, solo per quanto concerne l’aspetto economico, autosufficienti .

E’ giusto però che il giudice, nel decidere sulla separazione o sul divorzio, sappia sempre tener conto della volontà espressa dai figli riguardo al genitore con cui stare, in modo da non prendere mai provvedimenti , per così dire, “standardizzati”. Ed è, appunto, quanto avvenuto nelle due pronunce in commento.

Due pronunce (segnalateci dall’ avv. Luigi Liberti jr del foro di Bari, nella specie difensore del padre) che certamente forniscono una soluzione equilibrata al problema di come gestire la separazione in presenza di figli adolescenti e maggiorenni. Vediamo perché.

Le vicende

Entrambi i provvedimenti si collocano nell’ambito di quelle decisioni provvisorie sui figli (cosiddetti «provvedimenti temporanei e urgenti») che il giudice prende prima di dare avvio alla causa (di separazione o di divorzio). Le cause, infatti sono destinate a durare anni (salvo che intervenga un accordo tra le parti); anni durante i quali sarebbe impensabile lasciare le scelte (per quanto mai definitive) sull’affidamento, sul diritto di visita e sul mantenimento dei figli alla libera determinazione di due genitori in guerra tra loro! Ed è così che il magistrato pugliese, chiamato ad assumere i provvedimenti provvisori della separazione, ha deciso riguardo all’affidamento e al mantenimento dei figli di una coppia [1]: figli di cui uno ormai 14enne e due già maggiorenni ma non economicamente autonomi.

In particolare il giudice:

  • ha disposto l’affidamento condiviso del figlio più piccolo ad entrambi i genitori con la convivenza presso la madre nella casa coniugale, divisa (per accordo delle parti), in due distinte unità abitative;
  • in ragione della non più tenera età del minore, ha scelto di non regolamentare il diritto di visita del padre, lasciando così piena libertà al figlio di scegliere tempi e modalità degli incontri in modo autonomo;
  • ha assegnato l’altra metà (divisa) della casa al marito, anche di modo che questi continuasse a convivervi con gli altri due figli più grandi;
  • ha stabilito la misura (nella specie di 1000 euro) dell’assegno di mantenimento del figlio minore dovuto dal marito alla moglie.

In corso di causa, tuttavia, il ragazzo è diventato maggiorenne, sicché il giudice del divorzio , nell’assumere anch’egli le decisioni provvisorie [2] prima di dare avvio alla causa tra i genitori:

  • ha preso atto della chiara e inequivocabile volontà espressa dal figlio di trasferirsi a vivere col padre affermando – si legge nel provvedimento -che «trattandosi di maggiorenne è senz’altro libero di farlo» ;
  • ha revocato le decisioni (del giudice della separazione) sia in tema di affidamento condiviso che di diritto di visita del padre;
  • ha revocato l’obbligo del padre di versare all’ex moglie l’assegno di mantenimento per il figlio, ponendolo invece a carico della madre non più convivente col ragazzo (importo stabilito nella misura di 700 euro mensili in ragione del reddito dichiarato);
  • ha posto sulla madre l’obbligo di contribuire al pagamento della metà delle spese straordinarie, tali intendendosi tutte le spese impreviste e imprevedibili da sostenersi nell’interesse del figlio.

Separazione e divorzio con figli: regole diverse per piccoli e grandi

Le due pronunce in esame lasciano comprendere che se, con la separazione e il divorzio, è necessario regolamentare l’affidamento e le frequentazioni tra genitori e figli quando questi ultimi sono ancora minori, il giudice tuttavia non può gestire in pari modo le questioni riguardanti la vita di un bambino e di un ragazzo, per quanto non ancora maggiorenne.

Il figlio, quando è ancora minore ma già abbastanza grande da poter esprimere e motivare le proprie preferenze (come certamente lo è a 14anni), va lasciato libero di scegliere con quale genitore vuole stare e, pertanto, non occorre (ne è opportuno) disciplinare in alcun modo il diritto di visita del genitore (più spesso il padre) che non vive con lui stabilmente.

Una volta raggiunta la maggiore età, deve invece essere revocata qualsiasi decisione riguardante l’affidamento e la frequentazione genitori-figli, fermo restando l’obbligo per madre e padre di provvedere al mantenimento dei giovani se non sono ancora economicamente autosufficienti.

note

[1] Trib. Bari, ord. del 27.11.2013 (Dott. V. Savino).

[2] Trib. Bari, ord. 1.6.2017 (Dott. S.U. De Simone).

[3] Cfr Trib. Castrovillari, decr. del 23.06.2017.

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2 Commenti

  1. Si tratta di falsi problemi causati dalla mancata applicazione della legge vigente.
    Il figlio deve stare metà tempo con ogni genitore ed ognuno se lo mantiene per conto proprio.
    Prendo nota la battutaccia: “individuare tra i genitori quello più idoneo a vivere con loro”.
    C’è un giudice in grado di farlo?
    Come si fa a comparare una mela con un’arancia?
    Quanti padri ci vogliono per fare una sola madre e viceversa?
    Ma se non esiste nemmeno una Magistratura in grado di distinguere tra un magistrato meno idoneo e più idoneo – tant’è vero che tutti fanno identica carriera in barba alla loro “idoneità” – ma chi è che si mette in testa che un giudice individui il genitore + o meno idoneo a convivere con i figli. O il genitore non è idoneo – o lo sono entrambi – o è idoneo e basta, ma questo non è un problema di separazion/divorzio,
    Sarebbe ora di finire con questo favolette del “+ o – idoneo”.

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