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Acquisto immobile in comunione legale: accertamento fiscale

24 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 luglio 2017



Immobile in comunione legale dei coniugi: il Fisco può accertare che sia stato acquistato da un solo di essi tramite redditi non dichiarati.

Il Fisco, nell’ambito dell’accertamento sintetico del reddito, può legittimamente considerare l’esborso per l’acquisto di un bene in comunione legale come sostenuto esclusivamente da uno dei due coniugi che abbia da solo stipulato il contratto e pagato il prezzo. Dal regime della comunione legale dei beni, infatti, non deriverebbe alcuna presunzione di provenienza comune delle somme utilizzate per i nuovi acquisti.

In altri termini non è detto che, siccome il bene sia stato acquistato in comunione legale, il prezzo sia stato pagato con somme di provenienza comune ad entrambi i coniugi. L’Amministrazione finanziaria potrebbe accertare che il prezzo sia stato pagato con risorse reddituali (non dichiarate) proprie esclusivamente di uno dei coniugi.

È quanto chiarito da una recente sentenza della Cassazione [1].

Accertamento sintetico del reddito: criterio della spesa

Come noto, l’Agenzia delle Entrate può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile [2].

Nell’accertamento sintetico, il maggior reddito del contribuente viene desunto da una spesa sostenuta. Opera la presunzione secondo cui il costo è sopportato, salvo prova contraria, con il reddito del periodo d’imposta o di quelli immediatamente precedenti.

Pertanto, anche in caso di incremento patrimoniale (nella specie, investimento immobiliare), la presunzione di una maggiore capacità contributiva deriva non dalla titolarità del nuovo bene, ma piuttosto dall’esborso effettuato.

Difatti, la giurisprudenza di legittimità esclude che l’accertamento sintetico possa fondarsi su un acquisto avvenuto senza alcun esborso attuale di danaro. Per esempio, l’acquisto tramite emissione di cambiale o accollo del debito, non comportando un’attuale erogazione di spesa per incrementi patrimoniali, non costituiscono effettiva ed attuale espressione di capacità economica.

Accertamento sintetico per acquisti in comunione legale

In caso di acquisto da parte di una persona in regime di comunione legale, non conta, ai fini presuntivi, la circostanza che il bene sia, a prescindere dalla partecipazione all’atto e/o dalla formale intestazione, in comproprietà di entrambi i partners, ma piuttosto la provenienza delle somme usate per il pagamento del corrispettivo, unico elemento indiziario che può giustificare l’accertamento a carico di entrambi o di uno soltanto dei coniugi, dei civilmente uniti o dei conviventi che abbiano optato per tale regime.

Dal punto di vista tributario, gli acquisti a titolo oneroso ricadono nella comunione legale se sono impiegati:

1) denaro e beni della comunione, che fiscalmente costituiscono redditi di ciascuno dei coniugi per metà del loro ammontare netto o per la diversa quota stabilita;

2) proventi dell’attività separata, inclusi nella cd. “comunione de residuo”, che fiscalmente costituiscono reddito imputato al solo coniuge percettore per l’intero ammontare;

3) denaro ricavato dall’alienazione di beni personali.

Non vi è, dunque, alcuna certezza che il nuovo bene, pur ricadendo nella comunione legale, sia acquistato con provvista comune, potendo provenire il danaro utilizzato da uno solo dei coniugi – situazione che, peraltro, risponde alla stessa ratio dell’istituto, che è quella di far beneficiare il coniuge economicamente più debole delle possibilità economiche dell’altro.

In tale situazione di incertezza gli unici elementi indiziari che possono essere valorizzati ai fini dell’accertamento sintetico, sono costituiti dall’effettiva partecipazione all’atto e dal pagamento del prezzo.

Di conseguenza, laddove uno soltanto dei coniugi stipuli formalmente il contratto e in quell’occasione sostenga materialmente l’esborso, l’Amministrazione finanziaria può legittimamente procedere all’accertamento sintetico nei suoi confronti, salva la possibilità della prova contraria.  Quest’ultima incombe, anche in considerazione del principio di vicinanza della prova, sul contribuente, il quale può allegare e dimostrare non solo che la provvista è costituita da redditi esenti, ma anche eventualmente che è costituita da redditi comuni o di titolarità esclusiva dell’altro coniuge.

Alla luce di tali premesse, la Cassazione, con la sentenza in commento, ha affermato il seguente principio di diritto: «Ai fini dell’accertamento sintetico di cui all’art. 38 del d.P.R. n. 600 del 1973 in relazione a spesa per incrementi patrimoniali, l’esborso per l’acquisto di un bene in comunione legale può legittimamente essere considerato dall’Amministrazione finanziaria come sostenuto esclusivamente dal partner che abbia da solo stipulato il contratto e pagato il prezzo, salva la prova contraria da parte del contribuente, atteso che dal regime della comunione legale non deriva alcuna presunzione relativamente alla provenienza comune delle somme utilizzate per i nuovi acquisti».

note

[1] Cass. sent. n. 17806 del 19.07.2017.

[2] Art. 38 DPR. 600/1973.


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