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Tachigrafo modificato: cosa rischio?

25 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 luglio 2017



Il cronotachigrafo serve a misurare i tempi di guida e di riposo dell’autotrasportatore: che succede se lo manometto, falsificando i dati raccolti?

Il corretto uso del tachigrafo è importante per garantire la sicurezza stradale nel suo complesso. Non di rado, tuttavia, la Polizia stradale rileva tentativi di alterare il funzionamento di questo dispositivo. In pratica, apponendo uno specifico congegno digitale sullo strumento, vengono falsificati i dati relativi alle ore di guida del camionista: quest’ultimo risulta a riposo, mentre in realtà sta macinando chilometri su chilometri. Il tutto provoca un evidente pericolo per la sicurezza di tutti gli utenti della strada, oltre che per il conducente stesso (secondo la legge, infatti, a determinate ore di guida deve corrispondere un adeguato periodo di riposo).

Dobbiamo chiederci, dunque: cosa rischio in caso di tachigrafo modificato? Ma andiamo con ordine, domandandoci prima cos’è e a che serve il cronotachigrafo.

Cos’è il cronotachigrafo?

Il tachigrafo (o cronotachigrafo) è obbligatorio per i mezzi pesanti e gli autobus che circolano nell’area comunitaria europea. Si tratta, in particolare:

  • dei veicoli commerciali o industriali (camion, autocarri e così via) il cui peso supera le 3,5 tonnellate;
  • dei mezzi adibiti al trasporto di persone (come gli autobus) con numero di passeggeri (compreso il conducente) superiore a 9.

L’obbligo di installare il cronotachigrafo deriva direttamente dalla normativa comunitaria [1]. L’obiettivo, come visto, è quello di controllare e registrare una serie di dati inerenti alla guida, affinché sia assicurata la sicurezza del lavoratore e di tutti gli utenti della strada. Tra le altre cose, infatti, il tachigrafo misura:

  • la velocità del veicolo;
  • i tempi di guida e di riposo dell’autista;
  • i chilometri percorsi.

Cosa comporta l’alterazione del tachigrafo?

La modificazione del tachigrafo comporta importanti conseguenze sia per l’autotrasportatore che per l’azienda per cui quest’ultimo lavora. Il fatto è punito, oltre che a livello amministrativo, anche sul fronte penale (quindi costituisce reato).

Quando si commette reato?

Il codice penale punisce espressamente la «rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro» [3]. In particolare, «chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni». La sanzione è più elevata (da tre a dieci anni) se dal fatto deriva un disastro o un infortunio.

Ora, la manomissione del cronotachigrafo rientra senza dubbio nell’ambito di applicazione della norma. Dunque, il soggetto (titolare dell’impresa o conducente stesso) che modifica intenzionalmente il dispositivo sul proprio veicolo, commette un reato perché mette in pericolo l’incolumità:

  • del lavoratore (autotrasportatore);
  • degli altri utenti della strada.

Di conseguenza, la semplice modifica del tachigrafo è punita con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se poi dal fatto deriva un infortunio (del conducente o di terzi) la pena è va da tre a dieci anni.

Quali sono le sanzioni amministrative previste?

La fattispecie in esame è presa espressamente in considerazione anche dal codice della strada [4]. Viene sancito, in particolare, che l’autotrasportatore che circola senza cronotachigrafo o con cronotachigrafo non funzionante, è soggetto alla multa da 848 a 3.393 euro. In caso di alterazione del cronotachigrafo, poi, la sanzione è raddoppiata. Non basta, perché al conducente del mezzo verrà sospesa la patente per un periodo che va da 15 giorni a 3 mesi.

Sempre secondo il codice della strada, inoltre, il titolare della licenza o dell’autorizzazione al trasporto di cose o persone che mette in circolazione un mezzo sprovvisto di cronotachigrafo oppure con cronotachigrafo non funzionante o alterato, è punito con la multa da 814 a 3.260 euro. Se il conducente del mezzo e il titolare della licenza sono la stessa persona, si applica la sanzione prevista nella misura più grave.

Il funzionario o l’agente di polizia che accerta l’avvenuta manomissione del tachigrafo, inoltre, diffida il conducente (o l’impresa titolare della licenza) a regolarizzare il dispositivo entro 10 giorni: se ciò non avviene e il veicolo continua a circolare, ne verrà disposto il fermo amministrativo per la durata di un mese.

Differenza tra reato e illecito amministrativo

Come si può notare, la norma del codice della strada ha presupposti diversi rispetto a quella penale, precedentemente analizzata. La sanzione amministrava, infatti, punisce semplicemente chi «circola» o «mette in circolazione» mezzi con tachigrafo manomesso (a prescindere da chi abbia materialmente effettuato la manomissione). Sul versante penale, invece, si sanziona l’autore dell’alterazione (ad esempio il titolare dell’azienda di trasporto, che ha l’obbligo di installare dispositivi regolarmente funzionanti).

Sul punto va segnalata una recente sentenza della Cassazione: i giudici hanno stabilito che l’applicazione della sanzione amministrativa non esclude la sussistenza del reato [4]. Dunque, un singolo episodio di alterazione del tachigrafo può essere punito, allo stesso tempo, sia sul versante penale che su quello amministrativo, qualora ne ricorrano tutti i presupposti descritti.

note

[1] Regolamento Ce n. 561/2006 e regolamento Ue n. 165/2014.

[2] Art. 437 cod. pen.

[3] Art. 179 cod. str.

[4] Cass. sent. n. 13937/2017 del 22.03.2017.

Autore immagine: Pixabay

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