HOME Articoli

Lo sai che? Tirocinio post laurea: esiste un rimborso spese?

Lo sai che? Pubblicato il 25 luglio 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 25 luglio 2017

Fare uno stage in azienda dopo l’università comporta un’indennità obbligatoria, quindi il tirocinio gratuito è illegale. Ecco le regole dei percorsi formativi.

Per anni è stato una manna per tante aziende: il tirocinio post laurea dava l’opportunità di avere una forza lavoro pressoché gratuita. Il giovane di turno doveva lavorare come se fosse un dipendente ma veniva pagato poco o niente. Poi, alla scadenza del tirocinio, veniva mandato via e sostituito con un altro. In realtà, questo è un «vizietto» che ancora appartiene ad alcuni datori di lavoro: contratti di tirocinio formativo, di stage o di tirocinio di orientamento non curriculare a termine, a basso costo e senza tutele, rinnovabili fin quando si può e poi via: fuori uno, dentro un altro. Risultato: tante aziende portano avanti, comunque, la loro attività e pochi giovani restano inseriti nel mondo del lavoro.

E’ importante sapere, però, che per il tirocinio post laurea esiste non solo un rimborso spese ma anche un’indennità economica, cioè uno stipendio vero e proprio. Vediamo come funziona.

Che cos’è il contratto di tirocinio post laurea

E’ stata la Corte Costituzionale [1] a mettere nelle mani delle Regioni la gestione dei tirocini post laurea e, successivamente, la Conferenza Stato-Regioni a stabilire delle linee guida in materia.

Tra le decisioni prese, c’è quella del riconoscimento di un’indennità minima a chi fa un tirocinio post laurea o uno stage. Un’esperienza in azienda, dunque, che non può essere gratuita, pena sanzione amministrativa da 1.000 a 6.000 euro per i datori di lavoro. Anche se la legge [2] dà la possibilità alle aziende di scegliere quale normativa regionale prendere come riferimento per l’applicazione dei contratti di tirocinio.

Il tirocinio post laurea, o stage che dir si voglia, resta, comunque, un percorso formativo di inserimento al lavoro che nasce da un accordo tra chi organizza il tirocinio (ad esempio la stessa l’università ma anche – se convenzionati – un centro per l’impiego o una cooperativa sociale) e chi ospita il tirocinante, quindi il datore di lavoro.

In che cosa consiste il tirocinio post laurea?

In un progetto di formazione (da iniziare entro 1 anno dal conseguimento della laurea) in cui il tirocinante deve essere seguito da un tutor o da una persona di riferimento che lo accompagni lungo questo percorso, in modo da garantire al ragazzo di poter imparare quel lavoro, almeno nel tempo che ha a disposizione.

Quali tutele ci sono per il tirocinante?

Le linee guida della Conferenza Stato-Regioni impongono che ci sia una durata ben precisa, un orario di lavoro e l’assolvimento degli obblighi Inail contro gli infortuni sul lavoro, oltre che sulla responsabilità civile verso terzi.

Inoltre, è bene precisare che:

  • il tirocinio non può essere utilizzato per i lavori che non richiedono un periodo previo di formazione;
  • il tirocinante non può sostituire un lavoratore a tempo determinato nei periodi di massima produttività;
  • il tirocinante non può sostituire un lavoratore assente per malattia, maternità o ferie.

Proprio per evitare che le aziende abbiano in forza più tirocinanti che lavoratori assunti, c’è un numero massimo di stagisti previsto dalle linee guida, e cioè:

  • nelle aziende che hanno fino a 5 lavoratori a tempo indeterminato: massimo 1 tirocinante;
  • nelle aziende che hanno tra 6 e 20 lavoratori a tempo indeterminato: massimo 2 tirocinanti;
  • nelle aziende con più di 20 lavoratori a tempo indeterminato: massimo di tirocinanti pari al 10% del numero dei dipendenti (ad esempio, un massimo di 5 tirocinanti in un’azienda con 50 dipendenti, ecc.).

Conclusa l’esperienza, se il tirocinante ha frequentato il 70% del percorso e ottiene una valutazione positiva, riceve l’attestazione dell’attività svolta e delle competenze acquisite, con la relativa qualifica da registrare sul libretto formativo secondo il modello adottato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero dell’Istruzione. Se poi il ragazzo, oltre che bravo è anche fortunato, potrebbe strappare all’azienda un contratto di lavoro. Dico potrebbe.

Tirocinio post laurea: durata e stipendio

Facendo sempre riferimento alle linee guida in materia, la durata massima di un tirocinio post laurea è:

  • non più di 6 mesi per i tirocini formativi e di orientamento;
  • non più di 12 mesi per i tirocini di inserimento e reinserimento al lavoro.

Il tirocinante può, comunque, sospendere il percorso in casi particolari (ad esempio una malattia) che richiedano un’assenza per almeno la metà o superiore a un terzo del tirocinio.

Quanto deve guadagnare un tirocinante

Non aspettatevi cifre da capogiro (ecco perché il tirocinio post laurea resta un affare per alcune aziende). Lo stipendio minimo, o meglio l’indennità, visto che non si tratta di un’attività lavorativa ma di formazione (e quindi non si parla di rimborso spese) non può essere inferiore ai 300 euro lordi mensili. In alcune regioni si arriva ai 600 euro. Dal punto di vista fiscale, la retribuzione viene considerata come reddito assimilato a quelli di lavoro dipendente. Tuttavia, e dato che si tratta di tirocinio e non di attività lavorativa (o, almeno, così dovrebbe essere), questo percorso formativo non comporta la perdita dell’eventuale stato di disoccupazione.

note

[1] Corte Cost. sent. n. 287/2012.

[2] Dl n. 76/2003.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI