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Sdraiarsi davanti alla propria auto per protesta è legale?

25 luglio 2017


Sdraiarsi davanti alla propria auto per protesta è legale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 luglio 2017



Non commette resistenza a pubblico ufficiale chi, fermato dalla polizia, si sdraia di fronte alla propria auto per evitarne il sequestro.

Immaginiamo che un poliziotto voglia multarci e procedere al sequestro della nostra macchina per un asserito illecito che noi, invece, contestiamo e riteniamo di non aver posto. Quale segno di protesta potremmo sdraiarci davanti all’auto, in corrispondenza delle ruote, per impedire il prelievo forzoso? Potremmo rifiutarci di svuotare l’abitacolo dai nostri effetti personali? Si rischia in questi casi di commettere un reato, magari quello di resistenza a pubblico ufficiale? La risposta è negativa e a darla è una recente sentenza della Cassazione [1].

Quando scatta il reato di resistenza a pubblico ufficiale

Perché possa configurarsi il reato di resistenza è necessario usare violenza o minaccia nei confronti di un pubblico ufficiale o di un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a compiere un atto contrario ai propri doveri o a omettere un atto dell’ufficio o del servizio o, comunque, per influire su di esso. Ai fini della configurabilità di tale reato, la violenza o la minaccia possono essere esercitate con qualsiasi mezzo idoneo a turbare o a impedire l’attività del pubblico ufficiale.

La mancata collaborazione con la polizia non è reato

Secondo la corte sdraiarsi a terra per impedire agli agenti di avvicinarsi, rifiutando al contempo di liberare l’auto dei propri effetti personali non costituisce un illecito penale.

Tale comportamento si risolve in un semplice atto di «resistenza passiva», come tale privo di quegli elementi di violenza necessari a integrare il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo il pacifico insegnamento della giurisprudenza, il reato di resistenza scatta solo quando vi è una condotta violenta da parte del colpevole, tale da porre in pericolo determinati interessi giuridici e da operare un diretto condizionamento dell’attività posta in essere dai pubblici ufficiali. Insomma ci deve essere una condotta attiva e oppositiva come quella di chi scappa nel traffico facendo zig-zag tra le auto finendo per essere un grave pericolo per gli altri. Non vi è invece alcuna violenza nella condotta di chi si limita a non prestare la collaborazione con le autorità. [2]. Anche la mera espressione di sentimenti ostili contro la polizia o la reazione genericamente minatoria da parte del privato, se non accompagnati da una specifica prospettazione del male ingiusto – sufficientemente concreta da risultare idonea a turbare il pubblico ufficiale nell’adempimento dei suoi compiti istituzionali – non fa scattare il reato di resistenza.

La semplice contestazione al pubblico ufficiale non è resistenza

Al riguardo la Cassazione ha da tempo stabilito che non integrano il delitto di resistenza a pubblico ufficiale le espressioni di minaccia rivolte a quest’ultimo quando esse non rivelino alcuna volontà di opporsi allo svolgimento dell’atto d’ufficio, ma rappresentino piuttosto una forma di contestazione della pregressa attività svolta dal pubblico ufficiale.

La violenza o la minaccia usata, affinché si possa ritenere integrato il reato in commento, deve essere effettivamente idonea a coartare la volontà della vittima, generando in essa un timore e limitandone la libertà di compiere atti del proprio ufficio e deve essere rivolta contro il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio.

Non commette resistenza a pubblico ufficiale chi durante un controllo della polizia stradale per violazioni al codice della strada mette in atto una protesta pacifica sdraiandosi per terra per evitare agli agenti di avvicinarsi al veicolo e di procedere al sequestro.

note

[1] Cass. sent. n. 36754/17

[2] Cass. sent. n. 6069/2015.

Autore immagine: 123rf com


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