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Ticket, esenzioni e permessi per chi soffre di mal di schiena

25 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 luglio 2017



Il diritto all’assenza per malattia e all’indennizzo Inail. I tempi per presentare il certificato. Sul ticket contano patologia o invalidità, non il dolore.

Alzi la mano chi non ha mai sofferto di mal di schiena al lavoro. Magari per le troppe ore seduto davanti ad una scrivania e in posizione non corretta, o perché si fa un lavoro pesante e, dopo un turno di 8 ore, ci credo che si finisce piegati in due.

Ora, una cosa è il mal di schiena passeggero, quello che tutti quanti hanno avvertito più di una volta, ed un’altra ben diversa è quello, chiamiamolo così, patologico, provocato da un problema più serio. E’ in quest’ultimo caso in cui ci possono essere delle agevolazioni per curarlo.

Vediamo allora di quali permessi può usufruire un lavoratore che soffre di mal di schiena e se c’è l’esenzione dal ticket sanitario per questo tipo di problema.

Mal di schiena: i diritti al lavoro

Un mal di schiena può essere provocato da tanti motivi: una lombalgia, una scoliosi, un’ernia al disco, un problema alle vertebre, ecc. Tante sono le ragioni e tanti i lavoratori colpiti da questo disturbo che il mal di schiena è ai primi posti nella lista delle cause di assenza dal lavoro per malattia o per disabilità.

Si può restare a casa dal lavoro per un mal di schiena?

Sì, se il medico lo ritiene opportuno. Quando il disturbo si presenta in fase acuta, conviene recarsi dal proprio medico di base per una visita. Sarà lui a decidere quanti giorni di permesso per malattia servono al lavoratore, ad inviare il relativo certificato telematico all’Inps e, eventualmente, a prescrivere una visita da un ortopedico.

Naturalmente, chi si trova in malattia per il mal di schiena deve rispettare gli orari delle visite fiscali che riguardano tutti, e cioè:

  • per il settore privato, il lavoratore assente per malattia deve rendersi reperibile al domicilio per l’effettuazione delle visite fiscali, anche nei giorni festivi, nelle fasce orarie dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19
  • per il settore pubblico, le fasce orarie sono invece dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Il lavoratore in malattia per il mal di schiena deve anche fare il possibile per rimettersi in fretta e tornare al lavoro il più presto possibile, quindi è tenuto ad evitare degli sforzi che possano compromettere la guarigione. Nel caso in cui arrivi il medico per una visita fiscale e trovi chi è rimasto a casa col mal di schiena a tagliare l’erba o a sollevare un carico pesante, il lavoratore può essere licenziato per giusta causa.

Se il problema è talmente grave da richiedere un intervento chirurgico (ad esempio nel caso di un’ernia al disco), il lavoratore può assentarsi per l’operazione senza rischiare il licenziamento, purché l’assenza rientri nei periodi massimi stabiliti dal contratto nazionale di categoria.

Se il mal di schiena è causato dal lavoro, quali diritti?

  • Può succedere che a causare il mal di schiena sia proprio il lavoro svolto quotidianamente. In questo caso, quali sono i diritti del dipendente? Nel caso in cui, riportando il problema al datore di lavoro non si ottenga nulla, è possibile fare causa all’azienda per quella che viene chiamata «malattia professionale tabellare». L’Inail la definisce come «lo stato di aggressione dell’organismo del lavoratore direttamente connessa all’attività svolta causa di una definitiva alterazione dell’organismo stesso che compromette la capacità lavorativa». Insomma, avete presente quando uno dice «mi spacco la schiena dalla mattina alla sera»? Ecco, appunto.

Occorre, comunque, che ci sia un rapporto causa-effetto come nel caso di:

  • assegnazione non occasionale a macchinari che emettono vibrazioni trasmesse al corpo intero (un muletto, un trattore, un martello pneumatico, ecc.);
  • lavorazioni di movimentazioni manuali di carichi senza ausili e in modo non saltuario (il tipico scaricatore di porto che lavora senza muletto o il corriere che carica scarica pacchi pesanti dal furgone, per intenderci).

In altri tipi di attività, spetta al dipendente provare che la causa del suo mal di schiena cronico sia proprio il lavoro che svolge.

Il diritto all’indennizzo dell’Inail

In base alla documentazione ricevuta, l’Inail convoca il lavoratore in sede per l’istruttoria amministrativa e per una visita medica.

L’Istituto riconosce al lavoratore che ha avuto l’infortunio queste prestazioni:

  • cure ambulatoriali;
  • indennità giornaliera per inabilità temporanea in base al grado e al tipo di menomazione, del danno biologico e per le eventuali conseguenze patrimoniali;
  • rendita ai superstiti in caso di morte;
  • assegno continuativo mensile;
  • cure idrofangotermali e soggiorni climatici;
  • protesi, ortesi e presidi medici;
  • assegno per assistenza personale continuativa.

Come denunciare l’infortunio per mal di schiena

Attenzione, però, perché il tutto è soggetto a tempi e vincoli ben precisi.

In caso di malattia professionale, causata anche da un mal di schiena provocato dal lavoro, il dipendente è tenuto a consegnare all’azienda il certificato medico entro 15 giorni dalla manifestazione della malattia, altrimenti decade il diritto all’indennizzo che riguarda il periodo antecedente alla denuncia.

A sua volta, il datore di lavoro è tenuto a trasmettere la denuncia di malattia professionale all’Inail entro 5 giorni dalla consegna del certificato. Nella comunicazione, deve obbligatoriamente indicare il codice fiscale del lavoratore in modo corretto, pena sanzione amministrativa di 129 euro. Se la denuncia non viene trasmessa nei tempi stabiliti, la sanzione per il datore di lavoro sarà compresa tra 1.290 e 7.745 euro.

C’è da ricordare che il lavoratore ha il diritto di chiedere lo spostamento all’interno dell’azienda presso un altro reparto in cui l’attività da svolgere non pregiudichi il suo stato di salute. Ma il datore di lavoro non è tenuto a cambiare il ciclo produttivo per soddisfare questa richiesta. Se ne deduce che, se gli altri posti sono già coperti, il lavoratore che non può svolgere le sue mansioni può essere anche licenziato.

Mal di schiena: l’esenzione dal ticket sanitario

Di per sé, il mal di schiena non è contemplato tra le patologie che danno diritto all’esenzione dal ticket sanitario. Quello che può succedere, invece, è che un cittadino possa usufruire di questo beneficio a causa del problema che ha generato il mal di schiena. Significa che l’esenzione arriva per una patologia invalidante oltre una certa percentuale, così come contemplato nell’elenco del Ministero della Salute ed in quelli di ogni singola Regione che, come si sa, è l’ente che gestisce la sanità pubblica nel proprio territorio.


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3 Commenti

  1. Quanto sopra vale anche per i titolari d’azienda ? Ho dovuto smettere di lavorare a causa di uno spostamento della 5 vertebra : ho una ditta di autotrasporti con mezzi pesanti ed ho guidato per oltre 50 anni .

  2. Sono stata licenziata perché ho superato i 365 giorni di malattia in 3 anni malgrado sono invalida al 67% x varie ernie e protusioni presenti su tutti i tratti della colonna ed aver subito un intervento di stabilizzazione.posso procedere contro il datore di lavoro?

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