HOME Articoli

Lo sai che? Se la tariffa cambia l’avvocato può cambiare la parcella?

Lo sai che? Pubblicato il 29 luglio 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 29 luglio 2017

Se nel 2012 l’avvocato mi ha chiesto una parcella e io ho pagato un acconto, può ora cambiarla solo perché è uscita una nuova tariffa forense?

Preliminarmente è opportuno precisare che il contratto stipulato tra avvocato e cliente è qualificato come un contratto di mandato a tempo in forza del quale il professionista si impegna a prestare la propria opera professionale dietro incarico conferito dal cliente. In base al contratto pattuito il professionista ha l’obbligo di eseguire l’incarico con diligenza, la quale è da valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata [1], mentre il cliente assume l’obbligo di pagare il corrispettivo per l’attività da quegli svolta. Più in particolare, la disciplina inerente gli aspetti economici del rapporto contrattuale avviato tra l’avvocato ed il cliente prevede che il compenso deve essere convenuto dalle parti ovvero definito secondo le tariffe o gli usi oppure, in ultimo, può essere determinato dal giudice sentito il parere dell’associazione professionale a cui il professionista appartiene. Inoltre, il cliente deve anticipare le spese occorrenti al compimento dell’opera nonché corrispondere gli acconti sul compenso, salvo diversa pattuizione intercorsa tra le parti. In altre parole, l’obbligo del cliente di pagare l’onorario sorge al termine della prestazione professionale salvo la corresponsione degli anticipi di spesa e degli acconti che si rendano necessari od opportuni. Qualora durante lo svolgimento dell’attività processuale entri in vigore un provvedimento legislativo che modifichi i parametri ai quali devono essere commisurati i compensi del professionista, le nuove tariffe professionali dovranno essere applicate soltanto alle liquidazioni giudiziali effettuate dopo l’entrata in vigore del provvedimento modificativo. Secondo la giurisprudenza costante, quindi, i nuovi parametri tariffari dovranno essere applicati a tutte quelle prestazioni professionali che sono giunte a conclusione dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe anche qualora la prestazione abbia avuto inizio e si sia svolta in parte sotto la vigenza delle tariffe abrogate. E ciò perché il compenso spettante al difensore non può essere valutato limitatamente ai singoli atti compiuti (distinguendo dunque tra vecchie e nuove tariffe), ma costituisce un corrispettivo unitario che ha riguardo all’opera professionale prestata nel suo complesso. Al fine di garantire una maggiore trasparenza, il codice deontologico degli avvocati prevede che il professionista ha l’obbligo di informare il proprio assistito su tutti gli aspetti della causa legale, sulla prevedibile durata del processo e sugli oneri ipotizzabili, dovendo comunicare – su richiesta di colui che conferisce l’incarico – un preventivo sul prevedibile costo della prestazione. Poiché il preventivo integra una vera e propria proposta contrattuale è necessario che esso venga accettato dal cliente o espressamente (cioè mediante sottoscrizione) oppure tacitamente (il cosiddetto comportamento concludente). Ciononostante, il preventivo non ha efficacia assolutamente vincolante per il professionista tanto che lo stesso può essere formulato soltanto in linea “di massima” poiché, stante l’aleatorietà del processo, non è possibile prevedere anticipatamente tutte le possibili vicende del procedimento medesimo che incideranno inevitabilmente sul costo finale.

Passando adesso ad esaminare il quesito, la lettrice scrive che il suo legale le ha inviato un conto via mail con le spese per il lavoro fatto fino a quel momento, tuttavia non specifica se la notula inviatale fosse limitata soltanto alle spese vive (ad esempio, contributo di iscrizione della causa, spese sostenute per copie atti, ecc.) o comprendesse anche l’onorario per l’attività svolta. Inoltre nulla dice relativamente ad eventuali colloqui sostenuti con il legale relativamente ai presumibili costi processuali nonché all’entità dell’onorario dell’avvocato. Sulla base di quanto illustrato, il suo avvocato ha agito correttamente allorché, al termine della prestazione professionale, ha redatto la propria parcella utilizzando i parametri tariffari entrati in vigore nel 2014 ma scomputando quanto già pagato dalla lettrice a titolo di acconto regolarmente fatturato sia qualora l’acconto concernesse soltanto le spese vive sia qualora fosse comprensivo anche di una parte del compenso. In conclusione, qualora il difensore dovesse agire nei suoi confronti per recuperare il proprio credito, la lettrice non avrà alcun titolo per opporsi salvo restando la possibilità di un’eventuale responsabilità disciplinare del professionista qualora non avesse provveduto ad informarla circa la variazione dei parametri tariffari forensi. In tal caso la responsabilità del professionista potrà essere fatta valere innanzi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati a cui il difensore della lettrice appartiene, ma dovrà da lei essere adeguatamente provata.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Art. 1176 cod. civ.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI