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Lo sai che? I diritti di chi soffre di osteoporosi

Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2017

La malattia che riduce la densità delle ossa non è riconosciuta come patologia cronica, anche se degenerativa. Esami e farmaci si pagano. Quasi sempre.

Una malattia o un processo fisiologico? Questo è il dilemma. L’osteoporosi in Italia non viene riconosciuta come una malattia cronica ma come un processo di invecchiamento delle ossa. Eppure, se anche volessimo chiamarlo «processo fisiologico» anziché malattia, per chi ne soffre non c’è marcia indietro. L’osteoporosi si cura, ma dell’osteoporosi non si guarisce. Come succede con qualsiasi altra malattia cronica e degenerativa. E allora?

Allora succede che i diritti di chi soffre di osteoporosi non vengono riconosciuti per la patologia in sé. Significa che oggi chi vuole fare una cura per rallentare il «processo fisiologico» deve mettere mano al portafoglio e pagare di tasca sua. A meno che si presenti un’invalidità come conseguenza dell’osteoporosi oppure che si rientri in certe categorie che vedremo tra poco. Vediamo.

Solo in questi casi, forse, si può avere un aiuto

 

Che cos’è l’osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia che provoca una lenta e progressiva riduzione della densità ossea. Ecco perché chi si occupa di questa patologia e, soprattutto, chi la patisce chiedono che i diritti di chi soffre di osteoporosi siano gli stessi di chi soffre di una malattia cronica.

Questa «lenta e progressiva riduzione della densità ossea» colpisce, in modo particolare, la popolazione anziana e, di conseguenza, molto spesso si associa ad altre situazioni già complicate.

Quali sono le cause? Non solo il cosiddetto «processo fisiologico» di invecchiamento ma anche l’assunzione di medicinali e le cure per trattare altre patologie che interessano anche fasce di età più giovani: artrosi, malattie cardiovascolari, artrite reumatoide, patologie polmonari, diabete. Se ne deduce che non è corretto identificare sempre l’osteoporosi come un semplice processo di invecchiamento ma anche come la conseguenza di una cura seguita da una persona giovane per trattare una malattia cronica.

Altre cause dell’osteoporosi possono essere la menopausa precoce, lo scarso apporto di vitamina D e calcio e la vita sedentaria.

Tutti questi fattori sono tanto più a rischio di osteoporosi quanto più si manifestano in giovane età

Il problema nel problema è che l’osteoporosi non presenta dei sintomi evidenti. Lo scheletro si indebolisce quando le ossa perdono densità, il che vuol dire che si è più esposti al rischio di fratture e, persino, ad una modificazione della struttura ossea.

Proprio per questo, le conseguenze dell’osteoporosi le pagano, nella maggior parte dei casi, gli anziani. Questa malattia, infatti, è la principale causa di fratture ai polsi, alle vertebre e al femore. Il che si traduce in perdita della qualità della vita e dell’autonomia. E in una spesa non indifferente per poter fare delle cure.

Osteoporosi: una malattia senza diritti?

Da ciò che abbiamo spiegato si può concludere che i diritti di chi soffre di osteoporosi sono pari a zero? In parte sì, in parte no.

La strategia del Servizio sanitario nazionale ( regionale, per meglio dire, visto che sono le regioni a gestire la sanità pubblica) è quella di andare a monte del problema, cioè a tutelare i malati affetti da quelle patologie che possono provocare un’osteoporosi. Le categorie più a rischio sono i celiaci, chi deve assumere a lungo dei farmaci a base di cortisone a dosi elevate e le donne che entrano precocemente in menopausa (quindi prima dei 45 anni). A queste categorie di utenti, il servizio sanitario può prescrivere degli esami diagnostici e dei farmaci per contrastare la perdita di densità ossea.

Questo, però, non succede per chi non rientra in queste categorie. Chi vuole fare una densitometria o deve acquistare certi farmaci per l’osteoporosi dovrà pagare di tasca sua, in quanto gli esami non rientrano nei nuovi Lea (i Livelli essenziali di assistenza) ed i farmaci non vengono inclusi dall’Agenzia italiana del farmaco tra quelli rimborsabili. Il medico di base o lo specialista che non rispetta questi vincoli di prescrizione può pagarla molto cara.

note

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Prendo il prolia iniezione ogni 6 mesi a totale carico asl ho diritto anche all’esenzione x la moc

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