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Cartella Agenzia delle Entrate: i tempi di prescrizione

4 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 agosto 2017



Caso per caso, quanto tempo deve passare affinché scada una cartella di pagamento. La differenza tra prescrizione e decadenza. A chi presentare ricorso. 

C’è una luce in fondo al tunnel dell’Agenzia delle Entrate Riscossione: i suoi diritti di credito contenuti nelle cartelle di pagamento sono soggetti a prescrizione e decadenza. Significa che, trascorso un certo periodo di tempo che vedremo in seguito, la cartella non può più essere riscossa perché scaduta.

Il che non vuol dire che chi riceve una cartella di pagamento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione può fare finta di nulla e aspettare che vada in prescrizione o decadenza: l’Agenzia ha il potere di rientrare nei termini nel momento in cui c’è il rinnovo della notifica della cartella stessa o l’invio di un sollecito di pagamento (con l’esatta indicazione delle cartelle per le quali si chiede il pagamento). Queste due circostanze bloccano la decadenza in virtù della cosiddetta «interruzione della prescrizione». Risultato: il decorso dello stesso termine ricomincia da capo. Sempre che la notifica dell’atto interruttivo intervenga prima che i termini siano già scaduti. In caso contrario, la prescrizione si sarà inevitabilmente compiuta.

Facciamo un esempio: se una cartella si prescrive il 1 gennaio 2018 dopo il decorso di 5 anni, è necessario che l’atto interruttivo intervenga entro il 31 dicembre 2017. Quindi, se l’atto interruttivo dovesse essere notificato il 1 dicembre 2017, la prescrizione non si verificherebbe più il 1 gennaio 2018 ma slitterebbe al 30 novembre 2024.

Ecco quindi questa una breve sintesi dei termini oltre i quali la cartella di pagamento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione va in prescrizione.

Dopo quanti anni la cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione va in prescrizione?

Il termine entro cui si prescrive la cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione non è sempre uguale, ma dipende dall’oggetto della cartella stessa, cioè dalla natura degli importi richiesti in pagamento. In altre parole, per certe imposte c’è una prescrizione di cinque anni, per altre di dieci, per altre ancora di tre (tra poco le vedremo).

Per comprendere quale sia la causale del pagamento richiesto dall’Agenzia delle Entrate Riscossione (quindi ciò che determina, appunto, la diversa «scadenza» della cartella) bisogna fare come con i farmaci: leggere nel foglio esplicativo contenuto nella cartella di pagamento, in cui viene indicato il dettaglio di ogni singolo importo. È quella che si chiama «motivazione» della cartella, un elemento sempre necessario. A meno che si tratti di un sollecito di pagamento: in questo caso potrebbe essere sufficiente richiamare solo il numero della cartella già notificata e non ancora pagata.

La differenza tra prescrizione e decadenza

La prescrizione è il termine concesso all’Agenzia delle Entrate Riscossione, una volta notificata la cartella esattoriale, per agire in esecuzione forzata con un pignoramento o rinnovando la notifica della cartella. Una volta compiuto tale termine, la cartella scade, cioè non può essere più riscossa. E chi si è visto, si è visto.

Per esempio: se una cartella si prescrive il 1° gennaio 2018, dal 2 gennaio 2018 ogni atto di riscossione (come il pignoramento dello stipendio) o qualsiasi altro atto a ciò finalizzato (come un’ipoteca o un fermo) sarebbe illegittimo.

La decadenza è, invece, il termine entro cui l’Agenzia delle Entrate Riscossione deve notificare la prima cartella di pagamento da quando l’imposta o la sanzione è stata iscritta a ruolo, cioè da quando l’ente titolare del tributo le ha dato l’incarico di riscuoterlo.

Per esempio: nel caso del bollo auto – che decade dopo due anni dall’iscrizione a ruolo – la cartella dell’Agenzia delle Entrate notificata nel 2020 per un bollo auto riferito al 2015 sarebbe illegittima.

I singoli termini di prescrizione e decadenza

E veniamo, caso per caso, ai termini di prescrizione e decadenza delle cartelle dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, tenuto conto della differenza tra ambi concetti che abbiamo appena spiegato.

Irpef, Iva, Irap, imposta di registro, imposta ipocatastale

La prescrizione è di 10 anni che iniziano a decorrere dopo la scadenza del termine per impugnare la cartella, ossia dopo 60 giorni dall’avvenuta notifica.

In caso di irreperibilità temporanea, la notifica si considera avvenuta nel decimo giorno successivo al ricevimento della seconda raccomandata con cui il messo notificatore avvisa il destinatario del deposito dell’atto presso la Casa Comunale.

Se si vuole fare opposizione e far rilevare l’intervenuta prescrizione, si deve presentare ricorso alla Commissione Tributaria

  • decadenza per l’Irpef dovuta a seguito dei controlli automatici della dichiarazione dei redditi: entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (o a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine di versamento delle somme scade oltre il 31 dicembre);
  • decadenza per l’Irpef dovuta a seguito del controllo formale della dichiarazione dei redditi e dell’IVA: entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
  • decadenza per l’Irpef dovuta a seguito di accertamento definitivo: entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo;
  • decadenza per l’imposta di registro è di 10 anni da quando è stato accertato il mancato pagamento dell’imposta.

Sanzioni amministrative

Il caso emblematico è quello delle tanto controverse multe per violazione del codice della strada. La prescrizione è di 5 anni, che decorrono a partire dal sessantunesimo giorno successivo alla notifica della cartella (ossia, come sopra, dal giorno dopo la scadenza del termine per impugnare).

Se, però, il contribuente ha fatto causa all’ente impositore o all’Agenzia delle Entrate Riscossione e ha perso il giudizio, la prescrizione è di 10 anni (in questo caso, infatti, si segue la prescrizione delle sentenze e non delle cartelle).

La decadenza è di 5 anni da quando è stato accertato il mancato pagamento.

Il ricorso, in questo caso, va presentato al Giudice di Pace

Tari, Imu, Tosap, Tari, Tasi e altre imposte locali

Si prescrivono in 5 anni a partire dal sessantunesimo giorno successivo alla notifica della cartella. Anche in questo caso, se il titolo è una sentenza passata in giudicato (a seguito del ricorso del contribuente), la prescrizione è di dieci anni.

La decadenza si verifica entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo; in mancanza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello nel quale è stata presentata la dichiarazione relativa a Imu, Tasi, Tares/Tari o a quello per il quale l’imposta è dovuta.

Il ricorso è di competenza della Commissione Tributaria

Bollo auto

Si prescrive in 3 anni e, in particolare, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo.

La decadenza è di due anni.

Il ricorso è di competenza della Commissione Tributaria

Contributi Inps

Si prescrivono in 5 anni (10 anni per contributi anteriori al 1° gennaio 1996 e per somme aggiuntive). Per maggiori informazioni sul tema leggi “Termini di prescrizione contributi Inps”.

Il ricorso è di competenza del Tribunale ordinario, sezione lavoro

Contributi Inail

Si prescrivono in 5 anni

Il ricorso è di competenza del Tribunale ordinario, sezione lavoro

Canone Rai

Si prescrive in 10 anni.

Il ricorso è di competenza della Commissione Tributaria

Diritti annuali Camera di Commercio

Si prescrivono in 10 anni (5 anni per le sanzioni).

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1 Commento

  1. Buongiorno. Mi deve scusare ma urge una precisazione che illustri meglio le differenze tra prescrizione e decadenza. Mentre la facoltà di riscossione DECADE in genere al 31/12 del X anno successivo a quello in cui il debito è accertato , la PRESCRIZIONE diventa esecutiva una volta trascorsi X anni a partire dal giorno in cui il debito poteva essere pagato (esempio : ICI si prescrive dopo 5 anni dal 16 Luglio dell’anno a cui si riferisce.)
    Portare ad esempio la scadenza del 31/12 sia per la decadenza sia per la prescrizione induce a confusione.
    Grazie.

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