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Sicurezza alimentare: arriva il rating per le aziende

26 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 luglio 2017



Il rating sarà introdotto per tutti gli operatori della filiera alimentare, dal campo alla tavola, sarà pubblico e valuterà vari indici di conformità alla legge, dalla sicurezza alimentare al benessere degli animali.

I consumatori europei potranno presto scegliere la marca preferita dei cibi o il ristorante anche grazie al rating che sarà assegnato a produttori e rivenditori sulla base dei controlli relativi al rispetto delle norme che disciplinano l’intera filiera alimentare. Il nuovo regolamento europeo sui controlli ufficiali nella filiera alimentare [1] ha introdotto un’interessante novità che potrebbe cambiare non poco il rapporto tra operatori del settore e autorità di controllo, nonché tra gli stessi operatori e i consumatori.

Cos’è il rating

Si tratta del rating, cioè di una classificazione di tutti gli operatori della filiera agroalimentare, “dal campo alla tavola” effettuata sulla base del rispetto delle norme che regolano:

  • la sicurezza degli alimenti;
  • la lealtà delle pratiche commerciali;
  • l’informazione sugli alimenti al consumatore (etichettatura, pubblicità…);
  • l’utilizzo di OGM;
  • la sicurezza dei mangimi;
  • la salute degli animali;
  • il benessere degli animali;
  • la salute delle piante;
  • l’uso dei pesticidi;
  • le produzioni di alimenti biologici;
  • le denominazioni di origine e geografiche protette (DOP, IGP, STG).

In seguito ad uno o più controlli le autorità competenti potranno pubblicare il rating ottenuto da ciascuna azienda controllata, che potrà così godere di un riconoscimento pubblico di sicurezza e affidabilità, ovvero, in caso di rating non positivo, subire un impatto negativo sulla propria reputazione agli occhi del mercato e, in particolare, dei consumatori.

Come sarà calcolato il rating

Al fine di evitare che lo strumento del rating si presti ad utilizzi distorti da parte delle autorità di controllo, con rischi tanto per le aziende che per i consumatori, il regolamento stabilisce che esso sia applicabile solo se saranno rispettate due condizioni:

  1. i criteri in base ai quali viene attribuito il rating siano pubblici, trasparenti e oggettivi;
  2. siano stabilite procedure che garantiscano l’equità, la coerenza e la trasparenza delle procedure di attribuzione del rating.

Quando il rating è attribuito in base ad un solo controllo, è indicata l’opportunità, ma non l’obbligo, di svolgere in tempi ragionevoli un secondo controllo, al fine di evitare che una sola verifica da parte delle autorità possa ingiustamente premiare o danneggiare l’immagine di un’azienda.

Il nuovo regolamento europeo entrerà in vigore soltanto il 14 dicembre 2019, per cui le autorità di controllo avranno più di due anni per elaborare e perfezionare i criteri di rating e le procedure di attribuzione. Le aziende dovranno invece approfittare di questo periodo per farsi trovare pronte di fronte alla nuova sfida che trasformerà i controlli ufficiali da formalità fastidiosa da affrontare cercando di evitare sanzioni, ad un’opportunità di promozione e miglioramento della propria reputazione commerciale.

Rischi e potenzialità del rating

Il rating promette di introdurre novità importanti per il mercato alimentare, introducendo più trasparenza e consegnando ai consumatori nuovi e più chiari criteri di scelta delle aziende a cui affidare la propria nutrizione. Se ben utilizzato, il rating potrebbe incentivare le aziende a conformarsi alle norme di legge, con il risultato di aumentare ancora di più la sicurezza, la qualità e la trasparenza del mercato agroalimentare europeo.

Si tratta però di uno strumento molto delicato, che, se non ben utilizzato, potrebbe dotare le autorità di controllo di una pericolosa arma di intervento sul mercato, producendo pochi effetti migliorativi sulla qualità degli alimenti distribuiti in Europa e ponendo invece ingiusti ostacoli all’attività delle imprese.

Il regolamento lascia inoltre agli Stati europei un’ampia libertà di disciplina del rating, con il possibile effetto di introdurre criteri molto diversi da Stato a Stato e, quindi, con possibili effetti distorsivi sul mercato: sarebbe opportuno che la Commissione europea introducesse criteri uniformi validi su tutto il territorio europeo, o quantomeno delle linee guida comuni.

Non si può che sperare che in questi due anni le autorità competenti e gli operatori si preparino adeguatamente alla nuova sfida, collaborando nell’elaborazione di criteri equi e trasparenti di valutazione. In particolare, per le autorità di controllo italiane questa potrebbe essere l’occasione per dire finalmente addio ad alcuni criteri di controllo obsoleti e formalistici e promuovere finalmente una cultura della valutazione delle aziende alimentari che premi la sicurezza e la qualità effettive degli alimenti destinati alle nostre tavole.

note

[1] Reg. UE n. 625/2017

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