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I diritti di chi deve fare una Tac

26 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 luglio 2017



Urgenza, tempi di attesa, esenzione dal ticket, consenso informato, preparazione: cosa c’è da sapere prima di fare una tomografia computerizzata.

La Tomografia assiale computerizzata, nota come Tac o semplicemente come Tc, è un esame diagnostico radiologico in grado di ricostruire delle sezioni del corpo grazie ad un sofisticato programma informatico. La Tac viene eseguita, di solito, dopo un esame radiografico o ecografico e dopo una visita specialistica per approfondire una diagnosi. Viene usata, normalmente, per individuare delle neoplasie (tumori) o per identificare delle situazioni particolari a livello di sistema nervoso centrale o vascolare. E’ fondamentale anche in seguito ad emorragie ed ischemie cerebrali, aneurismi ed embolie polmonari.

Prima di effettuare una Tac con liquido di contrasto, è necessario effettuare un test della creatinina (basta un prelievo del sangue) per verificare che i reni siano in grado di sopportare l’esame strumentale.

Su che cosa, invece, si basano i diritti di chi deve fare una Tac? I fattori essenziali sono tre: l’urgenza, i tempi di attesa ed il costo (se non è prevista l’esenzione dal ticket sanitario). Fattori, però, che possono variare da Regione a Regione, in base al criterio di chi gestisce la sanità pubblica in ambito territoriale. Tuttavia, ci sono degli elementi in comune. Vediamo

Il diritto alla Tac urgente

Chi stabilisce se un esame diagnostico è urgente oppure no? Tocca al medico di base o allo specialista, dopo la visita di rigore, decidere se il paziente ha diritto a fare una Tac urgente o se la richiesta può finire nell’ampio calderone delle liste di attesa. Nel caso in cui ci sia la necessità di una Tac immediata, il medico curante deve apporre sull’impegnativa il bollino verde e barrare la casella U tra le quattro che indicano le caratteristiche dell’esame prescritto. In questo modo viene identificata l’urgenza differibile che dà diritto alla Tac urgente entro 72 ore dalla richiesta. E’ importante, però, che la prenotazione dell’esame venga fatta entro 48 ore dalla data in cui è stata rilasciata l’impegnativa e soltanto di persona: gli ospedali o le strutture sanitarie non accettano questo tipo di prenotazione on line.

E’ importante fare la prenotazione subito quando l’impegnativa viene rilasciata di venerdì oppure alla vigilia di due giorni festivi. In alcune strutture, se le 48 ore coincidono con il week end viene considerato scaduto il tempo per avere diritto ad una Tac urgente.

Ci sono, però, degli aspetti critici da non sottovalutare quando si deve chiedere e fare una Tac urgente.

Numero limitato di bollini verdi

Primo aspetto critico, il numero dei bollini verdi a disposizione dei medici curanti: non è infinito. I bollini vengono assegnati in base al numero dei pazienti che ha in cura ogni medico di famiglia. Ciascuno di loro ha a disposizione un numero di bollini pari al 10% dei suoi assistiti (non avranno bisogno tutti dell’urgenza, perbacco). Quindi, considerando che ogni medico di base può avere al massimo 1.500 pazienti, se ne deduce che ci saranno a disposizione 150 bollini verdi. Finiti quelli, finite le urgenze. Chi primo arriva, prende posto. A meno che il medico di base faccia richiesta di altri bollini al distretto e quest’ultimo abbia la cortesia di rilasciarli (di norma il distretto valuta caso per caso).

I tempi per una Tac urgente

Come accennato, la normativa prevede, per un esame diagnostico urgente, l’obbligo di prestazione entro 72 ore dal rilascio dell’impegnativa. Attenzione, però, perché si tratta di 72 ore lavorative. Questo vuol dire che si è in balia del calendario e che se si è particolarmente sfortunati con le date, le 72 ore possono diventare parecchie di più.

Se, ad esempio, il medico mi rilascia l’impegnativa con il bollino verde un giovedì 14 agosto, mi converrà precipitarmi subito alla struttura in cui desidero fare la Tac per prenotare l’esame. Dopo di che, calendario alla mano, si conta: venerdì è Ferragosto, quindi niente. Sabato e domenica non se ne parla. Il primo giorno lavorativo, dunque, sarà il lunedì. 72 ore equivalgono a 3 giorni, quindi potrò fare la Tac soltanto mercoledì 20. In realtà sono passati non i 3 giorni previsti dalla normativa ma 6. Colpa della festa e del week end.

I tempi di attesa per fare una Tac non urgente

Il Piano nazionale sulle liste d’attesa approvato dal Governo ha individuato 58 prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale il cui tempo massimo di attesa deve essere rispettato almeno per il 90% dei cittadini che ne fanno richiesta. In questo contesto, quali sono i diritti di chi deve fare una Tac?

La Tac rientra in quelle 58 prestazioni previste dal Piano, quindi l’utente ha diritto a poter fare quell’esame entro 60 giorni.

E quali sono i diritti di chi deve fare una Tac se, al momento della prenotazione, scopre che può farla non entro 2 mesi ma dopo 3, 4 o 5 mesi?

Certamente non quello di adeguarsi alle lunghe liste di attesa degli ospedali e men che meno rivolgersi ad una struttura privata spendendo cifre proibitive. Basta prendere la legge in mano [1] ed agire di conseguenza.

Occorre sapere, infatti, che se una prestazione sanitaria come una Tac non può essere garantita entro i tempi massimi fissati dalla legge, quindi entro 60 giorni per la Tomografia computerizzata, il cittadino ha il diritto ad avere la stessa prestazione da medico privatamente, in intramoenia (cioè all’interno della struttura ospedaliera ma in regime di libera professione) e senza pagare alcun costo aggiuntivo rispetto a quello del ticket sanitario.

Come fare? Occorre farne richiesta al direttore generale dell’Azienda sanitaria di appartenenza, in carta semplice, per «prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria».

Nella richiesta, il cittadino deve fornire i propri dati anagrafici e precisare che:

  • gli è stata prescritta una Tac;
  • il Cup ha comunicato l’impossibilità di prenotare la prestazione richiesta prima della data del… (indicare la data che, come detto, deve essere superiore a 60 giorni);
  • la prestazione ha carattere urgente, incompatibile con i tempi di attesa indicati;
  • il decreto legislativo n. 124/1998, all’articolo 3 comma 10, prescrive che i Direttori Generali disciplinino i tempi massimi intercorrenti tra la richiesta e l’erogazione delle prestazioni.

Premesso tutto ciò, nella stessa comunicazione bisogna chiedere:

  • che la Tac venga resa in regime di attività libero-professionale intramuraria (o intramoenia, che dir si voglia), con onere a carico del Servizio sanitario nazionale ai sensi del citato decreto legislativo n. 124/1998 articolo 3, comma 13;
  • che venga fornita immediata comunicazione in merito.

Infine, sempre nella stessa istanza, il malato deve comunicare che, in mancanza di prenotazione in regime di attività libero-professionale intramuraria come sopra richiesta, la suddetta prestazione verrà effettuata privatamente, con preavviso di successiva richiesta di rimborso da parte dell’Azienda sanitaria.

In questi termini si è espresso qualche anno fa il Tribunale di Castrovillari in una sentenza che si può leggere nel nostro articolo L’Asl rimborsa le cure in strutture private. Il cittadino costretto a curarsi presso cliniche private non convenzionate a causa delle interminabili liste di attesa all’ospedale, incompatibili con il proprio stato di salute, può ottenere, dal Servizio sanitario nazionale, il rimborso delle spese sostenute a condizione che:

  • tali prestazioni costituiscano – a causa delle specifiche condizioni cliniche o di rischio del paziente – un significativo beneficio in termini di salute;
  • e, nello stesso tempo, non sia possibile effettuare cure dello stesso tipo presso strutture pubbliche o convenzionate oppure non sia possibile farle entro i tempi previsti per legge.

Il diritto all’esenzione dal ticket per una Tac

Come abbiamo avuto modo di spiegare in altri articoli (leggi quando si ha diritto all’esenzione dal ticket sanitario e anche esenzione ticket: nuove malattie tutelate), l’esenzione dal pagamento del ticket sanitario non è vincolata al tipo di visita o di esame da effettuare – in questo caso una Tac – ma alla patologia riscontrata nel paziente, oppure al suo reddito. Ad esempio, se viene prescritta una Tac per un semplice dolore alla testa, è facile che il Servizio sanitario chieda il pagamento del ticket. Ma se quella stessa Tac viene prescritta ad un paziente a cui è stato trovato in precedenza un tumore all’ipofisi, il malato avrà un’esenzione per patologia che gli consente di fare l’esame strumentale senza pagare il ticket.

Il diritto al consenso informato

Prima di fare una Tac, la struttura sanitaria è obbligata a far firmare al paziente il modulo di consenso informato. Si tratta di un foglio in cui viene spiegato:

  • che cos’è la Tac;
  • a che cosa serve;
  • quali sono le eventuali complicanze (claustrofobia, calore, prurito, affanno, palpitazioni, sensazione di malessere, reazione al mezzo di contrasto);
  • la preparazione necessaria per escludere possibili controindicazioni (non avere addosso oggetti metallici, telefonini, protesi dentarie o auditive, lenti a contatto, carte di credito o altre tessere magnetiche, ecc.).

Allegato al consenso informato c’è il questionario anamnestico, in cui il medico raccoglie una serie di informazioni che il paziente è tenuto a fornire: se soffre di claustrofobia, se ha mai avuto incidenti, se ha dei tatuaggi o dei piercing, se è in stato di gravidanza accertata o presunta, se ha mai avuto reazioni allergiche ai liquidi di contrasto, se ha mai subìto interventi chirurgici, ecc.

In base a queste informazioni, il medico autorizza o meno l’esecuzione della Tac.

note

[1] Dlgs. n. 124/1998.

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