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Caparra confirmatoria: cos’è e a cosa serve

26 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 luglio 2017



Definizione e funzione della caparra: che succede se l’altra parte non rispetta il contratto?

Nei contratti di compravendita è frequente che, nel momento in cui si chiude l’affare, una parte versi all’altra una somma di denaro, a titolo di caparra. Ciò si verifica, in particolar modo, in occasione dei compromessi di vendita immobiliare (qui l’articolo dedicato). Ma cos’è e a cosa serve la caparra confirmatoria? Non si tratta di un mero acconto sul prezzo, ma di un qualcosa di sostanzialmente diverso. La sua funzione emerge, in particolare, in caso di inadempimento contrattuale della controparte.

Cos’è la caparra confirmatoria?

La caparra confirmatoria è una somma di denaro (o una determinata quantità di beni fungibili) che una parte consegna all’altra al momento della conclusione del contratto [1]. Ad esempio, quando decidiamo di vendere una casa, un’auto, una moto ecc. possiamo accordarci con l’acquirente affinché quest’ultimo versi una somma a titolo di caparra. L’accordo deve risultare in modo espresso dal contratto e si perfeziona con la consegna del denaro (o con l’incasso dell’assegno).

Come anticipato, non si tratta di un mero acconto sul prezzo definitivo. La caparra, infatti, assume funzioni diverse a seconda di come si evolve l’affare.

Che succede in caso di inadempimento?

Il ruolo della caparra confirmatoria si coglie in particolar modo quando una delle parti non rispetta i doveri assunti col contratto. Va premesso che deve trattarsi sempre di un mancanza grave, tale da incidere sostanzialmente sugli interessi e sulle aspettative delle parti stesse [2]. Ciò detto, possono verificarsi due situazioni.

Inadempimento di chi ha versato la caparra

Se la parte inadempiente è quella che ha versato la caparra, l’altra può recedere dal contratto e trattenere la stessa a titolo di risarcimento (forfettario) del danno.

Facciamo un esempio. Decido di vendere la mia moto e mi accordo con un compratore per il prezzo 5.000 euro. L’acquirente versa 1.000 a titolo di caparra. Se entro il termine stabilito non versa i restanti 4.000, ho il diritto di recedere dall’accordo e trattenere i 1.000 euro ricevuti. Come può notarsi, in questo caso la caparra confirmatoria funge da risarcimento vero e proprio, il cui ammontare è stato dunque anticipatamente concordato in sede contrattuale.

Inadempimento di chi ha ricevuto la caparra

Situazione opposta: chi riceve la caparra si dimostra inadempiente (nell’esempio precedente, il venditore non consegna la moto che si era impegnato a vendere o, comunque, non rispetta un obbligo contrattuale). In questo caso l’altra parte ha il diritto di recedere dal contratto e pretendere la restituzione del doppio della caparra versata (sempre come risarcimento forfettario del danno).

Che succede in caso di adempimento?

Se chi ha versato la caparra tiene fede ai suoi doveri contrattuali, l’altra parte è tenuta a restituire la caparra ricevuta oppure a imputarla alla prestazione dovuta. Rimanendo nell’esempio precedente: se entro il termine previsto il compratore paga i restanti 4.000 euro, i 1.000 versati a suo tempo a titolo di caparra saranno considerati come un acconto sul prezzo finale (5.000 euro).

Oltre alla caparra, posso chiedere un risarcimento ulteriore?

Si è detto che, nell’eventualità che si verifichi un inadempimento, la caparra assume la funzione di risarcimento forfettario. In pratica le parti stabiliscono sin da subito la quota da versare in caso di eventuali mancanze contrattuali.

La legge, però, consente al soggetto danneggiato di percorrere un’altra strada, ossia iniziare una causa legale in cui domandare:

  • l’adempimento del contratto (quindi pretendere che la controparte rispetti i patti assunti);
  • in alternativa, la risoluzione del contratto e una somma a titolo di risarcimento [3].

In questo caso, quindi, la parte rinuncia all’operatività del meccanismo automatico sopra descritto (recesso con trattenimento della caparra o versamento del doppio del suo valore). Chi si rivolge al giudice per la risoluzione e il risarcimento, infatti, dovrà provare l’esistenza e l’entità del danno medesimo. É ovvio che la causa potrà non avere un esito scontato. Quindi, se si sceglie la via giudiziale, si corre il rischio di ottenere un risarcimento minore rispetto all’importo della caparra (o di non avere alcun risarcimento).

Ricapitolando, in caso di inadempimento contrattuale, la parte danneggiata può, in alternativa:

  • esercitare il diritto di recesso dal contratto e trattenere la caparra ricevuta (oppure ottenere il doppio di quella versata alla controparte inadempiente);
  • instaurare una causa giudiziale chiedendo l’adempimento o, in alternativa, la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno: in questo caso, però, dovrà dimostrare esistenza ed entità del danno stesso, correndo il rischio di ottenere una sentenza sfavorevole (o un risarcimento inferiore rispetto al valore della caparra).

note

[1] Art. 1385 cod. civ.

[2] Art. 1455 cod. civ.

[3] Art. 1453 cod. civ.


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