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È furto se non so che l’oggetto è di un’altra persona?

27 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 luglio 2017



Se ti impossessi di qualcosa che trovi per strada, pensando non abbia un proprietario, non commetti un furto.

Se ti impossessi delle cose di nessuno (res nullius), delle cose comuni di tutti (res communis omnium) e delle cose abbandonate (res derelictae), non commetterai reato di furto.  Allo stesso modo se ti approprierai di cose smarrite (o di cose avute per errore o per caso fortuito) potrai incorrere unicamente in una sanzione pecuniaria civile (ma non in una condanna penale per furto).

Il furto di cose abbandonate o comuni a tutti

Elemento imprescindibile perché un soggetto commetta il delitto di furto è che si appropri di una cosa mobile altrui nella consapevolezza che appartenga ad un altro. Ciò significa che affinché vi sia furto:

  • la cosa di cui il ladro si impossessa deve essere di proprietà di un terzo o nel possesso di un terzo (che abbia con il bene un rapporto patrimoniale, come può essere ad esempio un comodato gratuito, o morale);
  • il ladro, nell’impossessarsi del bene, deve essere consapevole del fatto che sia di proprietà di qualcun altro (è richiesto quello che giuridicamente viene definito dolo).

È per questo motivo che le res nullius, le res communis omnium e le res derelictae, essendo di nessuno o di tutti, non possono costituire oggetto di furto. Ma capiamo bene cosa sono.

La res nullius è una cosa di cui nessuno può dirsi proprietario o perchè non è mai stata di proprietà di nessuno, oppure perché il proprietario l’ha abbandonata; in quest’ultimo caso ci troviamo dinanzi alla res derelicta (abbandonata). Questi oggetti (beni mobili) che non hanno un proprietario (ivi compresi gli animali, prede di caccia e pesca che non sono considerati di proprietà dello stato), possono essere acquistati mediante la diretta apprensione (che, tecnicamente, si definisce occupazione) [1].

Le cose comuni a tutti (res communis omnium), infine, sono quelle presenti in natura in misura illimitata e, quindi, di tutti: si tratta del mare, della luce, dell’aria, del calore.

Non può essere condannato per furto chi si appropri di un bene che non abbia un proprietario, nè chi si appropri di un oggetto non sapendo che è di un’altra persona.

Attenzione, perché le cose comuni a tutti (di cui abbiamo parlato sopra) si differenziano dalle cose comuni. Prima della depenalizzazione [2], infatti, esisteva il reato di sottrazione di cose comuni che:

  • si realizzava quando il comproprietario, socio o coerede, per procurare a sé o ad altri un profitto, si impossessava della cosa comune, sottraendola a chi la deteneva (ad esempio l’erede di una quota di un terreno si appropriava anche della quota di un altro erede);
  • era punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da venti a duecentosei euro [3].

A seguito della depenalizzazione,  l’appropriazione di cose comuni è punita solo una sanzione pecuniaria civile che va da un minimo di cento ad un massimo di 8mila euro.

L’appropriazione di cose smarrite

Prima della riforma, era punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino ad un anno o con la multa da trenta a 309 euro:

  • chiunque, avendo trovato denaro o cose da altri smarrite, se ne appropriava, senza osservare le prescrizioni della legge civile sull’acquisto della proprietà di cose trovate;
  • chiunque, avendo trovato un tesoro, si appropriava, in tutto o in parte, della quota dovuta al proprietario del fondo;
  • chiunque si appropriava delle cose delle quali era venuto in possesso per errore altrui o per caso fortuito.

Attualmente, il reato è stato abrogato (così come il reato di appropriazione di cose comuni) ed è punito con la (sola) sanzione pecuniaria civile che va da cento ad 8mila euro [4].

Non commette furto chi si appropri di un bene abbandonato, comune a tutti o che non abbia più un proprietario. Allo stesso modo non commette furto chi si impossessa di un bene credendo che non sia di nessuno. Naturalmente, però, sarà punito per furto chi si impossessa di un bene fingendo di immaginarlo abbandonato, se sia evidente il contrario. Se si rinviene un portafogli o un telefono cellulare è ovvio che il proprietario l’abbia perso, per cui va restituito o consegnato alle autorità competenti che (a seguito della denuncia del proprietario) provvederanno a riportarglielo. Così, se si rinviene un assegno, è facile immaginare che non sia stato abbandonato e con il numero di serie è semplice trovare il proprietario che l’ha smarrito e restituirglielo.

note

[1] Art. 923 cod. civ.

[2] Art. 4, co. 1, lett. b), D. Lgs. n. 7 del 2016.

[3] Art. 627 cod. pen., abrogate.

[4] Art. 647 cod. pen., abrogato.

 

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