HOME Articoli

Lo sai che? Cartella Agenzia Entrate: la notifica per Pec non è valida

Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2017

La posta certificata non contiene l’originale della cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione ma solo una copia priva di attestazione di conformità.

La Pec è entrata prepotentemente nelle pratiche quotidiane delle aziende, dei professionisti e della Pubblica amministrazione. Ma non sempre la posta elettronica certificata detta legge sui documenti che recapita. E’ il caso delle cartelle di pagamento inviate dall’Agenzia delle Entrate Riscossione: quelle notificate via Pec sono tutte nulle. Incredibile ma vero.

Questo sistema di posta, infatti, non offre le garanzie tipiche della tradizionale lettera raccomandata perché non contiene l’originale della cartella, bensì soltanto una copia informatica (in formato .pdf) carente dell’attestazione di conformità.

Quindi, tutte le cartelle di pagamento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione notificate via Pec sono nulle? Certo. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce con una sentenza [1] in grado di rivoluzionare il sistema di notifiche diventato dal 1 giugno 2016 la regola per migliaia di contribuenti.

Che cos’ha detto il giudice tributario pugliese? Ha, innanzitutto, ricostruito in modo completamente originale tutto il sistema di notifica delle cartelle di pagamento per Pec, ed ha concluso che sono completamente nulle, checché ne dica la legge e il codice dell’amministrazione digitale. Come accennato prima, infatti, la posta elettronica certificata non offre – secondo la sentenza –  le stesse garanzie della raccomandata tradizionale. Di conseguenza, dette notifiche sarebbero non valide e il contribuente tenuto a non pagare.

Nessun originale, solo una copia informale

Primo aspetto critico sollevato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Lecce: con la Pec viene trasmesso al contribuente non l’originale della cartella di pagamento, ma solo una copia informatica priva di alcuna attestazione di conformità apposta da un pubblico ufficiale. Significa che quella copia trasmessa via posta elettronica certificata non può assumere alcun valore giuridico, perché non garantisce il fatto che il documento inoltrato sia identico, in tutto e per tutto, all’originale che, in questo caso, resta nelle mani dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Invece, con la notifica a mezzo di raccomandata a.r., l’originale finisce sempre nelle mani del contribuente.

Dunque, se nella fotocopia della cartella di pagamento allegata alla Pec non appare alcuna attestazione di conformità nei modi previsti dalla legge, si deve ritenere che il contribuente ha ricevuto solo una copia informale dell’originale della cartella di pagamento, al pari di una volgare fotocopia. Ed il rapporto tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate Riscossione dev’essere tutt’altro che informale.

Peraltro, è bene ricordare che – secondo la giurisprudenza consolidata – dirigenti, funzionari e dipendenti dell’Agenzia delle Entrate Riscossione non sono pubblici ufficiali e, pertanto, non spetterebbe ad essi apporre l’autentica sulle copie delle cartelle dell’Agente di riscossione.

Nessuna prova piena della consegna del documento

Seconda criticità della posta certificata, secondo il giudice pugliese: la Pec non garantirebbe la piena prova dell’effettiva consegna del documento al destinatario. Cosa che non succede con il tradizionale sistema della notifica cartacea: tale circostanza, infatti, è garantita dal postino, dall’ufficiale giudiziario o dal messo notificatore in quanto pubblici ufficiali e, come tali, capaci di dare “fede privilegiata” alla propria attestazione di consegna (sia essa la relata di notifica o il registro di consegne delle raccomandate a.r.).

Nel caso della Pec, l’attestazione di spedizione e di immissione dell’e-mail nella casella del destinatario è fornita solo da un sistema informatico automatizzato, privo di alcuna garanzia di certezza per il contribuente. Il gestore della posta certificata garantisce soltanto la disponibilità del documento nella casella di posta elettronica del destinatario, a prescindere da ogni possibile verifica dell’effettiva apertura e lettura del messaggio. Ebbene, la semplice disponibilità di un documento nella casella Pec non equivale all’avvenuta consegna del documento al destinatario, il quale potrebbe non leggerla per ragioni non sempre dipendenti dalla propria volontà.

Rispetto al sistema raccomandata, la Pec lascia incerto l’esito della sua ricezione oltre che la data di effettiva avvenuta conoscenza del messaggio, alterando il dies a quo per eventuali contestazioni successive.

Qualora sulla cartella di pagamento non sia riportato l’indirizzo della sede legale della società o della residenza del contribuente, la spedizione via Pec non può essere eseguita proprio per la non corrispondenza dell’indirizzo del destinatario con quello apposto sulla cartella di pagamento.

ATTIVITÀ RACCOMANDATA A.R. NOTIFICA VIA PEC
Consegna della cartella Originale Copia informatica senza conformità
Attestazione di effettiva ricezione Garantita dal pubblico ufficiale Assente
Corrispondenza dell’indirizzo di consegna La consegna avviene sempre all’indirizzo di residenza o presso la sede legale della società riportato sulla cartella Non sempre la cartella allegata alla Pec indica la residenza o la sede legale del contribuente

note

[1] CTP Lecce sent. n. 611 del 07.07.2015.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI