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Cartella di pagamento: 10 consigli da seguire prima di pagare

27 luglio 2017


Cartella di pagamento: 10 consigli da seguire prima di pagare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 luglio 2017



Contro la cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione ci sono una serie di possibili contestazioni da sollevare, le stesse che un tempo potevano essere sollevate contro Equitalia.

«Mi conviene pagare o fare ricorso?»: nel torto o nella ragione, qualsiasi contribuente si pone questa domanda nel momento in cui riceve una cartella di pagamento. Si tratta di una scelta non sempre facile: su di essa non influiscono solo le concrete possibilità di vincere il giudizio, ma una serie di variabili come la convenienza economica alla luce delle spese (spesso elevate) che una causa in commissione tributaria comporta, i tempi, l’orientamento del tribunale locale, il rischio di dover pagare le spese processuali, l’incertezza legata all’interpretazione altalenante della stessa Cassazione. Da quando poi è subentrata Agenzia Entrate Riscossione l’incertezza è aumentata. In verità i motivi di opposizione alla cartella di pagamento restano gli stessi da sempre sollevabili; ad essere cambiate, infatti, non sono le norme sulla riscossione, né le regole sulla notifica delle cartelle di pagamento, ma solo il soggetto procedente (appunto Agenzia Entrate Riscossione, che è un ente pubblico e non più una società privata) e i poteri che questi ha nella ricerca dei beni da pignorare. Dunque, se hai già valutato tutte le possibili strade alternative all’impugnazione (elencate in Cosa fare quando si riceve una cartella di pagamento) e non ti resta altra scelta che procedere con il ricorso in tribunale, ecco 10 consigli da seguire prima di pagare.

Controlla il contenuto della cartella di pagamento

La cartella di pagamento deve essere conforme a determinati standard prestabiliti con decreto ministeriale. Poiché essa deve consentire al contribuente di comprendere l’origine della richiesta di pagamento, le cause che l’hanno originata, le date a cui si riferisce il debito, a chi fare ricorso in caso di contestazione, è necessario che abbia un contenuto minimo; diversamente la cartella è nulla.

In particolare la cartella di pagamento deve indicare tutti gli elementi costitutivi del ruolo: deve contenere la natura della pretesa (sanzioni, imposte, ecc.), la motivazione della stessa (ad es. Irpef, Iva, multe stradali, ecc.), l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante nel ruolo entro il termine di 60 giorni dalla notifica.

Vediamo a quali mancanze si collega la nullità della cartella.

Calcolo degli interessi

La cartella di pagamento è nulla senza il calcolo degli interessi maturati prima della notifica della cartella stessa. Quindi è necessario che venga distinto, in due voci diverse, l’ammontare del pagamento per la sanzione o il tributo e quello per gli interessi dovuti all’omesso versamento. Secondo la Cassazione non basta l’indicazione complessiva degli interessi ma è necessario anche specificare come si è arrivati al calcolo, con le aliquote applicate per ogni singolo anno e il conteggio analitico.

In verità sono poche le cartelle che, sino ad oggi, hanno rispettato quest’obbligo. Il contribuente può quindi agire, se non trova tale specifica nel dettaglio della cartella stessa, per far annullare l’atto di Agenzia Entrate Riscossione.

Gli interessi si calcolano con le seguenti modalità:

Ruoli provenienti da minute redatte su
Pervenute ad Equitalia Servizi Spa (dal giorno ….. al giorno … del mese)
Calcolo interessi fino al giorno
Supporto cartaceo 1 al 15
10 del terzo mese successivo
16 all’ultimo giorno 25 del terzo mese successivo
Supporto informatico 1 al 15 25 del terzo mese successivo
16 all’ultimo giorno 10 del terzo mese successivo

Per i pagamenti, invece, avvenuti 60 giorni dopo la notifica della cartella di pagamento, si applicano gli interessi di mora.

Responsabile del procedimento

La cartella è altresì nulla se non indica:

  • il nome del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo (solo per le cartelle notificate dopo il 1° giugno 2008);
  • il nome del responsabile del procedimento di emissione e notificazione della cartella.

Si tratta di due soggetti differenti in quanto l’iscrizione è effettuata dall’ente creditore mentre la cartella è formata e notificata dall’Agente della Riscossione.

Non è necessaria la sottoscrizione della cartella da parte del responsabile del procedimento (né alcun sigillo o timbro), ma è sufficiente la sua intestazione per verificarne la provenienza.

L’Iva non è dovuta

Un altro controllo che è necessario fare è quello sull’eventuale addebito dell’Iva sull’aggio. Come chiarito dal sottosegretario all’Economia non è il contribuente a dover pagare l’Iva sulle cartelle notificate dall’agente della riscossione. Al cittadino può essere solo chiesto il versamento dell’aggio.

La motivazione

Un altro vizio tipico della cartella di pagamento è l’assenza di motivazione (qualcuno la chiama «causale») ossia la ragione per cui è stata notificata la cartella (omesso pagamento di tributi, sanzioni, ecc.). Questa deve risultare in modo chiaro, anche con il richiamo a un precedente atto già notificato.

Controlla la notifica

Uno degli errori che più comunemente viene commesso nell’atto della procedura di riscossione esattoriale è quello della notifica delle cartelle e dei successivi atti, notifica che – in quanto spesso delegata alla posta o a messi notificatori – non segue le regole che la legge impone.

La relazione di notifica

La cartella di pagamento consegnata a mani è nulla se il messo notificatore non redige correttamente la cosiddetta «relazione di notifica», che è il verbale nel quale dà atto di come ha svolto le operazioni della stessa notifica. In essa deve ad esempio dar conto di non aver trovato il contribuente nel suo domicilio, ragion per cui ha dato l’atto a un familiare convivente o, in assenza di questi, al portiere o, in assenza di questi, l’ha depositata alla casa comunale. Nel caso di destinatario irreperibile perché non dimora più nel luogo della vecchia residenza l’ufficiale deve dar atto nella relazione di notifica di aver fatto delle indagini per cercare il nuovo domicilio del contribuente o di aver tentato di notificargli l’atto nel luogo di lavoro; in assenza di tali indicazioni la notifica è nulla.

La Cassazione ha detto che è nulla la notifica della cartella esattoriale se, nella copia consegnata al contribuente, la relata non indichi la data della notifica [1].

Sempre secondo la Cassazione è nulla la cartella esattoriale in cui la relata di notifica non sia apposta in calce all’atto, ma, ad esempio, nel frontespizio [2].

Prescrizione e decadenza

Innanzitutto devi controllare che la notifica della cartella non sia avvenuta dopo i termini di prescrizione e decadenza che variano a seconda del tributo.

I termini di prescrizione delle cartelle di pagamento sono diversi a seconda della natura del debito stesso:

  • imposte erariali: 5 anni secondo la sentenza in commento (in precedenza si riteneva fossero 10);
  • imposte locali: 5 anni;
  • multe, sanzioni e contravvenzioni del codice della strada: 5 anni;
  • bollo auto: 3 anni.

Leggi Cartella di pagamento: termini di prescrizione.

NATURA DEL DEBITO TERMINI PRESCRIZIONE
Iva 10
Irpef 10 anni (*)
Irap 10 anni (*)
Canone Rai 10 anni
Contributi Camera Commercio 10 anni
Imposta di registro 10 anni
Imu 5 anni
Tasi 5 anni
Tari 5 anni
Bollo auto 3 anni
Contributi Inps 5 anni
Contributi Inail 5 anni
Multe stradali 5 anni
Sentenze di condanna 10 anni (**)

(*) Attenzione: Qualche giudice ritiene che la prescrizione sia di 5 anni. Leggi: Irpef e Iva si prescrivono in 5 anni.

La notifica con poste private

In secondo luogo devi controllare chi esegue la notifica della cartella di pagamento. La notifica può essere effettuata solo da determinati soggetti indicati per legge:

  • gli ufficiali della riscossione o altri soggetti abilitati dall’Agente della Riscossione;
  • i messi notificatori nominati temporaneamente dall’Agente della Riscossione;
  • i messi comunali previa convenzione tra Agente della Riscossione e Comune;
  • gli agenti della polizia municipale previa convenzione tra Agente della riscossione e Comune;
  • l’Agente della Riscossione direttamente, senza intervento di altro soggetto oppure tramite il servizio postale con raccomandata a.r.

Pertanto se ricevi una cartella da parte di un corriere o di una società postale privata la notifica è inesistente e la cartella può essere impugnata e non pagata.

Omessa notifica dell’atto prodromico

La cartella di pagamento non è mai il primo atto con cui l’amministrazione finanziaria chiede il pagamento al contribuente. C’è sempre prima un avviso di accertamento o un sollecito inviato dall’ente titolare del credito (ad esempio per mancato pagamento Irpef, bollo auto, ecc.). Se manca tale precedente atto (cosiddetto «atto prodromico») che è a monte di tutta la procedura di riscossione esattoriale, la cartella è nulla.

Chiedi copia degli atti della notifica

Se da un estratto di ruolo ti sei accorto di avere debiti per i quali non hai firmato alcuna raccomandata, fai un’istanza di accesso agli atti e chiedi copia degli atti della notifica. Solo l’avviso di ricevimento del postino o la relazione di notifica del messo possono dimostrare la notifica. Questo significa che, in mancanza di tali prove, puoi impugnare l’estratto di ruolo entro 60 giorni e far cancellare il debito.

Attenzione: secondo alcuni giudici sono nulle anche le notifiche fatte con Pec, visto che il pdf allegato non è un atto originale, ma solo una riproduzione meccanica. L’orientamento sta prendendo piede solo ora e sul punto la Cassazione non si è ancora espressa.

La scadenza della cartella

Spesso l’Agente della riscossione inizia il pignoramento quando ormai la cartella è “scaduta”. Una cartella invece ha validità per massimo un anno entro il quale deve essere avviata l’azione esecutiva. Decorso invece l’anno per poter procedere con un pignoramento è necessario rinotificare un secondo atto: l’intimazione di pagamento. Quest’ultima ha a sua volta validità per 180 giorni, scaduti i quali l’esecuzione è di nuovo nulla; e così via.

note

[1] Cass. sent. n. 398/2012

[2] Cass. sent. n. 6750/2007.

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