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Vitalizi ai parlamentari: cosa cambia?

28 luglio 2017


Vitalizi ai parlamentari: cosa cambia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 luglio 2017



Il 26 luglio 2017 ha avuto il primo via libera dalla Camera, la proposta di legge che abolisce i vitalizi. Con 348 deputati che hanno votato a favore, 17 contrari, 28 astenuti, la proposta di legge passa al Senato per il via libera definitivo.

Dopo un lungo ed acceso dibattito politico, il 26 luglio 2017 il ddl Richetti passa all’esame definitivo del Senato; con tale proposta di legge si applica il metodo contributivo ai vitalizi degli ex parlamentari.

 

Come funziona oggi?

Prima di analizzare i tratti salienti della proposta di legge è necessario descrivere l’attuale situazione dei vitalizi. Attualmente, la riforma dei Regolamenti interni delle Camere del 2012 ha di fatto abolito i vitalizi. Tale riforma però, se da un lato ha creato un sistema di tipo previdenziale, dall’altro ha creato una situazione ambigua.

Infatti cos’è accaduto? I parlamentari che hanno cessato il mandato prima del 2012 hanno continuato comunque a percepire il vitalizio. Un’altra ipotesi particolare riguarda i casi di parlamentari che hanno esercitato un mandato prima del 2012 e poi sono stati rieletti successivamente; in questo caso viene applicato un sistema pro-rata, ovvero un sistema basato in parte sulla quota di assegni vitalizi effettivamente maturati entro il 31 dicembre 2011 e in parte sulla quota calcolata attraverso il nuovo sistema contributivo.

Infine vi è l’ultima ipotesi: quella dei nuovi parlamentari eletti dopo il 2012. In questo caso i parlamentari hanno diritto a una pensione che viene interamente calcolata con il sistema contributivo introdotto nel 2012.

La caratteristica di questo sistema è che non ha le stesse regole vigenti per il calcolo della pensione dei lavoratori dipendenti.

Cosa cambierebbe con il ddl Richetti?

Come abbiamo visto. attualmente la situazione è piuttosto caotica. La riforma Richetti prevede innanzitutto l’introduzione di un sistema previdenziale identico a quello dei lavoratori dipendenti; in secondo luogo è prevista la sua estensione a tutti i parlamentari eletti (compresi gli ex parlamentari che al momento beneficiano dell’assegno vitalizio; in questo modo verrebbero aboliti per sempre i trattamenti in essere basati ancora sul sistema dei vitalizi).

Volendo riassumere in breve i tratti salienti della riforma, potremmo schematizzarli come segue:

  • per la prima volta si agisce con legge su una materia che da sempre era disciplinata dai Regolamenti interni agli organi parlamentari;
  • il trattamento previdenziale dei parlamentari viene finalmente equiparato a quello dei lavoratori dipendenti;
  • viene applicato anche ai parlamentari il limite dei sessantacinque anni per l’erogazione del trattamento previdenziale;
  • il nuovo sistema viene applicato anche ai trattamenti previdenziali in essere, compresi i vitalizi che attualmente vengono percepiti, d’ora in avanti i vitalizi vengono aboliti e ricalcolati in base al nuovo sistema contributivo;
  • le nuove norme sono estese anche ai consiglieri regionali;
  • viene istituita una gestione separata Inps in cui finiscono le risorse destinate alle pensioni dei parlamentari;
  • è ammessa la reversibilità della pensione ai superstiti con le stesse regole che valgono per tutti i cittadini.

Conclusioni

Come vediamo, quindi, la proposta di legge è un enorme passo avanti verso la definitiva abolizione dei vitalizi ai parlamentari con un enorme risparmio per lo Stato. Ora spetta al Senato, al termine della pausa estiva, analizzare il ddl Richetti per approvarlo in via definitiva.

Avv. Prat. Francesca Micolucci

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