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Di chi è il muro divisorio?

10 Agosto 2017 | Autore:
Di chi è il muro divisorio?

Quando il muro divisorio è in comune e quando è di proprietà esclusiva. A chi spetta la manutenzione ordinaria e straordinaria del muro divisorio.

Come è noto, i rapporti di buon vicinato sono tali soltanto nelle intenzioni. Fin quando i “confinanti” operano all’interno della proprietà di appartenenza, senza alcun disturbo ai diritti altrui, tutto procede per il meglio. Appena, invece, sorgono questioni che in qualche modo possono riguardare entrambi, allora nascono i problemi. Uno di questi è quello inerente la sorte del cosiddetto “muro divisorio”: non è occasionale che lo stesso sia costruito e posto al confine tra due immobili ed è altrettanto frequente che esso sia motivo di dissapori tra i vicini, soprattutto per la questione relativa alla sua manutenzione (sia ordinaria che straordinaria): il muro si è fatto vecchio e si deve riparare….l’intonaco si è staccato e va assolutamente ritinto, ecc, ecc

Ed allora, come diceva un vecchio giornalista “le domande nascono spontanee”: innanzitutto chi è il proprietario del cosiddetto muro divisorio ed a chi spetta la manutenzione dello stesso? Proviamo a chiarire questi annosi dubbi con il presente articolo.

Quando il muro divisorio è in comunione?

Il nostro codice civile, cioè la legge principale in materia, descrive le circostanze in presenza delle quali un muro divisorio, cioè posto al confine tra due proprietà, è di titolarità comune. In particolare si presume tale, il muro che divide due edifici confinanti, con la precisazione che la predetta comunione è riscontrabile …fino al punto in cui uno degli edifici comincia a essere più alto… [1]. Un’altra presunzione di comunione si evidenzia quando il muro divide cortili, giardini, orti e campi [2].

Detto ciò, la giurisprudenza ha precisato che la descritta presunzione di comunione dei muri di confine è assolutamente tassativa nelle ipotesi descritte dalla legge citata, e riguarda soltanto quei manufatti che dividono delle unità immobiliari (tecnicamente definite prediali) omogenee [3]. In termini più semplici, se il muro divisorio è posto al confine tra un edificio e un cortile, trattandosi di beni di natura diversa, non è possibile invocare la presunzione di comunione. A tal proposito, infatti, la Cassazione precisa che….la presunzione di comunione del muro divisorio prevista dalla norma dell’art. 880 c.c., riguarda soltanto il muro che divide entità prediali omogene (edificio da edificio, cortile da cortile, orto da orto), e non è, quindi, operante quando trattisi di entità prediali diverse. Pertanto, detta presunzione non sussiste rispetto alla parte di muro che divide un edificio da un cortile interno di altro edificio… [4].

La stessa giurisprudenza della Cassazione spiega perché la presunzione di comunione non opera quando il muro di confine divide due beni di natura diversa, affermando che …essendo stabilita a tutela dell’uguale interesse dei proprietari confinanti alla sua costruzione ed utilizzazione, riguarda solo il muro che divide immobili di uguale natura… [5].

In tutti gli altri casi, quindi, il muro di confine è di proprietà esclusiva dell’immobile cui appartiene, fatte salve le eccezioni derivanti dagli atti d’acquisto (se ad esempio, dall’atto di acquisto e da quelli precedenti, risulta che il muro è di proprietà comune, faranno fede gli atti trascritti nei registri immobiliari).

A chi spetta la manutenzione del muro divisorio?

A questo punto, la risposta è scontata. Prendendo come riferimento la legge e le indicazioni della giurisprudenza poc’anzi citate, è possibile stabilire a chi appartiene il muro divisorio. Fatto ciò, sarà di conseguenza chiarito a chi ne spetta la manutenzione (cioè al proprietario esclusivo o ad entrambi se il muro è in comunione). Resta inteso che il proprietario onerato non soltanto dovrà provvedere ad intervenire, ma anche a scegliere la ditta preposta a realizzare l’intervento dovuto.


note

[1] Art. 880, co. 1 cod. civ.

[2] Art. 880, co. 2 cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 14609/2007.

[4] Cass. civ. sent. n. 6539/1985.

[5] Cass. civ. sent. n. 2102/2000.


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