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News Incendi al sud Italia: emergenza nazionale?

News Pubblicato il 10 agosto 2017

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Il sud Italia sta andando in fiamme. E le fiamme costano. Non solo in termini di ettari di bosco che vanno persi. Per un incendio lo Stato deve sostenere una spesa a sei zeri.

Il sud Italia brucia e, ormai, è emergenza conclamata. Al lavoro per bloccare le fiamme sono impegnati centinai di vigili del fuoco ma anche magistrati e tribunali nel tentativo di capire chi sono gli autori di questo scempio tramite la visione delle immagini satellitari. Nel mirino non solo i piromani ma anche gli enti locali. Ci sono state sicuramente inadempienze da parte di Regioni e Province e il risultato sono ettari e ettari di terreno andati letteralmente in fumo, stabilimenti turistici distrutti, abitazioni evacuate e un tasso di polveri sottili nell’aria mai visto prima. Ma cosa sta succedendo davvero? Quella degli incendi nel sud Italia è un’emergenza nazionale? Se si considerano i costi che comporta l’emergenza sicuramente si.

Meteo e piromani: un binomio di ferro

Incendi sud Italia: perchè?

I dati che emergono dalle indagini di Legambiente sono sconcertanti: in Italia – dalla metà di giugno ad oggi – sono bruciati 26 mila ettari di bosco. In pratica, tanti quanti in tutto il 2016. Finora l’anno peggiore a livello di incendi è stato il 2007 con 100.000 ettari di bosco bruciati. Finora, appunto. Perché quest’anno – sempre da giugno ad oggi – ci sono state 430 richieste di intervento da parte degli aerei antincendio, cioè un terzo in più del 2007.

Ma a cosa sono dovuti gli incendi? Sono solo davvero opera di piromani? Sicuramente il loro contributo è determinante ma, a fare la sua parte, è anche il meteo: il clima caldo e secco delle ultime settimane ha indubbiamente aiutato il propagarsi delle fiamme. Se, a questo, si aggiungono le scarsissima piogge, la siccità e il vento che alimenta i roghi si comprende che i piromani hanno gioco facile. E, in effetti, la quasi la totalità degli incendi ha cause umane, intenzionali o non intenzionali. Basta anche solo una scintilla causata dai freni di un treno, una marmitta surriscaldata parcheggiata sull’erba secca. Basta un mozzicone di sigaretta. D’altronde, non è un caso che il rischio di incendi aumenti nei luoghi più frequentati dall’uomo come le località turistiche. Certo, i roghi intenzionali sono i più frequenti, il 60% del totale.

Un incendio comporta delle spese che vanno ben al di là di ogni immaginazione

Incendi sud Italia: è emergenza nazionale?

E se le immagini di Sicilia, Campania, Puglia lasciano l’amaro in bocca, non si deve pensare che si tratti di un fenomeno solo e unicamente meridionale. Nelle zone di montagna del nord, gli incendi sono all’ordine del giorno. Perché? La colpa – se così si può dire – è dei pastori che, avendo bisogno di nuove zone di pascolo, bruciano ettari di bosco per crearle.

Se si considerano i costi provocati da un incendio, si può dire senza ombra di dubbio che si tratta di un’emergenza a livello nazionale. Sapete quanto costa un elicottero? 2.000 euro per ogni ora di volo, un canadair costa 6.000 euro. Senza contare le spese legate al funzionamento della macchina del soccorso, il pagamento degli straordinari dei vigili del fuoco. A ciò bisogna aggiungere che ogni ettaro di bosco bruciato vale 20.000 euro. Perché? Perché solo la chiamata d’emergenza comporta un esborso per le casse pubbliche di ben 90 euro. Facendo qualche calcolo, per un incendio che si estende per 200 ettari si spendono 50 milioni di euro. Da non dimenticare, infatti, che a bruciare non sono solo alberi e vegetazione ma anche rete idrica, elettrica e telefonica, abitazioni, capi di bestiame. Da sommare anche le spese del rimboschimento che ha un prezzo ipotetico di circa 20.000 euro per ettaro bruciato e quelle derivanti dalla perdita dell’offerta turistica: se uno stabilimento balneare va in fiamme il territorio ne risente a livello economico e, di conseguenza, tutto il sistema a livello nazionale.

Incendi sud Italia: la legge cosa prevede e cosa no?

Eppure, innescare un incendio non è assolutamente un affare economico conveniente. Il terreno colpito non può essere riutilizzato per alcun tipo di attività [1] e, per cinque anni, non sono ammesse attività di rimboschimento, proprio per evitare di creare un incentivo perverso a bruciare foreste con lo scopo di piantarne altre.

Il vero problema è l’incapacità di prevenire i rochi, dato che manca una collaborazione internazionale tra i Paesi europei, per coordinare e rendere più efficace l’azione delle varie protezioni civili. Le Regioni, d’intesa con il Wwf, dovrebbero adottare quanto prima tutte le procedure necessarie ai cosiddetti Aib (avvistamenti incendi boschivi) per intervenire tempestivamente con mezzi e uomini in grado di sconfiggerli sul nascere. Da non dimenticare, poi, che la pericolosità dell’emergenza incendi che caratterizza l’estate 2017 è aggravata anche dalla soppressione del Corpo Forestale e dal mancato passaggio delle competenze ai Vigili del Fuoco, come previsto dalla Riforma Madia, a causa del conflitto di competenze con l’Arma dei Carabinieri.

Droni: pompieri del futuro

Incendi sud Italia: come affrontarli?

Ma cosa fare davvero per prevenire? La tecnologia può certamente dare una mano. Se   torrette di avvistamento, controlli meteo e segnalazioni da parte dei cittadini non bastano più per affrontare l’emergenza, se i vigili del fuoco non sempre riescono ad arrivare in tempo, il telerilevamento satellitare potrebbe essere la soluzione in quanto consentirebbe di avere informazioni in tempo reale, rendendo tempestive e veloci le individuazioni e, di conseguenza, anche gli invii di aiuti. Un valido aiuto potrebbe venire anche dai droni, i pompieri del futuro, capaci di sopportare temperature estreme. Possono essere pilotati ad altitudini di oltre 4.500 metri e possono essere impiegati sia per l’individuazione e lo studio delle fiamme, sia per il ritrovamento di dispersi o persone intrappolate, indicando con esattezza i luoghi in cui effettuare un intervento fisico.

note

[1] L. n. 353 del 21.11.2000.


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