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Lo sai che? Avviso di accertamento: dilazione prima della cartella

Lo sai che? Pubblicato il 12 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 agosto 2017

Come pagare a rate il debito con il Fisco in caso di avviso bonario dopo un controllo automatico o formale prima che arrivi l’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Conviene ignorare l’avviso di accertamento del Fisco e aspettare che bussi alla porta l’Agenzia delle Entrate Riscossione? Oppure è meglio portarsi avanti e chiedere subito la rateizzazione, visto che c’è da pagare, evitando ulteriori e inutili costi? Detto così, la seconda opzione sembra la migliore. E forse lo è, a patto che si faccia attenzione ad alcune cose.

Chi non intende impugnare davanti al giudice l’avviso di accertamento ricevuto dal Fisco, può, infatti, optare per il pagamento del proprio debito (derivante da un avviso bonario o da un avviso di accertamento) versando l’importo a rate e direttamente all’Agenzia delle Entrate. E’ l’unico modo per evitare l’intervento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (cioè la sorella minore, l’Ente che ha sostituito Equitalia) e di dover sborsare altri soldi per dei costi in più.

Il tutto con la dovuta cautela, perché non si può sgarrare

Infatti, con l’Agenzia delle Entrate Riscossione si perde il diritto alla rateazione solo dopo il mancato pagamento di otto rate (anche non consecutive). Con la sorella maggiore, invece, cioè con l’Agenzia delle Entrate (e basta), anche una sola morosità determina la decadenza dalla dilazione. Con la conseguenza che, subito dopo, scatta l’iscrizione a ruolo delle somme dovute, con l’aggravio della sanzione del 60% sul debito residuo, oltre all’aggio della riscossione dovuto all’Agenzia delle Entrate Riscossione. Ricordando, però, che anche in questo caso è possibile chiedere di pagare un po’ per volta.

Come si paga a rate un avviso bonario

Quando il contribuente riceve una comunicazione di irregolarità a seguito di controllo automatico [1] o di controllo formale [2] e di riconoscimento della validità della contestazione, può regolarizzare la propria posizione pagando, oltre alla normale imposta (oggetto della rettifica), una sanzione ridotta e i relativi interessi.

E fino a qui ci siamo.

Le comunicazioni relative ai controlli automatici [1] devono essere regolarizzate entro 30 giorni dalla ricezione, pagando l’imposta dovuta, gli interessi e la sanzione ridotta a 1/3 di quella ordinariamente prevista nella misura del 30%.

Le comunicazioni sui controlli formali [2] possono essere regolarizzate sempre entro 30 giorni dal ricevimento della prima comunicazione, ma con il pagamento dell’imposta dovuta, degli interessi e della sanzione ridotta a 2/3 di quella ordinaria del 30%.

Quali sono le forme di rateazione

Le somme richieste si possono rateizzare senza garanzia:

  • fino a 5mila euro in un massimo di 6 rate trimestrali;
  • oltre 5mila euro in un massimo di 20 rate trimestrali.

Che succede se non posso offrire delle garanzie

Nessun problema. Se il contribuente accetta l’accertamento entro il termine di impugnazione (l’acquiescenza che vedremo subito) o in caso di perfezionamento dell’accertamento con adesione (o ancora, in caso di adesione al processo verbale di constatazione o all’invito al contraddittorio), può pagare il debito a rate presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate senza bisogno di presentare alcuna garanzia.

Che cos’è l’acquiescenza

In caso di accertamento fondato su dati e valutazioni difficilmente contrastabili, il contribuente può ottenere una riduzione delle sanzioni irrogate, rinunciando a impugnare l’atto.

In tal caso, le sanzioni sono ridotte a 1/3 o a 1/6 se l’atto non risulta preceduto da invito al contraddittorio o da un Pvc, cioè da un processo verbale di contestazione (niente a che fare con la plastica dura), definibile.

Ma per beneficiare di queste riduzioni, occorre che il pagamento delle somme dovute (cioè le imposte per intero e gli interessi, oltre alle sanzioni ridotte) avvenga entro il termine di proposizione del ricorso, vale a dire entro 60 giorni dalla notifica dell’atto.

Quanto dura il piano di rateazione?

A tutto c’è un limite, anche al piano di rateazione concedibile per saldare il debito con il Fisco. E’ previsto il pagamento in 8 rate trimestrali di pari importo o in 12 rate trimestrali sempre di pari importo se l’importo da pagare (comprensivo di imposte, sanzioni e interessi) supera 51.645,69 euro.

Per le rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali

Le somme dovute si versano presso banche, poste o agenti della riscossione con:

  • modello F24 per le imposte sui redditi, le relative imposte sostitutive, l’Irap, l’Iva e l’imposta sugli intrattenimenti;
  • modello F23 per l’imposta di registro e per gli altri tributi indiretti.

Quando non è più possibile pagare a rate il debito con il Fisco

Come detto, se non si paga una rata (diversa dalla prima) entro il termine in cui scade quella successiva, si perderà il beneficio della rateazione, l’iscrizione a ruolo delle residue somme dovute, e dunque la notifica di una cartella esattoriale da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, che contiene anche la sanzione del 60% sull’importo e l’aggio della riscossione all’8% sul totale complessivamente dovuto.

Cos’è l’accertamento con adesione

Ci si può sempre sedere a un tavolo e parlarne. Cioè tentare un «accordo» attraverso il procedimento di adesione. In questo caso il termine per impugnare l’atto di accertamento (l’irrogazione delle sanzioni è esclusa) è sospeso per un periodo di 90 giorni. L’accertamento con adesione permette al contribuente di beneficiare di una riduzione delle sanzioni comminate nell’atto di accertamento nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge (pari al 100% delle maggiori imposte contestate). Come? Versando le nuove somme rideterminate entro 20 giorni dalla redazione dell’atto di adesione.

La definizione ha effetto sui contributi assistenziali e previdenziali

In pratica, il contribuente che stringe la mano del Fisco dopo un accordo, dovrà poi regolarizzare la sua posizione anche con gli enti previdenziali.

note

[1] Art. 36-bis del Dpr 600/1973.

[2] Art. 36-ter del Dpr 600/1973.

[3] Art. 36-bis del Dpr 600/73.


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