HOME Articoli

Lo sai che? Bollette: come dimostrare che il contatore non funziona?

Lo sai che? Pubblicato il 30 luglio 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 30 luglio 2017

Non è l’utente a dover dimostrare il non corretto funzionamento del contatore; a lui basta contestare la bolletta.

Se hai ricevuto una bolletta della luce o del gas particolarmente elevata, che non rispecchia i consumi, è sufficiente contestarla alla società fornitrice. Anche se i tuoi sospetti si concentrano sul contatore, probabilmente non funzionante, quando l’utente contesta la fattura, spetta al fornitore del servizio dimostrare la correttezza della bolletta e che gli importi in essa indicati corrispondono ai consumi effettivi. È quanto chiarisce il Giudice di Pace di Tricase, in provincia di Lecce [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di bollette esorbitanti, cosa fare se il contatore non funziona.

La bolletta per la luce, così come quella per il gas e per l’acqua, si presume corretta e fa prova delle registrazioni in essa contenute, almeno fino a quando il cliente non la contesta. La lettura dei consumi può avvenire con autolettura da parte dell’utente o, qualora questi non provveda, in base ai consumi stimati dalla compagnia (che vengono determinati anche in base alle precedenti bollette, al tipo di immobile, all’uso che di esso viene fatto, al periodo dell’anno, ecc.). In caso di fatture determinate in base ai consumi stimati, però, la società erogatrice deve inviare, almeno una volta all’anno, un addetto per eseguire la lettura del contatore e determinare l’eventuale conguaglio per consumi superiori a quelli preventivati o di eventuali crediti dell’utente per aver pagato consumi superiori a quelli effettivi. Il fornitore è intatti tenuto a effettuare periodicamente il rilevamento dell’energia utilizzata dall’utente in modo da consentire a quest’ultimo un controllo sul consumo effettivo.

Dunque tale consumo effettivo della luce può essere calcolato solo mediante la lettura del contatore. Ne consegue l’importanza basilare di un contatore che funzioni al fine della corretta quantificazione degli importi da pagare. E qui il punto importante: non è il consumatore a dover dimostrare che il contatore non funziona, ma – come già ribadito dalla Cassazione – è onere della società fornitrice offrire la prova del corretto funzionamento del contatore medesimo e dell’affidabilità dei valori registrati [2]. Se tale onere viene assolto, spetta all’utente dimostrare le circostanze che lo portano a presumere che è avvenuta un’utilizzazione esterna della linea nel periodo al quale gli addebiti si riferiscono.

note

[1] Gdp Tricase (Le), sent. n. 259/17.

[2] Cass. sent. n. 18231/2008 e n. 10313/2004.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI