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Marito e moglie assistono due disabili: a chi spetta il congedo?

5 agosto 2017


Marito e moglie assistono due disabili: a chi spetta il congedo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 agosto 2017



Io e mia moglie accudiamo 2 disabili. Mi hanno contestato che mia moglie potrebbe prendersi cura lei sola dei 2 disabili per cui io non potrei usufruire del congedo. È vero?

Preliminarmente è bene ricordare quali siano i soggetti aventi diritto al congedo straordinario biennale retribuito. Secondo la legge il beneficio spetta nell’ordine a:

  • coniuge convivente della persona disabile in situazione di gravità;
  • padre o madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente;
  • uno dei figli conviventi della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • uno dei fratelli o sorelle conviventi della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori ed i figli conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • un parente o affine entro il terzo grado convivente della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli e le sorelle conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

È importante chiarire che l’elenco degli aventi diritto su riportato è, secondo l’interpretazione consolidata, inderogabile. Di conseguenza, secondo la normativa vigente, poiché esiste nel nucleo familiare del lettore un parente con un vincolo più stretto rispetto al suo, lui non avrebbe diritto a godere della misura di natura assistenziale prevista dal nostro ordinamento. Tuttavia, è opportuno soffermare l’attenzione sul concetto di “mancanza” del familiare che precede secondo l’ordine previsto dalla legge. Secondo una circolare dell’Inps dell’anno 2010 l’espressione “mancanti” va intesa non solo come situazione di assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, continuativa e debitamente certificata dall’autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale divorzio, separazione legale o abbandono, risultanti da documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità. Gli esempi richiamati nella circolare citata al fine di chiarire la nozione di assenza non sono esaustivi ma meramente indicativi. Infatti, per “mancanza” si può intendere anche l’impossibilità materiale del familiare di grado più stretto al disabile in condizioni di gravità a prendersene cura poiché impegnato nell’assistenza di altro familiare parimenti affetto da disabilità grave. A tal fine, il richiedente dovrà fornire tutti gli elementi utili a provare l’impossibilità del proprio familiare ad occuparsi del parente disabile mediante una dichiarazione sostitutiva di certificazione. In maniera maggiormente esplicativa, il lettore dovrà attestare – mediante una dichiarazione resa in autocertificazione – l’impossibilità di sua moglie a prestare assistenza al proprio fratello poiché impegnata per parte della giornata ad attività lavorativa e per la restante parte ad assistere la propria madre affetta da invalidità al 100%. È bene, a tal fine, allegare all’autocertificazione la documentazione attestante l’invalidità da cui è affetta la suocera del lettore nonché il contratto di lavoro di sua moglie o una dichiarazione attestante le condizioni di lavoro di quest’ultima resa anch’essa in autocertificazione.

Quanto alla nozione di “referente unico” a cui il lettore accennava telefonicamente, ritengo opportuno chiarire che l’espressione in esame deve essere intesa nel senso dell’impossibilità di concedere il beneficio di natura assistenziale ad un familiare dipendente se, nel medesimo nucleo familiare, vi è un altro soggetto che già ne fruisce. In altre parole, il legislatore vieta che due componenti della stessa famiglia, i quali svolgano entrambi un lavoro dipendente, possano fruire contemporaneamente degli strumenti di natura assistenziale. Il principio appena espresso vale sia per i permessi retribuiti che per il congedo straordinario biennale retribuito. Di conseguenza, la stessa non può applicarsi al caso del lettore poiché nel suo nucleo familiare non esiste alcun familiare che già fruisce del congedo straordinario biennale retribuito.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo


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