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Wi-fi non protetto, ci si può collegare alla rete del vicino di casa?

30 luglio 2017


Wi-fi non protetto, ci si può collegare alla rete del vicino di casa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 luglio 2017



Si può configurare l’accesso abusivo a sistema informatico solo laddove la rete internet del vicino è protetta da password. Il danno è tutto da provare.

Impossessarsi di un bene di altri è, come tutti sanno, un furto; ciò vale anche per le idee (è reato appropriarsi dell’opera dell’ingegno di un autore come una canzone o una invenzione) e per le energie (chi si aggancia alla linea elettrica del vicino di casa rischia il penale). Ma cosa succede se ci si collega alla rete wi-fi di un’altra persona? Siamo ormai abituati a considerare solo l’aspetto tecnico delle questioni: se una condotta è possibile per la scienza si crede spesso che sia anche lecita (il download o la condivisione di un video, l’utilizzo di una foto trovata su Google, ecc.). Invece non è detto che sia sempre così. L’esempio tipico è proprio quello di chi trova un wi-fi non protetto e decide di connettersi alla rete internet altrui. Cerchiamo dunque di capire cosa si rischia in questi casi e, soprattutto, cosa può fare concretamente chi si sente usurpato del proprio wi-fi.

Prima però di spiegare se, in caso di wi-fi non protetto, ci si può collegare alla rete del vicino di casa dobbiamo fare una precisazione: sul punto non sono state ancora emesse sentenze. Navighiamo quindi nell’ambito delle ipotesi e delle interpretazioni. E probabilmente, in assenza di crimini compiuti sfruttando l’altrui wi-fi, difficilmente verranno intentate cause di questo tipo. Peraltro, con le connessioni flat (che prevedono bollette a canone fisso, a prescindere dai “dati scaricati”) è difficile anche ipotizzare un vero e proprio danno e, quindi, richieste di risarcimento.

Wi-fi protetto o non protetto: è reato?

Come abbiamo già spiegato in Collegarsi alla rete wi-fi del vicino: cosa si rischia, la questione – a nostro avviso – va risolta distinguendo due diverse ipotesi: quella in cui ci si collega, senza autorizzazione, a un wi-fi non protetto e quella invece in cui ci si collega a un wi-fi protetto da password. Analizzeremo peraltro solo l’aspetto penale della vicenda ossia la possibilità di configurare un reato e, quindi, procedere a una querela. Come infatti abbiamo appena detto, l’eventuale richiesta di risarcimento del danno, da un punto di vista civilistico, è ipotizzabile solo laddove il wi-fi sfruttato non è flat, ove cioè la bolletta è parametrata all’utilizzo della connessione (questi contratti però stanno ormai scomparendo). Per cui, solo laddove l’accesso abusivo abbia determinato una bolletta più salata è possibile ottenere l’indennizzo. Diversamente, in mancanza della prova di un effettivo pregiudizio, le richieste di risarcimento del danno saranno tutte rigettate. Nel nostro ordinamento – lo ricordiamo – non sono infatti ammesse “cause di principio”. Se non c’è un danno anche una condotta astrattamente illecita non viene punita dal punto di vista civilistico. Ma procediamo con ordine e vediamo se, in caso di wi-fi non protetto, ci si può collegare alla rete del vicino di casa.

Collegarsi alla rete wi-fi del vicino protetta da password

Per alcuni hacker è un gioco da ragazzi riuscire a individuare le password di una connessione wi-fi. Esistono anche dei software in grado di ricavare le credenziali di accesso e sfruttare la connessione internet di un’altra persona. Ma non c’è bisogno di essere esperti informatici per ottenere tali informazioni: a volte è possibile indovinarle (molta gente usa ancora la propria data di nascita) o venirne a conoscenza da terze persone (si pensi a una rete internet aziendale cui solo alcuni dei dipendenti hanno l’accesso e, ciò nonostante, forniscono le credenziali agli altri colleghi). Si può addirittura recuperare le credenziali di accesso alla rete del vicino proprio dal diretto interessato: si pensi al caso in cui quest’ultimo, per venire in soccorso dell’amico rimasto un giorno senza connessione internet, gli consenta eccezionalmente di collegarsi al proprio wi-fi, ma poi quest’ultimo, approfittandone, vi si connetta anche successivamente senza però autorizzazione.

In questi casi si potrebbe configurare il reato di «accesso abusivo a sistema informatico» [1]: tale illecito, di recente introduzione nel nostro codice penale, scatta non appena c’è l’accesso non autorizzato a un sistema informatico altrui protetto da misure di sicurezza come appunto la password. Volendo però fare la parte dell’avvocato difensore della controparte – e in assenza di chiarimenti in merito da parte della giurisprudenza – è possibile contestare tale ricostruzione, sostenendo che la connessione wi-fi non è propriamente un «sistema informatico» come invece lo è un database. Peraltro, nel diritto penale, le lacune legislative non si possono colmare con il ricorso all’analogia (per cui tutto ciò che la legge non dice espressamente non può essere desunto in via interpretativa). Il risultato è che, se il tribunale dovesse ritenere che non sia possibile parlare di «accesso abusivo a sistema informatico» tale condotta resterebbe priva di alcuna sanzione e il titolare della rete internet del tutto sprovvisto di tutela.

Collegarsi alla rete wi-fi non protetta del vicino

Se è già difficile configurare il reato per chi si collega alla rete del vicino di casa protetta da password lo è ancora di più se la rete è “sprotetta”. In tale ipotesi quindi non è possibile configurare alcun illecito penale, né quindi si può sporgere querela. L’unica tutela resta nel caso in cui la rete internet sfruttata non sia di tipo flat. Se il vicino ha una connessione dati limitata possono scattare due illeciti:

  • l’illecito civile che determina il diritto a chiedere il risarcimento del danno per aver pagato una bolletta più alta del dovuto
  • l’illecito penale relativo al reato di furto [2], atteso che l’utilizzo dei kilobytes da parte dell’utente abusivo priva il legittimo titolare dell’utilizzo del proprio bene o lo obbliga a corrispondere una maggiorazione sulla bolletta alla compagnia telefonica. A riguardo si tenga conto che il reato di furto riguarda sì le cose mobili, ma agli effetti della legge penale si considera «cosa mobile» anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia valore economico.

Resta però il fatto che, spesso, si utilizzano reti wi-fi non protette per commettere reati, per realizzare furti di identità, per condividere materiale illegale o aprire account fake e insultare o diffamare altre persone. Chiaramente, le indagini della polizia si concentreranno proprio sul titolare dell’indirizzo IP, che è un po’ la targa della connessione a internet. Ed è chiaro che quest’ultimo dovrà dimostrare la propria innocenza eventualmente facendo eseguire una perizia sul proprio pc. Questo “patema d’animo” può poi essere oggetto di una denuncia, da parte del titolare della rete wi-fi, nei confronti di chi l’ha utilizzata.

Quindi, nel caso di connessione a un wi-fi non protetto di un’altra persona bisogna evitare di commettere reati poiché solo in tale ipotesi si rischia due volte: una prima per il crimine commesso, una seconda per l’azione di rivalsa del titolare della rete internet.

note

[1] Art. 615 ter cod. pen.

[2] Art. 624 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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