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L’Agenzia delle Entrate entra nei conti per pignorarli

17 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Agosto 2017



Accessi diretti all’Anagrafe dei rapporti finanziari e quella tributaria per riscossione e pignoramento in modo diretto senza autorizzazioni del tribunale.

Il Fisco come il Grande Fratello. Le telecamere dell’Agenzia delle Entrate Riscossione scrutano senza pietà uno degli angoli più riservati del contribuente, allo scopo di controllare i suoi movimenti ed, eventualmente, al primo passo falso, intervenire. Naturalmente non si tratta della camera da letto o del bagno ma del conto corrente. Basta un clic sul tasto giusto della tastiera e l’Ente di riscossione sarà in grado di pignorare i nostri soldi. Senza chiedere autorizzazione, nemmeno al tribunale.

L’anagrafe dei conti correnti, o per meglio dire l’anagrafe dei rapporti finanziari, è la grande Casa costruita appositamente per osservare e stanare gli evasori. Si tratta di un maxi data base, installato in rete anziché a Cinecittà, in cui le banche sono tenute, per legge, a far confluire periodicamente tutti i dati in loro possesso sui conti correnti dei clienti. Nel format iniziale di questo reality (giusto per restare nella metafora) l’unico spettatore autorizzato a sbirciare era l’Agenzia delle Entrate. L’obiettivo era quello di lottare contro l’evasione fiscale verificando il saldo, i prelievi e i versamenti dei contribuenti, al fine di valutare il loro tenore di vita e poter scovare le falsificazioni dell’Isee. Insomma, questo acuto telespettatore doveva scoprire chi tra i concorrenti faceva il furbo e chi, invece, rispettava le regole. Ora, invece, sul divano siede un nuovo telespettatore: l’Agenzia delle Entrate Riscossione. Anziché i pop corn ha in mano la mannaia per ottimizzare i pignoramenti. In altre parole (e fuori da metafora), si passa da un utilizzo nato solo per l’accertamento fiscale ad uno rivolto anche alla successiva fase della riscossione.

Così, se prima qualsiasi creditore (Agente di riscossione compreso) poteva chiedere al Presidente di un tribunale di accedere all’Anagrafe dei rapporti finanziari e a quella tributaria per cercare i beni da pignorare, oggi l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha la facoltà di tenere il telecomando in mano, scegliere il canale giusto e alzare il volume a suo piacimento per ascoltare bene quel passaggio, apparentemente innocuo, che gli permetta di intervenire con il pignoramento. Insomma, può accedere al data base senza chiedere permesso. Senza nemmeno bussare.

Come avviene il pignoramento del conto corrente

Il pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione può avvenire in una forma speciale e semplificata prevista dalla legge sulla riscossione esattoriale. In pratica, a differenza dei comuni pignoramenti, non c’è bisogno di notificare alla banca un invito a comparire davanti al giudice dell’esecuzione. Tutto avviene in automatico: basta una lettera (l’atto di pignoramento vero e proprio) recapitata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione tramite Poste Italiane, sia al debitore che all’istituto di credito. Quest’ultimo blocca immediatamente il conto corrente e, se entro 60 giorni il contribuente non paga il proprio debito, è obbligato a versare le somme pignorate sul conto dell’Agente di riscossione, senza bisogno di alcun ordine del giudice. Il conto resta bloccato fino a quando il debito non è completamente estinto.

Pignoramento del conto: chi si salverà?

A non essere nominati, o meglio a salvarsi – si fa per dire – saranno solo i conti correnti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, o meglio, quelli in cui si potrà dimostrare che vengono depositate solo somme provenienti dal datore di lavoro o dall’ente di previdenza e non altri importi. Per questi conti, infatti, valgono le nuove regole approvate in via definitiva nell’estate del 2015. E cioè:

  • per le somme già depositate all’atto della notifica del pignoramento, il blocco può riguardare solo la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale ossia da 1.345,56 in su (l’assegno sociale per il 2015 è pari a 448,52 euro che, moltiplicato x 3, fa appunto 1.345,56);
  • per le somme che verranno successivamente accreditate a titolo di pensioni o redditi di lavoro il pignoramento potrà avvenire nella misura massima di un quinto.

note

Autore immagine: 123rf.com


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