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Lo sai che? L’Ente di riscossione non ha più bisogno di revocatoria

Lo sai che? Pubblicato il 17 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 agosto 2017

L’Agenzia delle Entrate Riscossione può riscuotere le cartelle non pagate pignorando gli immobili anche sono fuori dal patrimonio del contribuente-debitore.

Qual è il modo migliore per non farmi portare via qualcosa da casa? Non averla o far finta di non averla. Peccato, però, che questo trucco sia completamente inutile con il Fisco. Chi ha un debito con l’Agenzia delle Entrate Riscossione e fa uscire dal proprio patrimonio un immobile in modo da evitare il pignoramento, ha fatto una fatica inutile.

La riforma della giustizia cancella l’azione revocatoria

La riforma della giustizia del 2015 [1] ha modificato il codice civile in materia di azione revocatoria [2] e viene applicata anche per il caso di cartelle esattoriali notificate dall’Agenzia delle Entrate Riscossione. In pratica, il creditore – compreso l’Agente per la riscossione – può procedere a pignorare gli immobili del debitore anche se, nel frattempo, sono stati donati a terzi o «protetti» attraverso i consueti scudi quali il fondo patrimoniale o il trust.

È vero, lo poteva fare anche prima della riforma, ma con una sostanziale differenza

Come funzionava prima

In passato, prima di poter esercitare tale potere, il creditore doveva attivare una lunga causa e dall’esito tutt’altro che certo (la cosiddetta azione revocatoria). Inoltre, aveva un onere della prova non sempre agevole: doveva, infatti, dimostrare al giudice la consapevolezza del debitore di arrecare un danno alle ragioni del creditore, non avendo altri beni da aggredire.

Come funziona adesso

Oggi, invece, questo passaggio è stato cancellato: l’Agenzia delle Entrate Riscossione  potrebbe prendersi la casa donata dal padre al figlio o dal marito alla moglie o che la coppia ha voluto proteggere nel fondo patrimoniale, senza alcuna causa preventiva. Quindi, senza l’azione revocatoria.

Quali sono le conseguenze

La riforma della giustizia, dunque, fa sì che il pignoramento si possa estendere anche al terzo, nuovo titolare dell’immobile. Tanto per fare un esempio, presumendo che Tizio, titolare di due case, doni una delle due al figlio Caio, affinché questi non debba, un giorno, pagare le imposte di successione e, nello stesso tempo, possa utilizzarla come propria residenza, l’Agenzia delle Entrate Riscossione potrebbe ugualmente andare a colpire Caio, notificandogli direttamente il pignoramento, senza prima dover agire in giudizio né contro quest’ultimo, né contro Tizio con l’azione revocatoria.

L’unica condizione affinché l’Agente della riscossione possa esercitare questo potere è che il pignoramento che sta per eseguire sull’immobile venga trascritto nei pubblici registri immobiliari entro un anno dalla data in cui l’atto pregiudizievole (cioè l’atto di donazione o di costituzione del fondo patrimoniale, del trust o di qualsiasi altro vincolo di destinazione) sia stato a sua volta trascritto.

Un esempio concreto

Facciamo un esempio più dettagliato.

1 febbraio 2017 – L’Agenzia delle Entrate Riscossione notifica una cartella esattoriale a Tizio.

2 febbraio 2017 – Tizio si reca dal notaio e dona la propria casa a Caio, suo figlio. La donazione viene trascritta qualche giorno dopo nei registri immobiliari.

L’Agente della riscossione può pignorare l’immobile già intestato a Caio a condizione che, entro il 1 febbraio 2018, trascriva il proprio pignoramento nei pubblici registri immobiliari. Così, anche se il pignoramento viene trascritto il 30 dicembre 2017, Caio potrà essere oggetto dell’esecuzione forzata immobiliare da parte dell’Agente della Riscossione.

E se, al posto di una donazione, viene effettuata una vendita?

Non conta la forma ma la sostanza dell’atto. Se il bene viene venduto a un prezzo notevolmente inferiore rispetto a quello di mercato, l’operazione puzza di marcio: salta all’occhio di chiunque che le parti vogliano fare una simulazione per evitare il pignoramento. Salta anche all’occhio del giudice, che potrebbe ritenere si sia in presenza di una donazione. Si pensi al caso in cui Tizio venda fittiziamente il bene a Caio e poi questi trovi, comunque, il modo per restituire la somma al venditore. Peraltro, la vendita presenta il duplice problema del pagamento delle imposte e, soprattutto, della necessità del materiale trasferimento del denaro da un conto corrente a un altro. Roba da trapezisti.

La revocatoria ordinaria

Se passa un anno dall’atto di donazione senza che l’Agenzia delle Entrate Riscossione abbia iscritto il pignoramento, restano in vigore le regole precedenti: l’immobile è, comunque, soggetto ad azione revocatoria. L’Ente di riscossione potrà, cioè, agire in giudizio nei confronti del donante e dimostrare che questi, con il proprio spoglio dei beni, ha inteso privare i creditori delle garanzie necessarie a recuperare il credito. Dopo cinque anni, tuttavia, l’azione revocatoria non può essere più esperita e, allora, il donatario potrà dirsi davvero al sicuro da qualsiasi richiesta di restituzione del bene.

Il fondo patrimoniale

Gli esempi appena descritti si riferiscono alla donazione, ma lo stesso discorso può essere fatto con riferimento al fondo patrimoniale. Come confermato dalla Cassazione [3], la costituzione di un fondo patrimoniale è atto a titolo gratuito e pertanto, l’Agenzia delle Entrate Riscossione potrà iscrivere ipoteca anche senza promuovere l’azione revocatoria. A condizione, anche in questo caso, che il pignoramento sia eseguito entro un anno dalla trascrizione dell’atto di disposizione.

note

[1] Dl n. 83/2015

[2] Art. 2929 bis cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 3738/2015.


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