Diritto e Fisco | Editoriale

La verità sul Canone Rai


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 luglio 2017



A ricordare la scadenza del pagamento del canone Rai provvede un soggetto che, almeno apparentemente, non dovrebbe essere legittimato a farlo.

L’altro giorno è arrivata una lettera della Fiat con cui mi veniva richiesto il pagamento del bollo auto. Per l’occasione, credendo di farmi un favore, la casa automobilistica allegava, dentro la busta, il bollettino postale. Ora, pensandoci bene, non era tanto strano il fatto che, a ricordarmi il debito con l’amministrazione, fosse un soggetto privato, quanto la circostanza che io un’auto non l’ho mai avuta! Perché mai la Fiat dovrebbe avere un interesse alla riscossione del bollo auto? Quale percentuale prende sulla tassa pubblica? Perché mi ha spedito la lettera – c’era proprio il mio nome e cognome – pur potendo sapere (da una veloce consultazione del Pra) che non ho alcuna macchina intestata? Mentre mi crucciavo su questi “perché” è suonata la sveglia e il sogno è svanito nel nulla. Per fortuna – ho detto a me stesso – che le cose impossibili avvengono solo nella fantasia della gente.

Avevo parlato troppo presto… Qualche giorno dopo è arrivata, alla nostra società, una richiesta di pagamento del Canone Rai. A spedirla non era lo Stato ma la stessa Rai. In prima battuta la procedura mi è sembrata regolare: le imprese non pagano il canone sulla bolletta della luce, ma devono farlo ancora con i vecchi bollettini. Che, nel caso di specie, erano stati allegati nella busta. È del resto quello che succedeva a tutti gli italiani prima della recente riforma. Poi però mi è passata per la testa la sentenza della Corte Costituzionale del 2002 [1] secondo cui il Canone Rai è «un’imposta erariale», finisce cioè allo Stato e non c’è alcuna correlazione tra il finanziamento erogato alla televisione pubblica e la riscossione della tassa. Tassa che resta solo legata alla televisione in quanto tale, cioè all’apparecchio, a prescindere dal canale televisivo ricevuto dall’utente. In altre parole si paga il cosiddetto (ma non propriamente detto) «Canone Rai» anche se la tv dovesse sintonizzarsi esclusivamente su Canale 5. Proprio come il bollo auto si versa tanto sulle Fiat quanto sulle Ford, sulle Toyota e sulle Volkswagen. La Consulta ha elaborato questo principio per escludere che la Rai faccia concorrenza sleale alle altre reti televisive: come le quali percepisce gli incassi dalla pubblicità, ma a differenza delle quali, ottiene anche le sovvenzioni.

Se tuttavia è vero che non sussiste alcuna relazione diretta tra le entrate che derivano dal Canone Rai e quelle che poi vengono effettivamente destinate alle reti Rai, dal momento che il beneficiario dell’imposta non è la Rai, bensì lo Stato, che titolo ha la Rai a chiedere il pagamento dell’imposta? È come se la Fiat, domani, inviasse milioni di lettere agli italiani – anche a quelli che non hanno compiuto 18 anni e che, quindi, non hanno una macchina – per chiedere il pagamento del bollo auto. Il comportamento della Rai è quantomeno equivoco, o meglio denuncia ciò che la magistratura e lo Stato non vogliono ammettere: i soldi dei contribuenti versati per l’imposta televisiva sono utilizzati per pagare gli stipendi d’oro dei giornalisti Rai. Il che ci ripropone il problema dell’impiego del denaro pubblico. Ma questa è una storia su cui già molti giornali hanno detto meglio di noi.

Ritornando al mio caso, stavo per pagare con l’amaro in bocca quando ho detto a me stesso: ma la mia azienda non ha una televisione. Proprio come nel sogno non avevo un’auto. Perché allora un soggetto diverso dall’ente titolare del credito erariale mi chiede il pagamento di un’imposta che non è dovuta? E, se nella distrazione avessi pagato, quanto tempo avrei dovuto attendere per ottenere il rimborso?

C’è poco da fare: le regole e i metodi che presiedono alla riscossione del Canone Rai segnano uno dei passi più bui del nostro fisco. E, sebbene per altri versi, ciò riguarda anche gli utenti privati. Ma sul punto ti rinvio a Canone Rai: impossibile opporsi alle sanzioni.

note

[1] C. Cost. sent. n. 284/2002.

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