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Casa in uso al familiare di un socio: devo pagare l’Irpef?

11 agosto 2017


Casa in uso al familiare di un socio: devo pagare l’Irpef?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 agosto 2017



Mia figlia ha in uso gratuito e quale abitazione principale una casa data in godimento da una srl in quanto familiare di socio. Nel 2013 non è stata fatta dichiarazione dei redditi perchè inesistenti. È dovuta l’Irpef?

Nel quesito posto viene richiesto se è dovuto il pagamento dell’Irpef in relazione ad abitazione di proprietà di società rientrante nella disciplina della legge 148/2011 (beni in godimento ai soci) ed in uso a un familiare del socio, nonché, ove dovuto, se è ancora possibile effettuare il ravvedimento operoso con il pagamento del modello F24 e/o trasmettere la dichiarazione dei redditi.

Dalla descrizione del quesito fa riferimento alla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2012 (cosiddetto UNICO PF 2013) la cui presentazione è scaduta in data 30.09.2013 o nel caso di tardiva nei successivi 90 giorni.

 

È dovuta l’imposta Irpef per la suddetta casa?

Se la società o l’impresa individuale concede dei beni in godimento ai soci o ai familiari la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo previsto per tale concessione concorre alla formazione del reddito complessivo di questi ultimi quale reddito diverso [1]. Ciò significa che se il godimento dell’abitazione è a titolo gratuito (ad esempio comodato) o comunque senza alcun corrispettivo il familiare del socio ha l’obbligo a dichiarare il cosiddetto “reddito di godimento” e pagare la relativa Irpef. Per l’individuazione del reddito di godimento si potrà fare riferimento ai valori minimi Omi delle locazioni contenuti nella Banca Dati dell’Agenzia delle Entrate.

 

Si può fare il ravvedimento operoso lungo essendo trascorsi più di 90 giorni dalla scadenza della presentazione del Mod. Unico 2013? E in tal caso oltre al pagamento con mod. F24 è necessario fare una dichiarazione Irpef?

In relazione al ravvedimento operoso occorre distinguere tra quello relativo alla tardiva presentazione del modello UNICO 2013 e quello relativo ai pagamenti di eventuali imposte non versate. Con riferimento alla presentazione della dichiarazione modello UNICO 2013 non è possibile effettuare il ravvedimento operoso dell’adempimento dichiarativo poiché l’omessa presentazione della dichiarazione è regolarizzabile [2] con il pagamento della sanzione ridotta a 1/10 del minimo, solo se la stessa viene presentata con un ritardo non superiore a 90 giorni, termine scaduto il 31 dicembre 2013. Questo non significa che la dichiarazione non può essere presentata ma che, ove presentata, la stessa risulta comunque “omessa” e dunque sanzionabile: la sanzione prevista va dal 120% al 240% delle imposte dovute, mentre se non sono dovute imposte è prevista, invece, una sanzione fissa che va da 258,00 euro a 1.032,00 euro. Il contribuente può tuttavia trasmettere la dichiarazione, anche telematicamente, oltre i 90 giorni e la stessa, anche se omessa, viene acquisita dal sistema, procedendo poi al versamento delle imposte in modo da ridurre le sanzioni a solo quelle fisse da 258,00 euro a 1.032,00 euro.

Con riferimento ai versamenti delle imposte derivanti dalla dichiarazione omessa il contribuente può spontaneamente, se ancora non è stata accertata l’omissione, procedere al versamento delle imposte con le sanzioni ridotte, applicando il meccanismo del ravvedimento operoso lungo, sulla base dei principi contenuti nello statuto del contribuente. Tale procedura al momento non risulta ufficialmente riconosciuta da alcuna Circolare dell’Agenzia delle Entrate, né da sentenze delle Commissioni Tributarie ma si fonda sui principi di buona fede e leale collaborazione contenuti nello Statuto del Contribuente [3]: il comportamento indicato è consigliabile poiché rappresenta l’unico modo per cercare di evitare, in caso di accertamento, il pagamento di sanzioni in misura maggiore.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio

note

[1] Art. 67, co. 1, lett. h-ter del Tuir.

[2] A norma dell’art. 13, co. 1, lett. c), d. lgs. n. 472 del 18.12.1997.

[3] L. n. 212 del 27.07.2000.

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